Archive for dicembre, 2011
TODAY FOREVER – “Relationshipwrecks”
by redazione on dic.31, 2011, under ALBUM, T
(Bastardized
Recordings) L’hardcore band tedesca Today Forever sforna un nuovo album, ovviamente indirizzato alle sonorità più moderne del genere, tanto da farne un lavoro quasi post-punk/post-hardcore. “Relationshipwrecks” arriva a quasi 30′, con dodici pezzi, attraverso ritmi cadenzati e una certa lentezza generale, rispetto a cose più brillanti. Altra caratteristica, tipica dei tedeschi, è quella di offrire pezzi più strutturati rispetto ad altri spontanei. (continua a leggere…)
OUTCAST – “Awaken the Reason”
by redazione on dic.31, 2011, under ALBUM, Q
(Listenable Rec
ords) Quanti figli hanno prodotto i Messhuggah? Tanti e forse troppi! Questa però è una situazione che esiste in tutte le “buone famiglie”. Gli Outcast sono anche loro figli della band svedese, capostipite di quella famiglia chiamata djent metal (vedi anche i loro connazionali Gojira), ovvero riff serrati e costruiti su palm muting a tutta birra, con la batteria che li doppia a ruota e tanto groove che inonda ogni cosa. (continua a leggere…)
CONCETTO ETICO – “J’Astemme”
by redazione on dic.30, 2011, under ALBUM, C
(Autoprodotto) Veterani della scena rock napoletana, i Concetto Etico ci hanno messo ben 13 anni per pubblicare il loro primo ep: dal nutrito insieme di composizioni originali, da anni proposte in giro per la Campania, i nostri scelgono sei brani molto rappresentativi del loro sound, da qualche parte fra Afterhours e Litfiba ma con un tocco malinconico e disincantato in più. Ed è facile pensare che il valore aggiunto alla già gradevole musica della band siano i testi del cantante Sergio, sempre sospesi fra poesia e disperazione e in più punti così veri da risultare quasi disturbanti. L’amara ironia di “La vita perfetta” sta appunto nel fatto che quella descritta nell’opener è tutto tranne che perfetta: certo, non c’è errore, ma non c’è neanche amore perché ‘chi ama sbaglia’… e allora meglio essere ‘troppo marci’, come recita il chorus finale, che splendidamente vuoti. Il mito dell’emigrante meridionale è il soggetto di “Lampioni di sole a Milano”, l’unico pezzo in cui forse le liriche mostrano qualche incertezza di metrica e musicalità; liriche che in ogni caso sanno di una ironia distaccata, di speranze deluse in cui forse già dall’inizio non si sperava troppo… “Così fragile” è forse la canzone più à la Litfiba dell’ep: molto bello il basso in continua evidenza, molto bello l’assolo finale, e stavolta il cantato e le parole di Sergio sono più poetici e sfuggenti. Il rock più grintoso è nella titletrack, corrosiva e assai critica nei confronti della nostra classe politica; se nel disco ci fosse una ballad sarebbe “Notturno”, sognante ma sempre disincantata. A suo modo solare – e non poteva essere altrimenti – la conclusiva “Mediterraneo”, anche se il testo ha sempre accenti caustici quanto di fine intelligenza. I Concetto Etico sono realmente in grado di scuotere l’ascoltatore: in mezzo a tanti prodotti di routine, qualcosa che si fa finalmente notare, con una produzione pulita e tante belle idee messe in musica.
(Renato de Filippis) Voto: 7.5/10
JESTER BEAST, ” le produzioni di oggi sono troppo perfette per essere vere, infatti poi dal vivo sono molte le band a pagare pegno!”
by redazione on dic.30, 2011, under INTERVISTE
I Jester Beast furono il prodotto della gloriosa scena torinese degli anni ’80, quella che produsse i Negazione, Elektra Drive, Braindamage e tanti altri. Nati all’inizio di quel decennio, i Jester Beast pubblicarono il loro unico album nel 1991. Era il devastante “Poetical Freakscream”, ottimo esempio di quel sound elaborato dal connubio thrash-hardcore tanto in voga in quegli anni. La band proseguirà successivamente attraverso cambi di line-up (ci sarà anche una voce femminile per un breve periodo), ma lasciando perdere pian piano le proprie tracce nel corso del tempo. Il chitarrista C.C.Muz ci racconta del periodo d’oro, ma anche del presente che annuncia un ritorno completo all’attività dei Jesters.
I Jester Beast che fine hanno fatto? Cosa è successo alla band in questi anni?
Non avevamo più le giuste motivazioni…avevamo un disco pronto ma non c’èra più la fiamma dell’inizio. Continuare con i Jester per me non aveva più senso. Io me ne andai nell’93, dopo la tournée con gli Accused e dopo l’EP “Serial Killer”; continuai a suonare ancora qualche anno e poi smisi completamente con la musica fino a 2 anni fa, quando incontrai Stefano. I Jester Beast andarono avanti senza me, ancora qualche anno fino al 95.
A che punto siete con i Jester Beast, come line up?
Quando abbiamo rimesso in piedi i Jester Beast, volevamo riprendere il discorso di “Poetical” e volevamo risuonare dal vivo quelle canzoni. Io e Stefano (il cantante Zapp, nda) volevamo ritrovare noi stessi, prima di riprendere un nuovo capitolo musicale. Ora, dopo 2 anni, ho dei dubbi sulla scelta fatta, voluta in primis da me, in quanto quello era un capitolo di 24 anni prima , fatta con altri musicisti e con altre sensazioni. Quello che Jester vuole essere oggi, è sì guardare al passato, perché quello fatto in precedenza è dentro di noi, ma evolvere quel suono in qualcosa di più attinente a ciò che siamo ora, come persone e gusti musicali che per forza di cose non può essere quello di 25 anni fa.
