Archive for novembre, 2011
IN UNION WE THRASH-TOUR 2012, Methedras, Irreverence, Brain Dead, Endless Pain
by redazione on nov.30, 2011, under NEWS
COMUNICATO STAMPA
Nato dalla collaborazione tra quattro fra le più longeve e importanti thrash metal bands della scena italiana siamo fieri di annunciare la conferma e l’ufficializzazione del “IN UNION WE THRASH – TOUR 2012″, kermesse itinerante che vedrà protagonisti METHEDRAS, IRREVERENCE, BRAIN DEAD e ENDLESS PAIN, oltre mezzo secolo di thrash metal made in Italy. Le date in programma sono 10 e l’inizio del tour è previsto per gli inizi di FEBBRAIO 2012. La volontà di gestire e portare avanti questo progetto arriva direttamente dalle parole congiunte delle bands protagoniste:
“L’iniziativa nasce dalla voglia di dare uno scossone a una scena (quella italiana) caduta in letargo da troppi anni a causa di “monopoli manageriali” da parte di sedicenti agenzie, inimicizie e inutili polemiche tra bands (nient’altro che “guerre tra poveri”). Ci conosciamo da tanti anni e siamo amici, e da tutto questo nasce la volontà di mettere in piedi questo tour, prima di ogni cosa. Dimostrazione ne è il fatto che il running order varierà ogni serata proprio perchè non conta una posizione in scaletta piuttosto che un’altra, ma far sentire la nostra voce e offrire uno show che soddisfi quanti fra di voi ci daranno fiducia e supporteranno questo tour. Noi tutti speriamo che questo sia solo l’inizio di una nuova era per il metal italiano.”
Thrashy Yours!
METHEDRAS, IRREVERENCE, BRAIN DEAD, ENDLESS PAIN
Il calendario delle date definitive verrà annunciato intorno alla metà di DICEMBRE 2011 per cui restate sintonizzati sugli spazi
web ufficiali delle bands!
METHEDRAS
www.myspace.com/methedrasthrash
www.reverbnation.com/methedras
IRREVERENCE
www.myspace.com/inthechaos
www.reverbnation.com/irreverence
BRAIN DEAD
www.myspace.com/braindeadthrashband
www.myspace.com/felixbraindead
ENDLESS PAIN
www.myspace.com/endlesspainband
www.reverbnation.com/endlesspain
THE LAST HANGMEN – “Servants of Justice”
by redazione on nov.30, 2011, under ALBUM, T
(Twilight Vetrieb) Gli album di debutto il più delle volte presentano dei lati poco riusciti, anche se queste imperfezioni non sempre vanificano il lavoro degli esordienti. I The Last Hangmen con una produzione abbastanza buona, ma non del tutto pulita, e con delle dosi tecniche nelle mani realizzano un death metal melodico e variegato. Purtroppo per loro, o per chi li ascolta, la scaletta suona con qualche carenza di omogeneità. Dopo l’intro è “Lupara Bianca” ha recitare un riffing quasi in stile Dissection, ma la simpatia di questi tedeschi oltre per la Svezia passa anche attraverso il thrash metal e i tratti sinfonici ed epici – da notare che nonostante l’uso abbondante delle tastiere, non hanno un tastierista di ruolo- i quali rivestono molte canzoni, per esempio “Crash Course Dying”. “Servants of Justice” concentra tutto questo nel loro sound, elaborando diverse sfumature e rendendo l’impatto poderoso e melodico contemporaneamente, ma arrivati alla conclusiva outro “Withdraw the Hangmen!” si ha la sensazione che molti passaggi sono scivolati via e hanno lasciato il posto ad un senso di confusione. In sostanza alcune canzoni sono efficaci, altre hanno un’identità poco definita. Un riffing articolato, melodico, veloce, polifonico, ma pronto a confermare il detto che recita “il troppo storpia”! Un esempio? “Knocking Tombstones Down”, un brano che parte bene ma la volontà della band di portarlo a dieci minuti e trasformarlo in una piccola suite, non lo rende un virtuoso. I cinque ragazzi peccano di esperienza e hanno bisogno di maturare innanzitutto sul lato compositivo, ma “Servants of Justice” offre comunque una ragguardevole quantità di situazioni coinvolgenti.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
MEMORIA – “Death Calls the Islands”
by redazione on nov.30, 2011, under ALBUM, M
(Misantrof Anti-Records) La band australiana Memoria è nata grazie a un demo, dal titolo “Memoria”, realizzato dal solo Jonathan Carroll, chitarra e voce, nel 2003. I memoria si sono poi esibiti e confrontati con platee di altri paesi, tra i quali l’Italia, e realizzando due album. Carroll e soci sono convinti che la loro musica debba e possa essere composta con una sola semplice chitarra, magari acustica, capace di contenere tutte le canzoni. Forse è questo un metodo spontaneo per comporre, anche se poi sei autore di un metal che incrocia il balck, il death e il noise. In “Death Calls the Islands” loro non hanno fatto come in passato, quando inserivano nel proprio black metal spunti folk, acid e chitarre acustiche. Questo terzo album è oscuro, distorto, con un riffing che sa di black metal, ma che di fatto sposta l’asse stilistico verso una sorta di sperimentazione, infatti c’è quasi sempre una voce clean a declamare i versi e la batteria è densa e rock nel tocco; tra l’altro Daniel Fox è un batterista entrato in pianta stabile da quest’anno e assiste l’altro batterista e sound designer Brendon Basely. L’iniziale “The Dogs Smell Blood” prova, a stento, ad essere black metal, già “Claw at the Pine” espone un riffing noise nei suoni e black metal nella partitura, “From Rats We Hide” prova ad essere anche più dura e nella fase centrale di “Doctor Creve” c’è anche del blast beat. Tutto ciò non è sufficiente a parlare di black metal e nemmeno di death metal: qui il tutto sa tanto di blackened metal, nel quale si intromette del noise e anche l’alternative più lercio e casinista. Si scorgono gli Emperor, quelli dei mid tempo epici, in “25th Island”, ma come atmosfere e melodie. La brutale aggressività e dannazione tipica del black metal è offuscata da una dannazione cerebrale, da incubo. La volontà più sperimentale dei Memoria salta fuori nell’ultima traccia: “The Blood Wave”, quasi sette minuti di elettronica, synth, chitarre, voci e suoni. L’unico neo è che gli scorci dei synth e d’avanguardia sono troppo pochi, a spese di un songwriting che ha poco sviluppo. Si rivelano bravi a ridurre l’aggressività dei tipici accordi alla Emperor e Dödheimsgard, ma si spera che imbastardiscano di più le loro canzoni, visto che sono certamente capaci di andare oltre
L’album è prelevabile presso www.misantrof.net
(Alberto Vitale) Via: 6,5/10
NIGHTWISH, video del singolo “Storytime”
by redazione on nov.29, 2011, under NEWS
Crescono le visualizzazioni del singolo “Storytime” dei Nightwish, sui canali ufficiali Youtube della band, della Nuclear Blast e Roadrunner, il distributore ufficiale dell’album in USA. Si parla di un milione e mezzo di visite totali. L’album uscirà il 6 dicembre per Nuclear Blast.
