TODAY FOREVER – “Relationshipwrecks”

(Bastardized Recordings) L’hardcore band tedesca Today Forever sforna un nuovo album, ovviamente indirizzato alle sonorità più moderne del genere, tanto da farne un lavoro quasi post-punk/post-hardcore. “Relationshipwrecks” arriva a quasi 30′, con dodici pezzi, attraverso ritmi cadenzati e una certa lentezza generale, rispetto a cose più brillanti. Altra caratteristica, tipica dei tedeschi, è quella di offrire pezzi più strutturati rispetto ad altri spontanei. (altro…)

Di |2012-01-07T15:31:17+01:0031 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

OUTCAST – “Awaken the Reason”

(Listenable Records) Quanti figli hanno prodotto i Messhuggah? Tanti e forse troppi! Questa però è una situazione che esiste in tutte le “buone famiglie”. Gli Outcast sono anche loro figli della band svedese, capostipite di quella famiglia chiamata djent metal (vedi anche i loro connazionali Gojira), ovvero riff serrati e costruiti su palm muting a tutta birra, con la batteria che li doppia a ruota e tanto groove che inonda ogni cosa. (altro…)

Di |2012-01-07T15:49:36+01:0031 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, Q|Tag: |

CONCETTO ETICO – “J’Astemme”

(Autoprodotto) Veterani della scena rock napoletana, i Concetto Etico ci hanno messo ben 13 anni per pubblicare il loro primo ep: dal nutrito insieme di composizioni originali, da anni proposte in giro per la Campania, i nostri scelgono sei brani molto rappresentativi del loro sound, da qualche parte fra Afterhours e Litfiba ma con un tocco malinconico e disincantato in più. Ed è facile pensare che il valore aggiunto alla già gradevole musica della band siano i testi del cantante Sergio, sempre sospesi fra poesia e disperazione e in più punti così veri da risultare quasi disturbanti. L’amara ironia di “La vita perfetta” sta appunto nel fatto che quella descritta nell’opener è tutto tranne che perfetta: certo, non c’è errore, ma non c’è neanche amore perché ‘chi ama sbaglia’… e allora meglio essere ‘troppo marci’, come recita il chorus finale, che splendidamente vuoti. Il mito dell’emigrante meridionale è il soggetto di “Lampioni di sole a Milano”, l’unico pezzo in cui forse le liriche mostrano qualche incertezza di metrica e musicalità; liriche che in ogni caso sanno di una ironia distaccata, di speranze deluse in cui forse già dall’inizio non si sperava troppo… “Così fragile” è forse la canzone più à la Litfiba dell’ep: molto bello il basso in continua evidenza, molto bello l’assolo finale, e stavolta il cantato e le parole di Sergio sono più poetici e sfuggenti. Il rock più grintoso è nella titletrack, corrosiva e assai critica nei confronti della nostra classe politica; se nel disco ci fosse una ballad sarebbe “Notturno”, sognante ma sempre disincantata. A suo modo solare – e non poteva essere altrimenti – la conclusiva “Mediterraneo”, anche se il testo ha sempre accenti caustici quanto di fine intelligenza. I Concetto Etico sono realmente in grado di scuotere l’ascoltatore: in mezzo a tanti prodotti di routine, qualcosa che si fa finalmente notare, con una produzione pulita e tante belle idee messe in musica.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-30T19:15:15+01:0030 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

JESTER BEAST, ” le produzioni di oggi sono troppo perfette per essere vere, infatti poi dal vivo sono molte le band a pagare pegno!”

I Jester Beast furono il prodotto della gloriosa scena torinese degli anni ’80, quella che produsse i Negazione, Elektra Drive, Braindamage e tanti altri. Nati all’inizio di quel decennio, i Jester Beast pubblicarono il loro unico album nel 1991. Era il devastante “Poetical Freakscream”, ottimo esempio di quel sound elaborato dal connubio thrash-hardcore tanto in voga in quegli anni. La band proseguirà successivamente attraverso cambi di line-up (ci sarà anche una voce femminile per un breve periodo), ma lasciando perdere pian piano le proprie tracce nel corso del tempo. Il chitarrista C.C.Muz ci racconta del periodo d’oro, ma anche del presente che annuncia un ritorno completo all’attività dei Jesters.