MYON – “Call of the Senses”
by redazione on dic.30, 2011, under ALBUM, N
(autoprodotto) I finlandesi Myon aprono il 2012 con un singolo, corredato da relativo video. “Call of the Senses” è un brano di puro AOR/rock, nel quale la band infonde tutta la propria identità. Melodia perfetta, capace di estendersi per tutta la durata della canzone e i synth di Mika Pohjola, dall’aspetto vintage, danno quel tocco distintivo al brano. ”Call of the Senses” viene pubblicato nel solo formato digitale (appunto dal 1° gennaio) e accompagnato da un video, nel quale compare la modella per Hustler Kimberly Knox, a.k.a. Veera Julia Ikkala. Quest’ultima è anche director del filmato. Attualmente i Myon stanno lavorando al nuovo album, “Vitalworks”.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
ORANGE GOBLIN, “abbiamo sempre celebrato il 13 febbraio e lo chiamiamo Doomsmas!”
by redazione on dic.29, 2011, under INTERVISTE
Ben Ward degli Orange Goblin concede un’intervista a Metalhead.it. L’argomento affrontato è il prossimo album, il quale sarà pubblicato il 13 febbraio e uscirà per Candlelight, con il titolo di “A Eulogy for the Damned”. E’ un lavoro tipicamente Orange Goblin, con suoni scintillanti e calibrato con tanto heavy-stoner
Qual’è il significato nascosto nel titolo di questo vostro nuovo album, “A Eulogy for the Damned”?
Non c’è un significato nascosto. Consideriamo “La Dannazione” dell’intera umanità e come stiamo tutti morendo dal momento in cui siamo nati, così appunto il titolo dell’album si aggancia al titolo.
Dove è stato registrato?
E’ stato registrato a Londra in uno studio chiamato The Animal Farm da un giovane uomo chiamato Jamie Dodd. Ha fatto un lavoro splendido e sono sicuro che lavoreremo ancora in futuro con Jamie. Il mastering è stato fatto al Tube Audio a Londra da Andy Jackson che è l’ingegnere dei Pink Floyd!
Che direzione ha preso il nuovo materiale? E’ una prosecuzione dell’ultima release?
Io penso sia senza dubbio il giusto e naturale progresso per la band. I suoni sembrano ancora esattamente come sono gli Orange Goblin per me, ma spero che le persone ci trovino anche qualcosa di differente. Non abbiamo fatto intenzionalmente qualcosa per cambiare lo stile, se ci piace qualcosa nel mix vediamo di farla. Non ci siamo limitati escludendo dei buoni riff pensando che non fossero abbastanza “Orange Goblin”: se sono buoni, ci sono! Siamo troppo vecchi per preoccuparci dei generi e tutte le classificazioni non hanno senso; siamo proprio una buona band vecchio stile di heavy rock.
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AELTER – “Dusk Dawn/Follow You Beloved”
by redazione on dic.28, 2011, under A, ALBUM
(Crucial Blast) Aelter è il side project di tale Black Green dei Wolvserpent, una band che fino ad ora ha totalizzato un solo album a metà tra il doom e il drone metal. Probabilmente Black Green ha sentito stretto il duo Wolvserpent e ha creato questa nuova realtà. “Dusk Dawn/ Follow You Beloved” altro non è che la riedizione (in elegante doppio CD) dei due lavori di Black Green, ovvero “Dusk Dawn” del 2009 e “Follow You Beloved” del 2011. Sono quattro pezzi totali di durata considerevole (oltre 15′), imprigionati in atmosfere drone, ambient, gloomy rock e cose del genere. “Dusk” è in sostanza i Wolvserpent senza il connotato doom, “Dawn” lascia spazio al malinconico synth che pian piano si tramuta in qualcosa di solenne e spaventoso, sostenuto da una ipnotico arpeggio. La seconda release offre gli oltre 20′ di “Beloved”, dove oltre al synth, chitarra e voce compare a sorpresa la batteria. Il formato è quello di una canzone-suite, ipnotica, rarefatta, psichedelica, amorfa. “Follow You” è un decadente pezzo (di oltre 18′) in crescendo, corredato anche dall’organo e un funereo drumming. Più sperimentale e decisamente eccessivo, nell’indugiare sulla durata di alcune parti in “Dusk” e “Dawn” l’omonima release, oltre a dimostrarsi sostanzialmente vacua. Molto più dinamici, ma sempre sperimentali, “Beloved” e “Follow You”, pezzi strumentalmente più ricchi. Atmosfere sospese e profondità di un qualcosa di misterioso, è questo l’abisso di Aelter.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10
LVCIFYRE – “The Calling Depths”
by redazione on dic.28, 2011, under ALBUM, L
(Pulverised Records) Malefico e dannato debutto per gli inglesi Lvcifyre, band nata dall’impulso di T. Kaos degli Adorior, poi raggiunto e successivamente abbandonato dal collega T. Slutsodomizer. “The Calling Depths” è stato registrato in Polonia, ottenendo una sound molto cupo e tenebroso. I brani puzzano di catacombe, la voce di T.Kaos è sepolcrale e la sua chitarra insieme a quella di Dictator (ex Necrosadist) sfoderano riff assassini e spiritati. La perla del tutto è però la batteria dell’ex Corpus Christii Menthor: mostruosa, indiavolata e frenetica, perfetta per questo cerimoniale di morte. Il death metal dei Lvcifyre è ruvido, ma feroce, incline alle diavolerie dei Morbid Angel di “Blessed Are the Sick” e ai cimiteri degli Angelcorpse di “Exterminate”. La voce di T.Kaos è quella di un demone e gli assoli squarciano i cieli neri dei pezzi come lame, aumentando la sinistra aura di maleficio. “The Calling Depths” non è la novità, anzi c’è il rischio che possa suonare uguale ad altri, ma evitando di relazionarsi con la scena e tutto il resto, durante l’ascolto un sincero “feeling” sorgerà con i Lvcifyre.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10
DEADLY TIDE – “8th Deadly Sin”
by redazione on dic.28, 2011, under ALBUM, D
(BRC Rec./Self Distr.) Una delle prime cose da curare per una band, soprattutto se dedita allo street/sleazy rock, è l’immagine. Una copertina d’impatto, la quale anticipa anche l’elevato tasso femminile esposto nel layout interno, una grafica accattivante e simpatica, il tutto sovrapposto ad un contenuto musicale realizzato con attenzione, il quale però pesca anche da materiale già edito. Questo è quanto hanno fatto i toscani Deadly Tide, con il secondo album, i quali non sono musicisti dell’ultima ora. “8th Deadly Sin” offre una serie di pezzi di gran fattura: “My Starlet Blue”, lento con orchestrazione emozionante, “Dandy Rhapsody” inesorabilmente street rock, “In My Downtown” e la semi-ballad, già edita, “I Hope for a Better DayI”. Eccole dunque le punte di massima espressione di “8th Deadly Sin”, ma strappano sorrisi, e consensi, le già note “I’m the King of the World” e “Sexy Disco Sexy (So Hot and Nasty)”, oltre al puro sleazy rock di “Time for Cigarette”. E’ un disco estremamente fruibile, il quale non mancherà di soddisfare gli amanti dell’hard rock, con pochi cali espressivi nelle dodici canzoni proposte e che rivernicia gli stilemi del genere.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10
METALLICA, video di 30′ tratto dallo show del 30° anniversario
by redazione on dic.28, 2011, under NEWS
I Metallica hanno diffuso un filmato di 30′ realizzato girato in occasione degli show per il 30° anniversario della band. Le riprese in questione si riferiscono a quello del 9 dicembre, sempre al Fillmore di San Francisco.