Di seguito il video di “Storytime”.
ILLUMINATA – “A World So Cold”
by redazione on nov.29, 2011, under ALBUM, I
(Twilight/Masterpiece) Posso dire con certezza che gli austriaci Illuminata non sono la solita gothic metal band (come la copertina lascerebbe supporre): e le due cantanti che si alternano al microfono, Katarzyna e Joanna, magari saranno meno avvenenti della media delle loro colleghe, ma ci sanno maledettamente fare! Le undici tracce di questo “A World So Cold”, secondo full-lenght se si conta anche l’autoprodotto “From the Chalice of Dreams”, si collocano da qualche parte fra il gothic, il power e la musica da soundtrack, e offrono diversi paralleli con i Within Temptation di “Mother Earth”. “Cold Hand Warm Hearts” ha subito un refrain vincente ma non scontato, mentre in “Silent Poet” funzionano bene sia il passaggio filmico che le sovrapposizioni fra le voci delle due singer. Per una “End my Agony” dove gli elementi power abbondano, abbiamo una “The divine Puppet” dove invece i toni sono più fiabeschi; boombastica “A Frame of Beauty”, ma se cercate tutte le caratteristiche del sound al loro massimo dovete rivolgervi a “Lost in Picturesque” (che significa il titolo?!). Una sapiente miscela di generi per un prodotto che, almeno un po’, esce fuori dai soliti schemi: consigliato a chi si è annoiato delle classiche divagazioni sinfoniche alla Nightwish o Epica.
(Renato de Filippis) Voto: 7.5/10
EMERGENCY GATE – “Remembrance – The Early Days”
by redazione on nov.29, 2011, under ALBUM, E
(Twilight Zone Records) Mentre gli Emergency Gate a Monaco di Baviera provavano i pezzi per il loro prossimo album, a qualcuno è venuto in mente di strimpellare qualche vecchia canzone che non è mai stata registrata e a quel punto nacque l’idea di incidere queste sei e farne un EP. Ecco spiegato il motivo del “The Early Days” nel titolo. Matthias Kupka con la sua voce guida per mano i suoi compagni, i quali suonano con forza e melodia i propri strumenti. Gli Emergency Gate hanno un sound che pesca in parte dall’heavy metal e dal power, avvolgono il tutto con le tastiere Daniel Schmidle, sempre ricche di pathos, mentre la sezione ritmica si adegua agli andanti delle chitarre di Vlad Doose e Udo SImon, le quali qua e là propongono anche con consuete accelerazioni vicine al melodic death metal e al deathcore. Tanta melodia, passione, liriche struggenti, ma con qualche sonora incavolatura tanto per dimostrarsi anche dei metallari cattivi. Lo stesso Kupka offre qualche growl sapientemente gestito. “Lipstick”, “Flawless Victory” e “Silent Night” sono le canzoni meglio equilibrate tra le diverse sfumature che tingono la band; c’è anche la ballad “Closing My Eyes” (la quale non c’entra nulla con il resto delle canzoni) mentre “Searchin for an Angel” è quasi un brano rock, ma è “Forest of the Lost” ad essere il pezzo più rude, più death e in parte progressive del lotto. “Remembrance – The Early Days” è piacevole e chissà se lo spirito di questa release si infilerà anche nell’album a venire.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
KAMBRIUM – “Shadowpath”
by redazione on nov.29, 2011, under ALBUM, K
(Massacre-Audioglobe) Ai tedeschi Kambrium sono bastati un demo e un ep per farsi notare dalla Massacre Records, che dà oggi alle stampe il loro debut “Shadowpath”. Le informazioni promozionali fanno i nomi di Ensiferum e Turisas, e quindi del battle metal, ma già da “Among the Lost” è chiaro che i nostri, pur sfruttando molto le tastiere, sono più orientati verso il death metal, e il termine di paragone sono semmai i Children of Bodom, o al limite i Keep of Kalessin. Un po’ ingenui e troppo semplici i break strumentali di “Arming for Retribution”, brano che comunque ha un bel respiro epico; ma anche “Thanatos” soffre di una certa inesperienza negli arrangiamenti. “Hollow Heart” è un tentativo, scarsamente riuscito, di alleggerire il sound ponendosi quasi in un contesto gothic. La fine del disco, ahimé, non smette di zoppicare: prima le superflue atmosfere egiziane di “The Eye of Horus”, quindi la conclusiva “A Sinner’s Remorse”, dove la citazione dalla V Sinfonia di Beethoven non c’entra veramente nulla. È ben riuscita invece la breve “Dewfall”, ma sa troppo dei già citati Children of Bodom. Un disco che pecca evidentemente di inesperienza (e lasciamo stare la brutta cover…): la proposta musicale va meglio definita e al songwriting serve qualche elemento di maggiore originalità.
(Renato de Filippis) Voto: 5.5/10
CROM “Of Love and Death”
by redazione on nov.27, 2011, under ALBUM, C
(Pure Steel-Audioglobe) Le splendide note del riff di “Reason to live” si diffondono dallo stereo: Crom è tornato! L’artista tedesco autore di “Vengeance”, il disco che ha dato nuova vita all’epic metal fondendo il sound di Bathory con quello dei Manowar e qualche tocco di power metal, si riaffaccia sul mercato con otto brani maestosi e potenti, stavolta meno aggressivi (come ben suggerisce il titolo) ma sempre coinvolgenti al massimo. L’opener è appunto un mid-tempo di ampio respiro e con un refrain chilometrico, ma fa ancora meglio “Lifetime”: se volete un paragone con il primo disco, pensate a “The restless King”. “Just one Blink” dimostra invece, semplicemente, che l’epic può anche cantare l’amore oltre che il sangue e le battaglie! Vengono poi riproposte al grande pubblico due ottime prove dai demo, “My Destiny” e “Fallen Beauty” (quest’ultima riarrangiata). Completano l’offerta, che ha l’unico difetto di essere troppo breve, l’avvolgente “This dying World” e l’evocativa gemma strumentale “Eternal dreaming”. Un disco emozionante nel senso più puro del termine, che dimostra ancora una volta le infinite potenzialità di un genere che, secondo molti, non esisterebbe nemmeno!