RED ROSE “Live the Life You’ve Imagined”
by redazione on dic.27, 2011, under ALBUM, R
(Backerteam Records) Interessante esordio della hard rock band israeliana Red Rose: un disco in generale gradevole, forse un po’ troppo breve dato che si sviluppa per poco più di 35 minuti. La presenza delle keys e del piano è fondamentale per la buona riuscita dell’opener “Turn back the Time”, un brano solare e allo stesso compatto. Più aggressiva, ma comunque ipermelodica, “Name on the Stone”; “The last Drop” emoziona (bello l’inserto di flauto) ma sa inevitabilmente di già sentito. Un po’ di varietà con la più cupa e serrata “Gone with the Sunrise”. “Dreamer” è l’altra ballad – per essere precisi una power ballad – e il risultato è un po’ più convincente, ma siamo sempre nel pieno rispetto dei canoni di genere. L’hard rock puro e spumeggiante di “Tough to Love” e la freschezza acustica di “When the Sun goes down” chiudono un disco dove a non funzionare sono solo le parti più ‘sentimentali’. Nel suo genere una possibile alternativa ai soliti nomi in affanno.
(Renato de Filippis) Voto: 6.5/10
FORTE, STEPHAN, ” l’arte è un pezzo interminabile che potrebbe essere migliorato infinitamente”
by redazione on dic.27, 2011, under INTERVISTE
Stéphan Forté, francese, incredibile axeman, membro delle progressive metal/rock band Adagio e Red Circuit, ha realizzato il suo primo album solista “The Shadows Compendium”. L’album è completamente strumentale, ricco di connotazioni neo-classiche e con una manciata di contributi da parte di importanti amici della sei corde. Di seguito Stéphan ci racconta tutte le sue impressioni su questo album, raffrontandole anche con quelle esposte nella recensione del suo interlocutore.
Ciao Stéphan, grazie tante per l’intervista!
Sei il ben venuto, grazie a te Alberto!
“The Shadows Compendium” è un album strumentale, con tre anni di lavoro alle spalle. Avevi bisogno di tempo o è stato difficile farlo?
Non è stato difficile, avevo bisogno di trovare il tempo necessario per comporlo, allora ero molto impegnato con le mie altre attività (gli Adagio, alcune riviste sulle quali scrivo, ecc…).
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SWEET DANGER – “City Nights”
by redazione on dic.27, 2011, under ALBUM, S
(This Is Core Music) Esordio in sei pezzi per gli Sweet Danger di Civitavecchia, nati nel novembre del 2010. E’ una bella soddisfazione arrivare ad una registrazione professionale e attraverso un’etichetta attenta alle band giovani, nel giro di un anno. Il contenuto di questa release presenta diverse cose: l’opener “I Need to know” pulsa con un basso distorto e un andamento indie rock, ricordando le cose più scatenate dei Bush, ma già “Whatever You’ll Be” ha un’apertura che strizza l’occhio al grunge per almeno la metà della sua durata. “Everything That Leads Me in Sorrow” è un rock semplice, da sembrare frivolo, “Fleeting” invece prova a giocare sulle emozioni, sull’essenza pop e sulla voce che ritma le strofe, qualificandosi decisamente fruibile. “It’s All You Own” lascia pensare ad un rock più robusto con il suo ampio e fragoroso incipit, per non parlare dell’orchestrazione da parte delle tastiere abbinate alla chitarre, ma nella sostanza il brano fatica a tenersi saldo l’interesse dell’ascoltatore. “Runaway” è uno dei tre brani più interessanti: è una ballad, semplice, delicata e con una chitarra che attraversa i suoi momenti con una distorsione calda e un tocco interessante. I quattro con questo EP realizzano un manifesto programmatico del proprio sound. Faticheranno a farsi spazio in classifica, la concorrenza è tanta e c’è li da molto! Questo non vuol dire che non abbiano le proprie carte da giocarsi, in quanto “City Nights” presenta diversi momenti piacevoli. Quando miglioreranno nel songwriting faranno anche loro concorrenza.
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
NATRIUM – “Elegy for the Flesh”
by redazione on dic.24, 2011, under ALBUM, N
(The Spew Records) Dio mio e che mazzata questi Natrium! “Elegy for the Flesh” è death metal brutale, massiccio, soffocante. E’ un sound che non disdegna qualche articolazione tecnica, come “Breastfed with Mendacity”, “Plastinated Rebirth”,”Allograft Harvesting” ma ci sono fantastici esempi in tutti brani; assoli espressivi e non i soliti dissonanti e cacofonici, furiose accelerazioni grindcore, come in “Memetic Infection” e “Sarin Benison” e tanto groove. Insomma questa brutalità è dinamica e ben veicolata. Inoltre il fatto che l’album duri soltanto 29′, lascia il sospetto che i ragazzi sardi abbiano concentrato e cesellato le proprie forze. Cura dei dettagli significa lavorare a 360°, registrando in uno studio di qualità (16th Cellar Studio) e sigillando il tutto con una copertina realizzata da Pär Olofsson, artista anche per Immortal, Annotations Of An Autopsy, Immoltation e altri. Ottima la batteria di E.De Muro, perché concede uno spettro stilistico e tecnico ampio, tra questa e il comparto delle chitarre di A.De Muro e Locci, suona maestoso il basso di Farci. La voce è di un orco assassino e bestiale, tale Lorenzo Orrù. Cosa dire se non acquistare un CD del genere, soprattutto chi segue le orde death metal del Florida. Questa è la Sardegna e non è da meno!