(Renato de Filippis) Voto: 8/10
HIGH SPIRITS – “Another Night”
by redazione on nov.27, 2011, under ALBUM, H
(High Roller Records) Gli High Spirits di Chichago sono un’altra di quelle band che al giorno d’oggi… non dovrebbe esistere: merito della High Roller Records averli scoperti e lanciati sul mercato. “Another Night” è il primo disco ufficiale, dato che l’ellepì autotitolato di due anni fa raccoglieva semplicemente i due demo originariamente prodotti dalla band. I nostri suonano quello che posso definire soltanto “heavy metal rock”, legato a stilemi ormai dimenticati dal mercato. “Another Night in the City”, ad esempio, fonde una linea vocale di puro stampo hard rock a un sound NWOBHM arrembante, mentre “Do you remember” sembra dare vita alla bella immagina di copertina (rappresentante la città della band) e fa subito pensare a notti alcoliche passate su una decapottabile fra le luci della metropoli. Esplosivo il ritornello di “Demons at the Door”, mentre svetta sugli altri brani per solidità e forza coinvolgente “You make Love impossible”. “Nights in black” è invece la canzone più hard rock del lotto, con il basso in bella evidenza in più passaggi: direi che in questo caso le influenze vengono addirittura dalla fine dei ’70. Si chiude con la cavalcata “Going up”, che sembra rielaborare “I need to know” (già ascoltata nei demo). Ovviamente solo in vinile limitatissimo!
(Renato de Filippis) Voto: 7.5/10
NEFACIO – “Lauf!”
by redazione on nov.27, 2011, under ALBUM, N
(Necrothal Rec./Twilight) Il boia della città è morto, e il signore del luogo obbliga il di lui figlio Barbas a prenderne il posto: peccato che il nostro sia uno spirito libero che preferisce la musica alle esecuzioni capitali! Barbas farà quindi di tutto per sottrarsi all’ingrato compito, anche liberare i prigionieri che dovrebbe uccidere e scappare con loro… Questa, più o meno, la storia che sta alla base di “Lauf!” (“Corri!”), uno dei prodotti più originali e a suo modo divertenti che mi sia mai capitato fra le mani. Si tratta di un solo-project del bassista tedesco Baba Hail, che per l’occasione si fa aiutare da altri connazionali impegnati nello stesso genere, quel Mittelalter Rock del tutto ignoto qui da noi ma che spopola in Germania: anche se in questo caso la dimensione folk è ancora più pronunciata. “Lauf!” racconta per filo e per segno una storia, per cui abbondano gli intermezzi parlati e le parti recitate: la produzione è decisamente elementare, ma gli orribili suoni di batteria finiscono per essere del tutto funzionali all’atmosfera medievale del disco! Tutto è dominato dal basso pulsante dell’artista (in molti dei brani la chitarra è del tutto assente o riveste un ruolo assolutamente marginale), ma le composizioni si rivelano in ogni caso (e non capisco come!) fresche e godibili: “Nie mehr”, ad esempio, ha ben poco di metal ma un tiro folk invidiabile, mentre la titletrack, che racconta appunto la fuga dalla prigione, trascina anche gli ascoltatori più reticenti; anche “Der Weg” ha un coro che si fa cantare subito. E nel mezzo dell’album troviamo anche “Nefacio die Hymne”, la dimostrazione di come con i quattro accordi più elementari del mondo si possa comporre un emozionante brano folk metal con tanto di archi e cornamuse. Altra chicca è la vitale rilettura di “Ai vis lo Lop”, uno dei classici della canzone occitana medievale. Un cd di questo genere venderà al massimo cinque copie fuori dall’area europea che parla tedesco (solo la bonustrack “No more”, riproposizione di “Nie mehr”, è in inglese), ma se conoscete questa lingua e amate il Medioevo vi consiglio di accostarvi, in un mercato sempre più standardizzato, a un prodotto assolutamente fuori dagli schemi. Anche nelle sue clamorose quanto spontanee ingenuità.
(Renato de Filippis) Voto: 8/10
FORGOTTEN TEARS – “Words to End”
by redazione on nov.27, 2011, under ALBUM, F
(To React Records/Andromeda) In Italia il deathcore e le sue sfumature più melodiche hanno preso piede da qualche anno e spesso si riescono a sentire buoni prodotti. In questo caso si parla del buon debut dei Forgotten Tears, seguaci nostrani della suddetta corrente musicale, oltre ad essere anche ottimi esecutori. Bravi musicisti lo sono, ma è anche vero che eseguono al millesimo i canoni del genere, dimenticando magari di metterci qualcosa di proprio. Faust Quaggia è il cantante che…gorgoglia? ringhia? fa l’indemoniato? A dire il vero è difficile descrivere l’incredibile lavoro vocale che compie questo ragazzo con il suo timbro così gutturale e contemporaneamente graffiante. Le chitarre costruiscono schemi veloci nella modalità death/metalcore la quale risente di influenze svedesi e americane. I pezzi si muovono senza respiro, tra ritmiche fitte e i canonici pilastri del genere, ovvero i blast beats, i breakdowns e il groove. C’è qualche assolo davvero ben messo, ma se ne trovano pochi, e una batteria che non sbaglia nulla in questo sound che ha poche sbavature e cattura immediatamente l’attenzione. I pochi dubbi sono stati già espressi in apertura, resta da segnalare la presenza di Paolo Colavolpe, voce dei Destrage, nel brano “Thoughts Killed My Sleep” e il lavoro di copertina di Travis Smith, autore per Opeth e Katatonia.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10
VRANGSINN, il trailer non ufficiale di “Taboo”
by redazione on nov.26, 2011, under NEWS
Di seguito il trailer, ancora non ufficiale ( ma attenzione all’uso della particella “non”, quando si parla di Misantrof), del nuovo progetto multimediale “Taboo” di Daniel Vrangsinn, ex Carpathian Forest e boss della Misantrof.
SVÖLK – “Svölk ‘Em All”
by redazione on nov.26, 2011, under ALBUM, S
(Napalm Records) Nello stretto giro di poche settimane l’austriaca Napalm pubblica un nuovo album del genere stoner. A dire il vero è uno stoner definito True Norwegian Bear Metal, ovvero heavy metal, stoner e thrash e lo spirito delle camice di flanella – le ricordate?- dell’entroterra norvegese. Infatti dopo i Lonely Kamel arrivano i norvegesi Svölk, dei quali l’etichetta pubblica sotto la propria ala protettrice l’unico album della band, già edito nel 2009. La nuova riedizione vede una copertina diversa e tre bonus track rispetto all’originale tracklist e nell’ascolto si intuisce facilmente che alla Napalm ci hanno visto giusto. Gli Svölk suonano bene, si rivelano trascinanti, melodici ma tosti e con una produzione scintillante. Il merito più grande di questi “boscaioli” norvegesi però è l’inserzione di tematiche thrash e tanto Metallica (il titolo dell’album è rivelatore) ma a velocità sensibilmente ridotte, poi c’è del rock-blues anni ’70 (ovviamente, come spesso capita in questo genere), il desert rock e richiami a Glenn Danzig, i Kiss, la NWOBHM. Nell’insieme “Svölk ‘Em All” ha un sound che incrocia più correnti stilistiche, sospese tra un passato recente e non. Adrenalina pura, melodie ruggenti, grooves fluenti e tanto metal, questo è il sound degli Svölk. Il cantato di Knut Erik Solhaug ricorda a tratti, e con modi disinvolti, quello di James Hatfield dei Metallica, mentre la batteria di Jørgen Seger Haave varia tanto nello stile, recuperando un modo di suonare seventies. Del resto capita nel corso di “Svölk ‘Em All” sentire divagazioni e improvvisazioni, proprio come nello spirito di quegli anni e basterebbe ascoltare “Inferno”, “Overload” e “Miss Alchol”. Ottima, e mai stagnante, l’accoppiata alle chitarre di Jo Inge Hemstad aka Jengt Castral e Martin Østerhaug, i quali sono due tipi che costruiscono riff e variano il sound senza mostrare cedimenti. Gli “Svölk” sono dei fenomeni e nonostante precise derivazioni riescono ad avere comunque un sound proprio e trascinante.
(Alberto Vital) Voto: 7,5/10
ERASE – “May I Sin?”
by redazione on nov.26, 2011, under ALBUM, E
(Buil2Kill Rec./Audioglobe) Gli Erase sono di Alessandria e hanno una storia recente. “May I SIn?” è il debut album che segue l’EP inciso nel 2009 e testimonia la tendenza del gruppo a fondere i percorsi moderni del metal, ovvero il melodic metal-thrascore, il deathcore e alcune derive nu metal. Dunque, parlare degli Erase significa esaminare quello che è un crossover, un aggregato contemporaneo di riff poderosi, dinamici e melodici, accompagnati da un cantato pulito/ringhiante e un drumming di buona sostanza. Complice una produzione che esalta i suoni, nella quale tutti i singoli dimostrano personalità ed è questa la loro carta vincente: essere disinvolti e sicuri dei propri mezzi, pur non dimostrando nulla di diverso dalla scena metal contemporanea che li ha espressi. Da notare che i pezzi sono scritti e arrangiati da tutti e quattro i musicisti. “No More Life” è molto vicina al thrash e con una fase centrale estremamente trascinante, “I Can’t Believe in Nothing” combina il pathos del cantato con quello nella cadenza dei riff. “Lover” (un ottimo brano) è la coagulazione di un groove granitico con l’aggiunta di accorgimenti che ricordano (ma alla lontana) il metal dei Nine Inch Nails. Purtroppo nel susseguirsi dei brani in scaletta, la struttura dei pezzi si rivela (quasi) sempre la stessa: incipit con solido riff e la batteria a scandire il tempo in 4/4, anteprima riff del tema principale, bridge e poi il ritornello, di seguito le chitarre sviluppano pian piano un contrappunto e dopo la metà tutto si ripete all’incontrario. Una cornice che dopo pochi ascolti diventa nota. Come anche il puntuale downtempo cadenzato che succede al ritornello dei pezzi. Però, mi chiedo, si può muovere questa tipo di critica solo alla band di Alessandria oppure è questo un modello ampiamente usato da molti? Almeno, gli Erase, non hanno l’aspetto di quelli che eseguono i pezzi come da manuale e “May I Sin?” suona con ferocia e melodia contemporaneamente. Tutto quanto di buono possa avere “May I Sin?” gli Erase lo devono solo a loro stessi.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
VRANGSINN, compilation natalizia e nuovo progetto
by redazione on nov.26, 2011, under NEWS
Daniel Vrangsinn (ex Carpathian Forest) è il fondatore della Misantrof, etichetta che propone metal estremo offrendo il download gratuito degli album delle band che pubblica. Attualmente Vrangsinn è impegnato nelle registrazioni per la consueta compilation natalizia “Holy Fucking Antichristmas”. Ci saranno 70 ore di registarzione che porteranno alla finalizzazione della raccolta per la metà di dicembre.
Di seguito i link per scaricare le Holy Fucking Christmas precedenti
2008
Intanto Daniel Vrangsinn è anche impegnato per un nuovo progetto multimediale, denominato Vrangsinn e con la preparazione dell’album “Taboo”.
Di seguito una breve anteprima del materiale di prossima uscita.
IRON SAVIOR – “The Landing”
by redazione on nov.25, 2011, under ALBUM, I
(AFM-Audioglobe) Dopo “Megatropolis”, che ormai risale a quattro anni fa, gli Iron Savior di Piet Sielck finalmente tornano sul mercato: ecco quindi “The Landing”, che come è consuetudine per la band assume temi e colori legati alla fantascienza. Il pensiero, in casi come questi, corre sempre a “Somewhere out in Space”, ma il sound degli Iron Savior è come di consueto più roccioso e con un occhio di riguardo per il metallo classico. La formazione che incide, stavolta, è la stessa di “Condition Red”, del 2002, una delle migliori prove di sempre dei questa formazione. Il disco scorre via veloce, volendo essere cattivi potremmo parlare di “routine”: “The Savior” fonde un riff granitico con un ritornello molto melodico, mentre “Starlight”, se non fosse per la voce rude di Sielck, starebbe benissimo su un qualunque disco anni ’90 dei Gamma Ray. Di “Heavy Metal never dies” ne abbiamo tutti sentite a milioni, mentre in “Hall of the Heroes” il basso pulsante e le keys spaziali si intersecano che è un piacere. Anche “R. U. ready” propone il solito songwriting, energico ma senza sorprese; la power ballad “Before the Pain” sancisce di fatto la conclusione di un disco semplice, come dieci anni fa ne uscivano a centinaia, ma che oggi appare da una parte datato e dall’altra quasi una rarità! Non possiamo certo parlare di un capolavoro, ma chi segue la band da tempo lo apprezzerà, e in ogni caso fa piacere sapere che gli Iron Savior sono ancora in pista nonostante il tracollo della Dockyard 1.