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10
BEYOND THE MORNINGLIGHT, ” la gente chiama la nostra musica gloomy rock ‘n’ roll “
by redazione on dic.24, 2011, under INTERVISTE
Runar Funeralheart e Andy Amin sono i creatori del progetto Beyond The Morninglight. Il duo è autore di un sound che in molti hanno definito Gloomy Rock ‘n’ Roll, pubblicato nell’omonimo esordio per Misantrof (prelevabile gratuitamente, come tutte le pubblicazioni dell’etichetta, QUI). Runar e Andy ci hanno parlato dei Beyond The Morninglight, spiegando anche a che punto sono con il nuovo album, previsto per il 2012.
Puoi fornire una mini-bio ai lettori di Metalhead.it, per spiegare chi sono, da dove vengono e cosa hanno fatto i Beyond The Morninglight?
Runar: I BTM sono nati nell’autunno del 2006. Fondati da me e Andy Amin, due vecchi amici con una comune passione per il rock ‘n’ roll. Siamo nati e cresciuti entrambi nello stesso paese nel sud-ovest della Norvegia e abbiamo sempre ascoltato la stessa musica, anche prima di diventare amici alle superiori. E per entrambi i Pink Floyd sono la band preferita. Volevamo fare della musica che fosse progressiva e malinconica. La gente chiama la nostra musica “gloomy rock ‘n’ roll” (Rock ‘n’ rollo oscuro, dark, ndt). Nel 2009 abbiamo pubblicato il nostro album di debutto omonimo per la Misantrof e stiamo ora lavorando duramente, per il nostro secondo album ‘Liberation’ che uscirà prima dell’estate 2012.
Siete un duo, questo pone dei limiti?
Runar: Finora sia la scrittura delle canzoni e la parte compositiva è andata bene. Principalmente per il fatto che non dobbiamo aver a che fare con altra gente, per decidere quale riff e canzone deve essere suonata e registrata. Ovviamente dal vivo abbiamo un problema. E’ impossibile ottenere lo stesso sound senza coinvolgere altra gente. Quindi l’idea di fare delle audizioni dopo che ‘Liberation’ sarà completato, per reclutare nuovi componenti e portare il mostro sul palcoscenico.
WOLD – “Badb”
by redazione on dic.24, 2011, under ALBUM, W
(Crucial Blast) Questa release è una ristampa di demo dei Wold, originariamente circolante in versione musicassetta. I Wold sono un duo canadese che somma all’attitudine black metal un robusto e caotico noisecore. in sostanza prendete un pezzo tipico del più gelido raw black metal e sommategli le squinternate diavolerie dei Merzbow, o altre cose del genere. Cosa ne esce fuori? Il caos più dannato possibile! Siccome “Badb” è un demo, soffre sul piano della resa sonora, appiattendo a un unico blocco i pezzi. C’è ripetitività, in sostanza. Questa release però mostra il principio di un qualcosa, è la fotografia della fanciullezza di un sound che è poi cresciuto attraverso cinque album. Obey e Crookedjaw stratificano chitarre crepitanti con elettronica in cortocircuito, raccontando nei testi, rigorosamente in screaming, sulla Dea della guerra. Distorsioni si sommano a distorsioni per 29′, l’elettronica neutralizza tutto e questo passato riproposto è adatto anche a chi non conosce i Wold, però costoro è meglio che passino anche attraverso qualche loro album.
(Alberto vitale) voto: 6/10
WOODS OF YPRES, tragica notizia
by redazione on dic.23, 2011, under NEWS
David Gold, il frontman dei canadesi Woods of Ypres, è morto in un incidente stradale, la notte scorsa. Gold aveva 31 anni.

La band ha firmato nel 2010 un contratto con la Earache, per pubblicare il nuovo album “Woods 5: Grey Skies & Electric Light”. Le registrazioni sono avvenute con il produttore Siegfried Meier ai Beach Road Studios in Ontario, Canada; il mixaggio è stato realizzato in Inghilterra da John Fryer (Nine Inch nails e Paradise Lost), la pubblicazione è prevista per il 13 febbraio.
VENDETTA, “Klaus” Heiner” Ullrich è stato ammalato per circa un anno”
by redazione on dic.23, 2011, under INTERVISTE
Per essere un cantante thrash metal, quindi aggressivo e carico di adrenalina, Mario Vogel dei Vendetta si rivela poco loquace in questa intervista. Limitandosi a fornire poche informazioni, Vogel non ha però tradito l’essenziale e diretto stile dei Vendetta, il quale si avverte anche attraverso l’ultimo album “Feed the Extermination”.
“Feed the Extarmination” è un album incredibile. Quanto tempo avete impiegato per la sua realizzazione?
Grazie! Ci ha preso un po’ di mesi perché Klaus” Heiner” Ullrich è stato ammalato per circa un anno; la cosa ci ha fatto tardare nella realizzazione.
Come sono arrivati i Vendetta alla Massacre?
Il nostro manager Michael dell’Allegro Talent Music Management, ha dato loro le prime due canzoni del nuovo album. E’ andata così!
Dan Swanö ha prodotto l’album?
Abbiamo registrato con Dominik Bertelt e Max Duffner. Dan Swanö ha mixato e masterizzato ogni cosa.
E la copertina, cosa rappresenta?
Beh…l’ha fatta Patrick Klose, chiamato Pablo. Lo stesso dell’album “Hate”. Date uno sguardo a extasy-design.de.
Cosa dicono le vostre canzoni?