(Renato de Filippis) Voto: 6.5/10
ELM STREET – “Barbed Wire Metal”
by redazione on nov.25, 2011, under ALBUM, E
(Massacre-Audioglobe) Va bene quando un gruppo è simpatico e suona true heavy metal, ma che fare quando in un disco di 37 minuti non c’è neanche un passaggio che non sia già sentito in decine di altri dischi? L’esordio degli australiani Elm Street, che nelle foto promozionali mi si svelano come giovanissimi, soffre naturalmente di questo difetto: riff, impostazione vocale, cori pacchiani, assoli e quant’altro danno una sgradevole impressione di riciclato, e a quel punto non basta l’attitudine (o come diavolo vogliate chiamarla) per convincere un povero metallaro a spendere più o meno 15 euro per un disco che, in sostanza, già possiede! Posso comunque dirvi che la titletrack è lanciata a mille, che “Elm St’s Children” è figlia illegittima di “Kings of Metal” e che “Heavy Metal Power” è invece più Helloweeniana. Vogliamo aggiungere che “Merciless Soldier” è così Judas Priest da fare spavento? Non credo sia necessario. Forse questi giovanotti devono solo crescere e acquisire un loro stile, tutto qui. Li aspettiamo con il secondo album.
(Renato de Filippis) Voto: 5/10
Burzum – “From the Depths of Darkness”
by redazione on nov.24, 2011, under ALBUM, B
(Byelebog Productions) In sostanza Varg Vikernes, detto Conte Grishnackh, è ritornato su alcuni pezzi dei primi due album, “Burzum” e “Det Som Engang Var”. Nel marzo 2010, ovvero immediatamente dopo “Belus” e prima di “Fallen”, marzo 2011, Vikernes ritorna ai Grieghallen Studios con Pytten e Davide Bertolini, alla produzione, per reincidere alcuni pezzi che ha detta sua non avevano avuto la giusta resa e riproporle come le aveva realmente pensate nel 1991 e 1992. Un gesto con strategia commerciale? “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, ma in questa sede valutiamo la musica. La struttura dei pezzi non cambia, poche variazioni, di diverso c’è il cantato: uno scream cupo, ben diverso dall’originale. Naturalmente la produzione è sensibilmente migliorata, accentuati i bassi, le chitarre meno scheletriche è più robuste e qualche intro in stile ambient. Questo è quanto. Tuttavia la volontà di rivedere pezzi della propria discografia pare che il Conte Grishnackh voglia estenderla a “Hvis Lyset Tar Oss”, “Filosofem” e “Aske”. Dunque, pensando alla celebre frase citata in precedenza, viene da chiedere se tutta la discografia non è stata presentata o incisa a dovere, se ci sarà un “From the Depths Of Darkness 2″. Attenzione, però c’è da tenere presente le condizioni di come le opere del Conte sono state realizzate: pubblicate sempre in periodi postumi alla realizzazione dei pezzi e con la sua persona, giustamente, in carcere per sedici anni. Forse, in questo caso, il motivo commerciale non è alla base di tutto, del resto nel giro di un anno Vikernes ha inciso due album e si appresta a pubblicare un libro, “Sorcery and Religion in Ancient Scandinavia”. Le raccolte, in genere, le pubblica chi non ha nulla di nuovo o e assente da troppo. Coloro che hanno sempre seguito il guru del black metal troveranno spunti comunque interessanti in “From the Depths Of Darkness”. Personalmente mi sento di consigliarlo.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10
MÖTLEY CRÜE – “Greatest Hits”
by redazione on nov.24, 2011, under ALBUM, M
(Eleven Seven Music) Il motivo dichiarato di questa raccolta è di voler riportare, dopo una breve assenza (l’ultimo album è del 2008) il marchio Mötley Crüe nel mercato discografico, ma insieme alla riedizione dell’intero catalogo della band. L’idea è quella di replicare in CD il formato grafico degli album originali, con 16 pagine di booklet, presentandoli però anche in versione vinile da 180g. La riedizione interessa gli album “Too Fast For Love, “Shout at the Devil”, “Theatre of Pain”, “Girls Girls Girls” e “Dr Feelgood”. Il resto, ovvero “Mötley Crüe”, “Generation Swine”, “New Tattoo” e “Live: Entertainment or Death” avranno una dimensione standard e solo in CD. L’iniziativa quindi è a 360°, per la gioia dei fans che ancora oggi osannano il nome dei losangeleni, i quali dopo un lungo silenzio nel 2008 si ritrovarono per registrare “Saints of Los Angeles”. Questa release non è assolutamente indispensabile a chi conosce pezzi come “Dr.Feelgood”, “Home Sweet Home” e “Primal Scream”, si rivela interessante invece per chi non ha mai sentito canzoni come “Girls Girls Girls”, “Shout at the Devil”, “Sick Love Song”, “Looks That Kill” e “Too Young to Fall in Love”. I pezzi sono stati scelti con cura, ma attenzione: magari si potrebbe puntare verso uno degli album rimasterizzati e approfondire così il discorso Mötley Crüe a chi non l’ha mai fatto.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
NEMESEA – “The Quiet Resistence”
by redazione on nov.22, 2011, under ALBUM, N
(Napalm Records) Piccola digressione, prima di cominciare: cosa regge in mano Manda Ophuis? E’ per caso la spada laser della saga di Guerre Stellari? Sciocchezze a parte, gli olandesi Nemesea marcano il terzo album e continuano a definirli, gli stessi della Napalm, alternative rock. Personalmente potrebbe anche andare, ma occorre metterci vicino anche l’aggettivo symphonic, altrimenti come definire pezzi come “Whenever” e “Stay With Me”. Nel senso che le tastiere e synth di Lasse Dellbrugge sono decisamente dense e contrastano con le robuste chitarre – ma distorte con un banco effetti che personalmente rivedrei- di Hendrik Jan de Jong. La Ophuis ha una grande voce (e un distinto tasso erotico, personale opinione) e la propria interpretazione dei pezzi è davvero buona. Sono queste le sostanziali caratteristiche di “The Quiet Resistence”. La semi-ballad “If You Could” è uno degli apici di questo lavoro, seguito da “Say”, indebitata con gli Evanescence, “Rush” e la strumentale e futuristica “2012″. Una delle prime impressioni che si ricavano da questo album è che i Nemesea siano andati maggiormente verso un sound personale, rispetto ai primi due lavori, dagli esiti abbastanza derivativi. La Ophuis ha una grande voce, il tastierista sembra molto più capace rispetto agli altri tre, ma i Nemesea ci provano a tenere i piedi in due scarpe: alcune canzoni hanno un incipit decisamente pop rock, perchè poi sviluppino chitarroni fragorosi e atmosfere cyber proprio non si capisce. Oppure tutto si spiega con la volontà di fondere il commerciale con l’essere alternativi. Decidetevi!
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
MARTYR LUCIFER, ” ho già pronti dei demo per un disco e mezzo”
by redazione on nov.22, 2011, under INTERVISTE, M
Martyr Lucifer è stato un membro di Opposite Sides, Hortus Animae e Space Mirrors. L’idea di sviluppare autonomamente un album gli girava nella testa da tempo. Concepito inizialmente con un aspetto più dimesso, ha poi preso forma nel tempo anche grazie al contributo di altri musicisti di un certo spessore. Cosa è “Farewell to Graveland” lo spiega lo stesso Martyr Lucifer.
Ciao, grazie per questa intervista. Inizio col chiederti da quanto tempo c’era nella tue intenzioni la volontà di realizzare questo album?
Ciao, grazie a te. E’ stata mia volontà realizzare questo album già da tanti anni. Inizialmente doveva essere un disco per piano e voce, magari qualche arco. Un esperimento simile a “Soft Black Stars” dei Current 93. Poi nel corso degli anni le idee sono cresciute, mutate, nella mia mente si aggiungevano sempre più sfumature e l’album ha in questo modo cambiato totalmente forma, in maniera completamente imprevedibile.
Mi piacerebbe esaminarlo con te in modo ampio. Iniziamo dal titolo e la relativa copertina. Puoi darmi un’illustrazione di questo binomio?
La copertina illustra il titolo e viceversa. Il concetto che essi rappresentano, basilarmente tratta di una fuga da un sistema che reprime l’uomo trasformandolo in una creatura artificiale, facendogli dimenticare la propria natura divina. Una fuga che porta ad una liberazione fisica ma anche mentale e spirituale.
Io trovo che “Farewell to Graveland” si dimostri in pieno una tua creatura, ma c’è anche il tocco di musicisti di quotata esperienza. Puoi elencarli?
Certamente. Alla chitarra troviamo Arke, chitarrista/cantante degli Opposite Sides, che ha fatto un lavoro veramente monumentale per le chitarre, riuscendo a catturare il feelling ed il suono che avevo in mente per il disco. Alla batteria abbiamo due talentuosissimi session, uno è Grom, che ha già suonato con me sia in Hortus Animae che Opposite Sides, l’altro è nientepopodimenoché Adrian Erlandsson, noto per le sue performance con At The Gates, Cradle Of Filth e Paradise Lost. Al basso c’è Vrolok, proveniente dalla cult band ucraina Nokturnal Mortum. Alle tastiere abbiamo Bless (anche lui da Hortus Animae) che ha arricchito l’album con tocchi melodici che i fan degli Hortus Animae già conoscono bene. Una ulteriore pietra preziosa dell’album è la voce di Leìt, responsabile anche di tutto l’aspetto visuale che rende “Farewell to Graveland” un quadro completo. Poi, ehm… Si, ci sono anche io!
Naturalmente! Cosa affrontano i testi dell’album, perchè una cover di Guccini (eseguita in modo perfetto, visto il mood dell’album)? Ho letto i testi, sono molto gotici, oscuri, arcani, ma si nota che sono allegorie e dentro portano dei messaggi precisi. Quali sono questi messaggi?
L’album, in genere, segue una specie di filo conduttore, ma non è assolutamente un concept. Si può dire che il tema generale dell’album riguardi una introspezione volta a scoprire come è fatta la natura umana. Poi gli argomenti sono vari, anche l’intro strumentale “Janus” esprime un concetto, ovvero di passaggio attraverso stati di consapevolezza, nonché quello di dualità della natura umana, appunto. Poi la titletrack, che è proprio il grido di un uomo che sta affrontando la sua fuga, il suo passaggio. Non è solito per me farlo, ma “Turmoil” affronta un argomento di attualità, condannando l’ipocrisia del sistema ecclesiastico descrivendo metaforicamente fatti che sono tristemente all’ordine del giorno. “From Under the Ground” parla della natura che si ribella agli abusi dell’uomo nei suoi confronti, letteralmente divorando tutto ciò da esso costruito. “Noctua Munda” descrive una persona che affronta una trasformazione spirituale, attraverso la metafora del bruco che diventa farfalla. “Onironauta” parla del disagio di un Demone che prova un misto di tristezza ed ira guardando lo stato del posto in cui vive, che è la Terra. “L’albero ed io” è una cover di Guccini che è stata scelta perché si incastra perfettamente con le tematiche del disco. “The Dustflower” è un omaggio a tutte le cose dimenticate, a tutti i poeti non ascoltati, a tutte le lettere non lette… “The Horseride” assieme alla titletrack è proprio il manifesto del concetto espresso in questo album, voglia di libertà, non solo per l’essere umano. Infine, “They Said With TimeAall Wounds Will Heal” e “Waiting for the Dawn” trattano argomenti molto intimi e personali, essendo dedicate alla mia compagna Olesya.
Inoltre nel booklet c’è anche una frase di Marge Simpson che chiude tutto l’insieme…
Chi mi conosce sa bene che non nutro esattamente delle simpatie nei confronti del clero e della religione cattolica, specialmente nella maniera errata nella quale ce l’hanno inculcata. Quando ho sentito la frase mi ha colpito all’istante e ho pensato fosse geniale nella sua irriverenza.
Per descrivere l’album ho citato, ma marginalmente, i Dead Can Dance, per l’atmosfera, e i Christian Death (che adoro), per il feeling, per l’atmosfera, per lo stile. Quale band colpisce il tuo immaginario e quale autore, scrittore, pittore, ti ha veramente colpito nell’animo?
Non mi ero ispirato a band particolari mentre componevo l’album. Forse, ascoltando l’album, si possono avvertire delle vaghe influenze da parte di Tiamat e Katatonia, così come di Joy Division, The Cure e Sisters Of Mercy. Ma questo te lo dico solo perché è stato detto a me e non perché li abbia presi come punti di riferimento, benché rientrino fra i miei ascolti. In ogni caso, a livello artistico, sono molto ricettivo, mi piacciono molti artisti fra pittori, scrittori, ecc. Sono molto legato a Poe e Lovecraft, dei visionari. Così come sono meravigliosi gli scenari di pittori come Shishkin, per esempio.
Leggendo i credits si capisce che “Farewell to Graveland” è un album concepito a piccoli passi. Due batteristi, più voci, più studi per la registrazione e il resto. Come si lavora in questo clima così “slegato”?
Guarda, la differenza sostanziale è che il processo si allunga notevolmente. Però non è necessariamente un male perché ciò ti da l’opportunità di pensare molto e con calma ai passi successivi. Tutti noi ci siamo trovati bene con questo tipo di processo e penso che si ripeterà.
La Nadir come si comporta con la vostra promozione? La distribuzione Audioglobe? L’etichetta Buil2Kill è riuscita a soddisfare le tue necessità?
L’album è uscito da molto poco e quindi non posso sbilanciarmi in giudizi, per ora mi sembra che stiano facendo tutti un ottimo lavoro.
Nell’immediato futuro cosa ci sarà per Martyr Lucifer?