Della vita: malattie, la chiesa, aggressioni. Tutta roba con la quale chiunque ha avuto a che fare…
Come promuoverete l’album dal vivo?
Speriamo di suonare in alcuni festival e in poche date in aprile/maggio, del prossimo anno. Speriamo di fissare le date!
C’è ancora una buona scena thrash metal tedesca in questo nuovo millennio?
Tutto il metal è tornato, ancora di più. C’è stato un brutto periodo pochi anni fa, nei ’90; ma ora ci sono un mucchio di nuove band e nuovi sound.
Ti ringrazio di aver trovato il tempo per questa intervista. Vuoi aggiungere qualcosa?
Io ringrazio te e speriamo di suonare in Italia il prossimo anno. Keep thrashing!
Alberto Vitale
Link recensione: http://www.metalhead.it/?p=2007
THE POTT – “To Those in the Eyes of God”
by redazione on dic.23, 2011, under ALBUM, T
(Sinusite Records) Ammetto che all’inizio non è stato facile ascoltare questo album. E detto da uno che ne ascolta di cose strane o (apparentemente) difficili… “To Those in the Eyes of God” espone in sequenze proprie elettronica, noise, industrial, drum ‘n bass, alternative rock e altre cosacce del genere. Con questi torinesi The Pott (nati come duo da Emanuele Bertasso e Simone Seminatore, ora sono cinque) c’è poco da ragionare, il concetto di songwriting, di forma tipica della canzone va marginalmente a farsi benedire. Se proprio fosse necessario descrivere con un paragone le loro cose, verrebbe in mente le follie dei Nine Inch Nails di “The Downward Spiral” e anni precedenti. Sarebbe comunque una forzatura, le idee si susseguono a catena, l’elettronica sommerge tutto come una marea singhiozzante ed ecco che vengono in superficie batteria e chitarre vibranti. Nove tracce, trentanove minuti e si arriva alla fine, per poi tornare a capo e ripartire impegnarsi a capire cosa ci sia nella sostanza di questo esordio. I The PotT sono musicisti disinvolti, a loro agio nel ruolo di frullatori sonori e la materia con la quale intagliano le note produce musica ostica nella forma, bella nella sua sostanza. Signori, questo non è un debutto che passa inosservato!
(Alberto Vitale) Voto: 7/10
IRON MASK “Black as Death”
by redazione on dic.22, 2011, under ALBUM, I

(AFM/Audioglobe) Quarto centro consecutivo per gli Iron Mask del guitar hero belga Dushan Petrossi: ancora una volta i nostri danno alle stampe un album di power metal vario e potente, che svetta fra le uscite di genere per un songwriting convincente a 360°. In più, dietro al microfono nella maggior parte dei brani troviamo quel Mark Boals di malmsteeniana memoria. Quasi ogni brano della tracklist spicca per qualche particolarità e si fa ricordare subito. Pesante e intricata la titletrack, posta alla posizione n.1: per il mood del brano, forse il ritornello è addirittura troppo melodico. “Feel the Fire” è invece una classica bordata di power con un giro neoclassico; davvero interessante il mid-tempo ultraepico “Gengis Khan”, che nell’intro e nell’outro utilizza strumenti tradizionali dell’estremo Oriente. “God punishes, I kill” è l’altro pezzo da novanta del disco, un altro pachiderma alla Judas Priest con cori incisivi e un riff che non si dimentica. “Blizzard of Doom” unisce velocità e neoclassicismi sparsi (nei solos e perfino nelle linee vocali), mentre è easy listening e quasi sbarazzina “The Absence”. Un po’ troppo pesante la ballatona “Magic Sky Requiem”, mentre è ottima “Nosferatu”, che mescola elementi estremi, canti di chiesa e un ritornello serratissimo. Una formazione incredibilmente vitale e coinvolgente rispetto alla media del genere. Disponibile anche in doppio vinile gatefold con una esclusiva bonustrack.
(Renato de Filippis) Voto: 7.5/10
PREY FOR NOTHING – “Against All Good and Evil”
by redazione on dic.22, 2011, under ALBUM, P

(Massacre) Sono sempre entusiasta quando un’etichetta, soprattutto poi se è una major, va a pescare in paesi dove l’heavy metal non ha una scena forte e consolidata. Il caso è quello della tedesca Massacre che recluta gli israeliani Prey For Nothing, autori dell’album “Against All Good and Evil”. Costoro sono padroni di un death metal estremamente tecnico, (vagamente alla Darkane) con spunti thrash metal e con massiccia dose di melodia, il tutto è squadrato da una produzione perfetta (realizzata presso il noto studio polacco Hertz) e avvolto da una copertina interessante. Tutto perfetto? Insomma, nonostante tutti questi elementi positivi, in particolare melodia e tecnica, è sinceramente impossibile non dichiarare questo lavoro piatto! E’ un peccato scrivere questo, ma i Prey For Nothing non riescono a metterci anche qualcosa di sensazionale in quelle melodie che descrivono. Non riescono a stamparsi, perdendosi nel flusso di riff, assoli e ritmiche. Buona tecnica, ma resta solo questo.
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
ROUGH ANGEL “Hear the Angels Rock”
by redazione on dic.21, 2011, under ALBUM, R

(Rock’n’Growl) Senza mezzi termini, dopo una lunghissima frequentazione con il genere e con le uscite degli ultimi anni, mi sento di affermare che il recupero del primo e unico demo dei Rough Angel, datato 1993 e finora inedito, era del tutto evitabile. 4 tracce fra us metal e rock che non aggiungono nulla alla scena, e che prendono un sei politico per la loro scarsa incisività.“Standing the Mirrors” ci mostra un rock sporco con notevoli, ma non decisive, influenze anni ’70: a dire il vero, un certo ruolo lo giocano anche le tendenze street alla Guns’n’Roses (si sente molto che la composizione risale ai primi anni ’90). “Defiance” invece sì, è figlia dei Black Sabbath più distorti e cattivi; “Let it burn” ha da parte sua un bel tiro Metal Church che ne fa uno schiacciasassi niente male. Si conclude con la titletrack, che mostra il lato più genuino del sound, nuovamente più vicino ai seventies e forse volto verso i Led Zeppelin. Disponibile solo per il download digitale.
(Renato de Filippis) Voto: 6/10
DELIRIUM X TREMENS, “orde di cani infernali assetati di redenzione, comandati dal demone della caccia”
by redazione on dic.21, 2011, under INTERVISTE

Con “Belo Dunum, Echoes from the past” i Delirium X Tremens hanno suonato ciò che diventerà uno degli album più interessanti nella storia del death metal italiano. I richiami alla terra natia, il Veneto, con storie, leggende e uomini e la volontà di costruire un’opera immensa, ma sotto l’egida del death metal, hanno permesso ai Delirium X Tremens di portarsi a livelli fantastici. Ciardo, la voce della band, offre ai nostri lettori una minuziosa e interessante descrizione di “Belo Dunum”.
Io non ho mai ascoltato il vostro primo album, pochi pezzi, spiega a me e chi è nella stessa situazione cosa è cambiato da “CreHated From No_Thing” a “Belo Dunum”.
In “CreHated…” il nostro death metal era brutalmente freddo e chirurgico, le canzoni spiazzanti e alle volte cervellotiche. Il sound (molto “meccanico”) camminava di pari passo con i testi e l’intenzione dell’album, doveva essere un album che simboleggiava l’avversione all’abuso della tecnologia predominante di questi tempi, l’abuso che porta a oltrepassare anche le leggi naturali. Partendo dall’idea di questo concept siamo arrivati a comporre “Belo Dunum, Echoes from the past” (uscito il 24 ottobre 2011 sempre sotto l’italiana Punishment 18 Records) dove c’è un ritorno alle radici sia come sound che come storie. Le canzoni sono meno “cervellotiche” ma non per questo più semplici, la produzione torna indietro verso una sonorità più “old school death metal”! L’inserimento poi di strumenti più classici come flauto, fisarmonica, cori Alpini, contrabbasso, ha donato un alone di malinconica freschezza alle canzoni di “Belo Dunum..” , canzoni intrise di storie e leggende delle nostre amate montagne, delle Dolomiti.
COLDWORKER – The Doomsayer’s Call
by redazione on dic.21, 2011, under ALBUM, C

(Listenable Records) I Coldworker si sono già messi in mostra grazie ai due album precedenti. Il terzo, sia chiaro da subito, non offre grandi novità rispetto a quanto fatto fino ad ora. Parliamo di un combo svedese, nato dai Nasum, autore di un death metal che unisce una parte dei dettami stilistici della scuola americana con quella svedese più arcaica. Il sound è fragoroso (in Svezia sanno sempre dare delle ottime distorsioni alle chitarre) ma nella struttura dei pezzi si ravvisano durezza e cattiveria in quantità discontinue. La produzione è dunque responsabile di un lavoro studiato nei dettagli (anche questo in Svezia sanno fare, ma troppe volte esagerano), ma incapace di coprire alcune mancanze nel songwriting. Ciò significa che sono le singole canzoni a distinguersi, non l’insieme. In particolare le buone accelerazioni pregne di groove di “Murderous” e In fatto di velocità vanno citate anche “The Reprobate” e “Violent Society”, uno spedito death metal con tinte hardcore che ricalcano gli Entombed. “Vacuum Fields” è il brano più articolato e intriso di una gelida oscurità , c’è da augurarsi che possa essere questa la vera direzione futura della band, come anche “The Phantom Carriage”. Ci sono riff su attacchi grind, vedi “Monochrome Existence”, ma si rivelano essere delle piccole frazioni. I brani non citati (la scaletta è di tredici pezzi) sono, chi più e chi meno, autori di esecuzioni poderose, quadrate ma costruite con strutture assodate. Non sono assolutamente scadenti, ma i Coldworker devono concentrarsi su un grado compositivo che tiri fuori qualcosa di caratterizzante, altrimenti rischiano di fare album metà interessanti e metà piatti.
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
EISREGEN – “Rostrot”
by redazione on dic.20, 2011, under ALBUM, E

(Massacre) Oscuri, tenebrosi, cattivi, spiritati, ma anche imprevedibili e inguaribilmente indisciplinati. Cosa altro ancora possano essere gli Eisregen è difficile dirlo. Oltre al canonico dark metal del quale sono da sempre autori, gli Eisregen anche con “Rostrot” propongono del black metal sparso, ma ampiamente concentrato in “Schakal: Ode an die Streubombe” e “Blutvater”, dai motivi sinfonici. C’è anche del death metal e del gothic, ad esempio “Kathi das Kuchenschwein”. Il carattere alla musica lo plasmano le tastiere e pianoforte, i quali insieme orchestrano trame sempre drammatiche, epiche e spesso sottolineate da tempi medi, determinando una forte tensione emotiva. Questo è “Rostrot”, una narrazione di stati d’animo e storie, sconosciute. Sconosciute perché non è solo l’avere sottomano una edizione non corredata da testi, ma anche la pervicace volontà nel cantare in tedesco, lingua certamente musicale, ma non universale come l’inglese. Gli elementi che non contribuiscono ad amplificare il lavoro degli Eisregen sono le chitarre, le quali osano poche volte lasciando l’impegno a sollevare artisticamente i pezzi, alla voce di Blutkehle, alla batteria di Yantit e appunto alle tastiere di Dr. Franzenstein. Una band d’esperienza, esistono da oltre 15 anni, con stile variegato, ma dal songwriting sicuramente migliorabile.
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
BUCK SATAN & THE 666 SHOOTERS – “Bikers Welcome! Ladies drink free”
by redazione on dic.20, 2011, under ALBUM, B

(13th Planet Records) C’è un motivo per cui la AFM ha messo a disposizione dei propri recensori in ambito metal un disco country (!!!) di un’altra etichetta: il mastermind di questa formazione altri non è che Al Jourgensen, leader dei Ministry. Ma ottempero semplicemente a un ‘dovere contrattuale’ nel dirvi che i Buck Satan & the 666 Shooters, che dall’enigmatico sito internet si rivelano essere squilibrati come pochi, non hanno assolutamente niente a che fare con i vostri ascolti abituali: non si tratta neanche di un heavy’n’roll con influenze southern, il che sarebbe stato magari assai divertente, ma soltanto di un purissimo disco di genere con sparuti elementi rock (l’assolo dell’iniziale “Quicker than Liquor”, l’accelerazione di “Drow the Drain”, i suoni di chitarra alla fine di “Ten long Years in Texas”). Se poi siete appassionati di questa musica e siete capitati per caso su un sito che si chiama Metalhead, o siete fan a tal punto dei Ministry da acquistare qualunque cosa c’entri anche vagamente con loro, allora fatelo pure vostro, ma io non ho gli strumenti e le competenze per giudicarlo.