Sto pensando ad una probabile attività live, che però voglio preparare nel dettaglio, voglio offrire uno show completo e per questo motivo probabilmente tale attività non potrà cominciare prima dell’arrivo del secondo album, al quale già sto lavorando. In verità ho già pronti dei demo per un disco e mezzo.
Grazie infinite per questa chiacchierata. Ti lascio la chiusura.
Di nuovo, grazie a te e a tutti i lettori. Permettete a “Farewell to Graveland” di condurvi attraverso l’oscurità. Al di là dell’oscurità. http://martyrlucifer.net
Alberto Vitale
Link recensione: http://www.metalhead.it/?p=1311
WITHIN YOUR PAIN – “Ten Steps Behind”
by redazione on nov.22, 2011, under ALBUM, W
(To React Records) E’ il secondo album dei Within Your Pain, questo “Ten Steps Behind”. La band si conferma ancorata a idee che riprendono in grossa dose i breakdown e lo stile mosh, soluzioni che tentano di diversificare i Within Your Pain dall’immenso calderone metalcore dal quale provengono. La produzione ruvida ci risparmia ogni laccatura possibile, in modo da proporre un sound più selvaggio. Non ci sono rivoluzioni stilistiche in “Ten Steps Behind”, anzi qualche recupero da autori metalcore di grido è in vista, in particolare “This Quiet Silence”, tanto Soilwork. C’è anche qualcosa di interessante come “Traitor”, un breve e virulento esempio di death metal imbastardito dall’hardcore, “No Dream We Can Trust In”, “Sometimes Fuck is the Only Word” (grande titolo!) e le sue evoluzioni ritmiche. Parlando di evoluzioni c’è da segnalare la fase centrale, in stile jazz, di “Ghost of Myself” che s’incastona perfettamente in quei basamenti ritmici giganteschi e lenti. Lo slow down è un pezzo forte della band, ma nelle fasi veloci al tendenza al metalcore di marca svedese rischia di esporli all’essere scontati. Riassumendo, i Within Your Pain hanno registrato un album con luci e zone meno illuminate, ma offrono tre quarti d’ora devastanti.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
LYDIA’S GEMSTONE, via da Twilight e album gratuito
by redazione on nov.22, 2011, under NEWS
Markus Keimel, voce dei Lydia’s Gemstone, ha dichiarato che a causa di “differenze/problemi abbiamo dovuto abbandonare prematuramente il contratto con la nostra etichetta “Twilight Zone Records. Per questa ragione pubblichiamo l’intero album “The New Melancholy”, incluso di uno speciale bonus kit (testi, artwork, foto…) dal 1° dicembre come DOWNLOAD GRATUITO!”. Il download sarà possibile dal Myspace della band (QUI).
La recensione di “The New Melancholy” è già stata pubblicata in ottobre in Metalhead.it e potete leggerla QUI
CORONATUS – “Terra Incognita”
by redazione on nov.21, 2011, under ALBUM, C
(Massacre-Audioglobe) Fin dall’album d’esordio “Lux noctis”, i tedeschi Coronatus hanno avuto due caratteristiche fisse: la passione per i titoli in latino e due front ladies ad alternarsi dietro il microfono. Anche per questo quarto album la tradizione è rispettata nonostante i cambi di line up: al momento le linee vocali sono gestite da Ada Fletchner e Mareike Makosch (la new entry), che rispetto alle coppie precedenti, per dirla tutta, hanno una timbrica abbastanza simile. Subito in scaletta la cadenzata titletrack, power/gothic che fa subito pensare ai Nightwish. C’è qualcosa di vagamente dissonante nel ritornello di “Saint Slayer”, mentre il giro iniziale di “Fernes Land” (che contiene anche un poco indovinato intermezzo folk) è tragicamente plagiato da una canzone dei Linkin Park che preferisco non nominare. Poi i brani cominciano improvvisamente ad avere le lyrics in tedesco e a passare da un sound gothic ad uno maggiormente improntato al folk: prima la veloce “Sie stehn am Weg”, poi i toni sognanti di “Der Kleriker” e quelli allegri di “Traumzeit”, infine i tocchi di epica di “Das zweite Gesicht”; fuori luogo, in ogni caso, le esagerazioni di “In Signo Crucis”, brano troppo sovraccarico per farsi apprezzare. Un disco composto di due anime completamente differenti: molto meglio la seconda parte, che fugge le banalità gotiche più trite, rispetto alla prima.
(Renato de Filippis) Voto: 6.5/10
OZ – “Burning Leather”
by redazione on nov.21, 2011, under ALBUM, O
(AFM-Audioglobe) Manca ancora qualcuno nella lista dei comeback dagli eighties? Credo ormai di no, e intanto possiamo aggiungere i finlandesi Oz, fondati nel 1977, autori fra il 1982 e il 1991 di cinque album e svariate altri prodotti minori, poi naturalmente scioltisi a causa dell’invasione grunge e oggi di nuovo in pista con questo “Burning Leather”. Il disco, dal titolo scontatissimo e dalla copertina ancor più prevedibile, contiene alcuni inediti e le nuove registrazioni dei classici della band, resi più fruibili per le ultime generazioni. “Dominator” è scanzonata e fracassona quanto basta per stamparsi subito in testa;“Let sleeping Dogs lie” è altrettanto classica e ingenua, mentre “Seasons in the Darkness” è l’unico mid-tempo cadenzato e di spessore dell’album. Dopo la blasfemia di “Turn the Cross upside down”, il pezzo simbolo e più famoso di questa formazione, abbiamo i ritmi molto catchy di “Gambler” e quelli da stadio di “Enter Stadium” (chi l’avrebbe mai detto). Non manca il rombo di un motore in “Total Metal”, ma in fin dei conti i 43 minuti di “Burning Leather” non hanno molto di più da dire rispetto alle centinaia di uscite di un settore, quello dell’heavy metal classico, che ormai si è saturato come negli anni passati è successo al power, al black e al death. Per i consueti nostalgici.