(Renato de Filippis) Voto: S. V.
TANK, in arrivo il primo DVD
by redazione on dic.19, 2011, under NEWS
I Tank, storici esponenti della NWOBHM, pubblicheranno un DVD live. Il carro armato del metal britannico infatti registrerà lo show del 9 marzo allo Stodola Club di Varsavia.
La band vede in formazione Mick Tucker e Cliff Evans alle chitarre, l’ex-Rainbow/Yngwie Malmsteen frontman Doogie White, l’ex bassita di Bruce Dickinson Dale e l’ex batterista di Helloween/Firewind Mark Cross.
VIRGIN STEELE – “Age of Consent”
by redazione on dic.19, 2011, under ALBUM, V
(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Se frequentate abitualmente siti come il nostro Metalhead, conoscete sicuramente questa storia (e se non la conoscete o avete 13 anni o il metal non fa per voi): “Age of Consent” è l’album più sfortunato dei Virgin Steele. Distribuito nel 1988 senza promozione e con un ordine dei brani diverso da quello voluto dalla band, portò di fatto alla sospensione delle attività del gruppo per diversi anni. Con la rinascita di DeFeis e soci grazie alla saga di “The Marriage of Heaven and Hell”, questo disco ha finalmente conosciuto i successi e i riconoscimenti che meritava, contando così ben tre riedizioni: quella Noise del ’97, in cui già erano inclusi diversi nuovi pezzi fra cui la splendida “Perfect Mansions”; quella della Dockyard 1 del 2008 (dalla limitata circolazione a causa del fallimento dell’etichetta di Piet Sielck), che in fondo alla scaletta sistemava la discreta “The Curse” e la cover “Screaming for Vengeance”; e infine questa nuova, lussuosissima versione SPV. L’uscita di un altro package, stavolta doppio, è giustificato da due importanti novità: anzitutto presenta ulteriori inediti rispetto a quelli che già si aggiunsero alla scaletta originaria (mi riferisco alla già citata “Perfect Mansions”, a “Coils of the Serpent”, “Serpent’s Kiss” e “Stranger at the Gate”, nonché alle due cover “Stay on Top” e “Desert Plains”); inoltre è disponibile anche in un meraviglioso doppio vinile azzurro (che però, come ogni riedizione SPV, non presenta tutti i brani del cd). Trovo sia superfluo narrarvi le meraviglie di brani come “The Burning of Rome”, una delle prime incursioni dei Virgin Steele in temi mitologici, o di “Lion in Winter”, uno dei pezzi che a mio giudizio rappresentano al meglio la forza e la purezza del metal fine anni ’80; né mi soffermerò sull’epica maestosa di “We are eternal”, sulla potenza senza compromessi di “Let it roar” e sull’heavy metal rock della scandalosa “Seventeen” (che in origine si chiamava “Thirteen”… forse leggendo il titolo del disco capirete perché i discografici insistettero tanto con DeFeis perché modificasse l’età in cui si raggiunge “the consent”). E la faccio breve semplicemente perché l’originale “Age of Consent” è un disco che non può mancare in nessuna collezione, e la cosa è tanto ovvia che non c’è neanche bisogno di spiegare perché. Il secondo cd, quello di inediti, offre comunque dei motivi d’interesse. Da pelle d’oca la versione acustica di “Noble Savage”, che per l’occasione si chiama “A changeling Dawn”: i tempi sono incredibilmente dilatati e talvolta DeFeis si lascia scappare qualche acuto di troppo, ma che magia! “Another Nail in the Cross” ha il mood delle migliori composizioni dei “Marriage” (e proprio a quel periodo risale la sua composizone), mentre “Breach of Lease” (cover degli a me sconosciuti Bloodrock) e “Under the Graveyard Moon”, è necessario dirlo, suonano come le cose peggiori di “Visions of Eden”. “Down by the River” è, infine, completamente diversa: una power ballad con elementi rock molto ispirata e non legata a temi epico/mitologici, che sembra anch’essa ricollegarsi al sound di metà anni ’90. Il tutto è completato da note di DeFeis e da rare foto. Se non ce l’avete, correte a procurarvelo; se (come mi auguro!) è già vostro, probabilmente vi interesserà godervi il vinile.
(Renato de Filippis) Voto: 8.5/10
LOPEZ, LANCE – ” Handmade Music”
by redazione on dic.19, 2011, under ALBUM, L
(Sony/MIG) Lance Lopez è nato in Louisiana ed è poi cresciuto attraverso diversi stati del sud, a 14 anni era già un chitarrista professionista, esibendosi con Lucky Peterson, Johnnie Taylor, Buddy Miles e tanti altri. Il primo album “First Things First” è del 1998 ne sono poi seguiti altri. “Handmade Music” nasce attraverso le mani esperte di Jim Gaines, produttore per Santana (“Supernatural”), Steve Miller Band, Steve Ray Vaughan e il suo contributo nei suoni è nettamente udibile. Il merito del tutto però spetta alle abili mani di Lopez (oltre al bassista Chris Gipson e al batterista Jimmy Dereta), un chitarrista blues dall’energico tocco rock. Il primo pezzo, “Come Back Home” ricorda la carica di Steve Ray Vaughan e “Hard Time” ha un riffing portante di matrice zeppeliana. Più di “Let Go” è “Dream Away” ad avere pathos e un feeling trascinante e southern. Non mancano le sane e robuste raffiche blues, “Your Love”, “Black Cat Moan” (una cover di Don Nix) e “Travelling Riverside Blues” (ovviamente di Robert Johnson). Trai i brani ricchi di fascino si cita doverosamente anche la strumentale “Vaya Con Dios”. I pezzi di Lopez più inclini al rock, sono “Letters” e “Get Out and Walk”. Attenzione però, esiste una versione limitata dell’album, nella quale compaiono due ottime bonus track, in particolare lo slow blues di “Lowdown Ways”. Agli orfani di Steve Ray Vaughan, ai malinconici del blues di classe, a coloro che amano le radici del rock, ecco a chi guarda la travolgente Stratocaster del magnifico Lance Lopez.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10
HOLY FUCKING ANTICHRISTMAS, scarica la metal compilation della Misantrof
by redazione on dic.18, 2011, under NEWS
Anche quest’anno la Misantrof di Daniel Vrangsinn celebra il natale con una compilation. Il IV volume di questa tradizionale iniziativa include 18 band e 80 minuti di musica.
Per tutti i dettagli e il download cliccate sul banner in basso.
°SIDE SHIT (Disc 1)
AIR RAID CONTROL
DIM AURA
DUNKELHEIT
GLOMB
HARFANG
HECATE
HJORTH
ION VADER
JESUS HITLER ONE MAN GANGBANG BAND
°SIDE PISS (Disc 2)
LEGION OF CROWS
LYDIA LASKA
DOS HELLHypnosis
PLAAG
SVIDD
THE SMALL PENIS SYNDROMES
THRONE OF MALEDICTION
UNKNOWN JOHNSON
VRANGSINN
BORKNAGAR, in fase di missaggio per il nuovo album
by redazione on dic.18, 2011, under NEWS
E’ giunto alla fase del mixing il prossimo album dei Borknagar. Attualmente l’album è in lavorazone presso il Fascination Street Studio.
GNAW THEIR TONGUES – “Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus”
by redazione on dic.17, 2011, under ALBUM, G
(Crucial Blast) Credo che io e Mories aka Ganw Their Tongues, siamo nuovamente su posizioni diverse. Dopo “L’Arrivée De La Terne Mort Triomphante” arriva “con frusta e sangue, veneriamo l’oscurità”, ovvero “Per Flagellum Sanguemque, Tenebras Veneramus”. La copertina e tutto il booklet sono fantastici: riassumono quella che è una messa nera alla quale presenzia il Diavolo in persona. La grafica a metà tra il vintage e le fotografia spiritica, restituiscono un senso d’inquieta malvagità e di empio abominio. Il contenuto è identico (a quello della copertina) ma è sempre lo stesso (di sempre): raffiche spettrali, noise, atmosfere tenebrose, dark ambient, incubi sonori, synth. Tutte cose piacevoli, in fin dei conti, ma completamente spostate verso il dark atmospheric, di conseguenza povere nell’offrire il contributo di chitarre distorte e di una batteria martellante. Qualcosa del genere la si trova in “Urine Soaked Neophytes” e “Fallen Deities Bathing In Gall”, dove percussioni (elettroniche o nate da un software) danno un ritmo alle orchestrazioni e alle torturate cacofonie. Questo significa Gnaw Their Tongues ed io non posso certo chiedergli di essere altro, ma desiderare che Mories proponga elementi di rottura al magma infernale e demoniaco, veicolato nei suoi album è legittimo. Le atmosfere sono una colonna sonora dell’abominio, ma la musica, così come in precedenza, non riesce ad essere anche altro. Scoprire che le prime tre canzoni sono concettualmente simili alle ultime tre, non fa un favore all’album. Inquietante, ma non eccessivamente variegato, perfetto solo (ancora una volta) per chi ascolta dark avantgarde ambient e diavolerie simili.
(Alberto Vitale) Voto: 6/10
DEADLY CARNAGE – “Sentiero II – Ceneri”
by redazione on dic.17, 2011, under ALBUM, D
(De Tenebrarum Principio/Masterpiece) Dalla zona di Rimini arriva il secondo lavoro dei Deadly Carnage, una black metal band che ha nell’indole qualche divagazione stilistica approssimativamente doom/progressive. I pezzi sono di una durata importante e dall’iniziale “Guilt of Discipline” si capisce che i Deadly Carnage hanno un riffing dinamico e non ipnotizzano il riffing. “Parallels” sfiora i nove minuti (troppi, si doveva sottrarre qualcosa al minutaggio) esprimendo un arpeggio acustico che attraversa il brano con impronta gelidamente atmospheric, ma allo stesso tempo suona malinconicamente progressive. Arrivano “Epitaph” I e II, modale black metal con tempi medi e doppia cassa sparata a mille. La seconda parte ripropone l’acustica, ma il lavoro delle sei corde elettriche questa volta è marcatamente intrecciato nella sua struttura. “Growth and New Gods” ha due facce: la prima spedita e la seconda pacata, con chitarre che disegnano scenari e la solista che srotola un lungo e piacevole assolo. “Ceneri” è il momento peggiore dell’album. Preso individualmente questo pezzo conclusivo è gradevole, ispirato al film “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman, ne rispecchia l’atmosfera fatalista e medioevale; tuttavia è un brano totalmente avulso dal resto di “Sentiero II – Ceneri”, quel tipo di parentesi che solitamente si inserisce nei lavori black metal che, in alcuni casi, è posta a metà della scaletta spezzandola in due. Tuttavia è uno di quei capricci che si concedono anche nomi altisonanti. L’atteggiamento di questo sound (soprattutto quella dannata batteria registrata, in più punti, troppo alta) rievoca alcune cose dei Darkthrone, ma non è il caso di fare alcun paragone, perché i punti di forza sono i diversi momenti lenti e progressive (inteso come variazioni delle atmosfere). Fin troppo evidente che I Deadly Carnage ci mettano la loro anima in questi pezzi, fin troppo evidente che abbiano un ottimo cantante e siano buoni musicisti; fin troppo evidente che il songwriting dimostri un eccesso di sicurezza. Matureranno ancora e se ascoltate black metal prestate loro attenzione.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10


