(Renato de Filippis) Voto: 6.5/10
WITHIN TEMPTATION – “The Unforgiving”
by redazione on nov.21, 2011, under ALBUM, W
(Sony-BGM) C’erano una volta i Within Temptation, i musicisti olandesi che, in modo a tratti più originale dei Nightwish, avevano rinnovato dall’interno il gothic metal portandolo ad abbracciare il power. “The Unforgiving” è il loro quinto full-lenght e si distanzia ben quattro anni da “The Heart of Everything”: in mezzo un quantitativo impressionante di singoli, ep, dvd, live album (addirittura due!) che dovrebbe già insospettirci. La band si è forse venduta, e nel modo peggiore, al mainstream? La risposta sta in una dettagliata analisi dei brani. “Shot in the Dark”, la prima traccia dopo la breve intro, è così vacua da mettere quasi freddo, il ritornello è ancora ok ma il brano è 100% pop radiofonico. La parabola discendente della band si è ormai compiuta: dopo la sacra triade “Enter” – “Mother Earth” – “The silent Force”, già “The Heart of Everything” ci aveva mostrato una formazione completamente diversa, molto meno metal e molto più attenta agli orientamenti del grande pubblico; ma il disco del 2007 conteneva in ogni caso una serie di brani vincenti, con ritornelli incisivi e melodie da ricordare. Ora il songwriting, per piacere a tutti, si è incredibilmente impoverito. Ascoltate ad esempio “Faster”: un pezzo sentito mille volte sui canali mainstream, con un giro di chitarra elementare, che non mostra nulla della ‘vecchia’ anima della band e finisce per avere una funzione ‘usa e getta’, piace per i suoi quattro minuti di sviluppo e poi scompare completamente dalla memoria. Salviamo “Sinéad”, ma solo perché il coro “wohoho” finisce per attecchire nella memoria; tributiamo il giusto onore a “In the middle of the Night”, dove i Within Temptation si ricordano di cosa sono stati capaci; ma il resto di “The Unforgiving” si scioglie come neve al sole e non resiste neanche al paragone con i compagni di genere. E allora a poco serve accompagnare il disco con un fumetto, con diversi video, lasciare che i titoli dei brani si compongano in una frase segreta, se la musica non c’è… sembra quasi inevitabile che, quando una band diventa troppo famosa, noi recensori dobbiamo trovarci a celebrare il suo funerale!
(Renato de Filippis) Voto: 5/10
AUTUMN – “Cold Comfort”
by redazione on nov.21, 2011, under A, ALBUM
(Metal Blade) Quinto album per la band di Groningen e diventa un piacere ritrovare la meravigliosa voce di Marjan Welman (con trascorsi negli Aeon e subentrata a Nienke de Jong già nel precedente album). Lo si avverte, questo piacere, dall’iniziale “The Scarecrow”, un brano soave, delicato e che trasporta i sensi. Vi è anche il malinconico “Alloy” a tenere la mente in uno stato di torpore, la quale viene però svegliata dalle distorsioni presenti nella sua seconda metà. Sono questi tra i brani più intensi, dove tutto l’organigramma della band funziona. Si segnala la vivacità dei nostri in “Cold Comfort” e “Retrospect” e c’è anche del rock superficialmente intriso di elettronica e suoni d’avanguardia in giro (responsabile di questo è la tastiera di Jan Munnik) come nella stessa “Retrospect” e in “Neon”. Le chitarre dei van der Valk tentano di essere rock, psichedeliche e moderne. Ormai il retaggio gothic della band è ampiamente superato: ora gli Autumn hanno forti contaminazioni alternative. “Cold Comfort” è intriso di melodia, spesso malinconica, e di svariati tentativi di diversificare il sound, rendendolo più evoluto. La band con “Cold Comfort” ha posto le basi per un qualcosa che deve ulteriormente svilupparsi…ma non ci avevano già provato con “Altitude”?
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
NIGHTQUEEN, video natalizio
by redazione on nov.21, 2011, under NEWS
Di seguito il video di “X-Mas-Wonderland”, canzone per il natale 2011 dei Nightqueen.
STORMZONE – “Zero to Rage”
by redazione on nov.20, 2011, under ALBUM, S
(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Nel terzo album degli Stormzone si sente ancora una volta in modo chiaro l’indomabile anima irlandese che vivifica la band: questo rende particolarmente interessante l’hard rock venato di metal offerto nelle dodici tracce di questo “Zero to Rage”. Le melodie e i cori iniziali di “Where we belong” hanno un che di epico e, diciamocelo, il brano è molto debitore di certe cose degli Iron Maiden migliori. Accattivante il ritornello della titletrack, mentre abbiamo hard rock classico e grintoso in “This is our Victory” e “Last Man fighting”. Decisamente atipica nella tracklist la breve e 100% metal “Uprising”, il cui incisivo ritornello “Exist to destroy” vi sarà difficile da dimenticare. Bello e pesante, sempre sul versante metal del disco, il riff di “Fear Hotel”; ancora meglio “Empire of Fear”, che quasi si ferma per poi ripartire in velocità. Il vero capolavoro di “Zero to rage” è però “Jester’s Laughter”, con un impianto doom da fare invidia ai Black Sabbath. Solo due i difetti del disco: la banale “Voice inside my Head” e l’eccessiva lunghezza di alcuni brani. Può piacere a un vasto pubblico.
(Renato de Filippis) Voto: 7.5/10
AGINCOURT – “Angels of Mons”
by redazione on nov.20, 2011, under A, ALBUM
(High Roller Records) Gli inglesi Agincourt sono un’altra di quelle band di heavy metal classico che, fondate nell’era del grunge (per la precisione nel 1991) hanno dovuto attendere vent’anni per giungere al debutto. L’album è stato pubblicato come autoproduzione nel marzo di quest’anno e viene oggi riproposto dalla High Roller Records nel consueto limitatissimo vinile. “Edge of Paradise” offre subito il sound più british che si possa immaginare: sono in particolare le linee vocali, anche nella successiva “Going insane”, a portarci alla fine dei ’70. Un minimo di velocità in più in “Captured King” e “Queen of the Night”, ma il sound resta molto omogeneo. Più d’atmosfera il mid-tempo “Come with me”, in rapido crescendo “This Life”: il disco sfocia nella solida traccia autotitolata conclusiva. NWOBHM primordiale riservata ai soliti, pochissimi puristi duri a morire.
(Renato de Filippis) Voto: 7/10
HUNTED, il video di “Impaled”
by redazione on nov.20, 2011, under NEWS
Gli Hunted postano online il nuovo videoclip, realizzato per la song “Impaled”.
SLAYER, scrivono nuovo materiale
by redazione on nov.20, 2011, under NEWS
Recentemente Dave Lombardo con un messaggio online, ha fatto sapere che gli Slayer sono a già a lavoro per un nuovo album. Lombardo afferma che l’album è in fase di mixaggio e verrà pubblicato dalla Ipecac Recordings, seguito poi da un tour mondiale. In particolare il batterista ha precisato che Jeff Hanneman sta contribuendo alla stesura dei pezzi.
BURNING EVERYTHING, EP in download gratuito
by redazione on nov.20, 2011, under NEWS
I Burning Everything, band USA dedita ad un metalcore estremamente aggressivo, offre l’EP “Last Run Through The Ruins” in download gratuito.
Il download è possibile sul profilo FB della band (QUI)




