I Jester Beast che fine hanno fatto? Cosa è successo alla band in questi anni?
Non avevamo più le giuste motivazioni…avevamo un disco pronto ma non c’èra più la fiamma dell’inizio. Continuare con i Jester per me non aveva più senso. Io me ne andai nell’93, dopo la tournée con gli Accused e dopo l’EP “Serial Killer”; continuai a suonare ancora qualche anno e poi smisi completamente con la musica fino a 2 anni fa, quando incontrai Stefano. I Jester Beast andarono avanti senza me, ancora qualche anno fino al 95.

A che punto siete con i Jester Beast, come line up?
Quando abbiamo rimesso in piedi i Jester Beast, volevamo riprendere il discorso di “Poetical” e volevamo risuonare dal vivo quelle canzoni. Io e Stefano (il cantante Zapp, nda) volevamo ritrovare noi stessi, prima di riprendere un nuovo capitolo musicale. Ora, dopo 2 anni, ho dei dubbi sulla scelta fatta, voluta in primis  da me, in quanto quello era un capitolo di 24 anni prima , fatta con altri musicisti e con altre sensazioni. Quello che Jester vuole essere oggi, è sì guardare al passato, perché quello fatto in precedenza è dentro di noi, ma evolvere quel suono in qualcosa di più attinente a ciò che siamo ora, come persone e gusti musicali che per forza di cose non può essere quello di 25 anni fa.

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Di |2011-12-30T19:16:23+01:0030 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

MYON – “Call of the Senses”

(autoprodotto) I finlandesi Myon aprono il 2012 con un singolo, corredato da relativo video. “Call of the Senses” è un brano di puro AOR/rock, nel quale la band infonde tutta la propria identità. Melodia perfetta, capace di (altro…)

Di |2018-01-17T16:52:49+01:0030 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

ORANGE GOBLIN, “abbiamo sempre celebrato il 13 febbraio e lo chiamiamo Doomsmas!”

Ben Ward degli Orange Goblin concede un’intervista a Metalhead.it. L’argomento affrontato è il prossimo album, il quale sarà pubblicato il 13 febbraio e uscirà per Candlelight, con il titolo di “A Eulogy for the Damned”. E’ un lavoro tipicamente Orange Goblin, con suoni scintillanti e calibrato con tanto heavy-stoner

Qual è il significato nascosto nel titolo di questo vostro nuovo album, “A Eulogy for the Damned”?
Non c’è un significato nascosto. Consideriamo “La Dannazione” dell’intera umanità e come stiamo tutti morendo dal momento in cui siamo nati, così appunto il titolo dell’album si aggancia al titolo. (altro…)

Di |2018-03-17T12:58:30+01:0029 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

LVCIFYRE – “The Calling Depths”

(Pulverised Records) Malefico e dannato debutto per gli inglesi Lvcifyre, band nata dall’impulso di T. Kaos degli Adorior, poi raggiunto e successivamente abbandonato dal collega T. Slutsodomizer. “The Calling Depths” è stato registrato in Polonia, ottenendo una sound molto cupo e tenebroso. I brani puzzano di catacombe, la voce di (altro…)

Di |2014-02-01T18:59:02+01:0028 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

DEADLY TIDE – “8th Deadly Sin”

(BRC Rec./Self  Distr.) Una delle prime cose da curare per una band, soprattutto se dedita allo street/sleazy rock, è l’immagine. Una copertina d’impatto, la quale anticipa anche l’elevato tasso femminile esposto nel layout interno, una grafica accattivante e simpatica, il tutto sovrapposto ad un contenuto musicale realizzato con attenzione, il quale però pesca anche da materiale già edito. Questo è quanto hanno fatto i toscani Deadly Tide, con il secondo album, i quali non sono musicisti dell’ultima ora. “8th Deadly Sin” offre una serie di pezzi di gran fattura: “My Starlet Blue”, lento con orchestrazione emozionante, “Dandy Rhapsody” inesorabilmente street rock, “In My Downtown” e la semi-ballad, già edita, “I Hope for a Better DayI”. Eccole dunque le punte di massima espressione di “8th Deadly Sin”, ma strappano sorrisi, e consensi, le già note “I’m the King of the World” e “Sexy Disco Sexy (So Hot and Nasty)”, oltre al puro sleazy rock di “Time for Cigarette”. E’ un disco estremamente fruibile, il quale non mancherà di soddisfare gli amanti dell’hard rock, con pochi cali espressivi nelle dodici canzoni proposte e che rivernicia gli stilemi del genere.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-28T08:27:51+01:0028 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

RED ROSE “Live the Life You’ve Imagined”

(Backerteam Records) Interessante esordio della hard rock band israeliana Red Rose: un disco in generale gradevole, forse un po’ troppo breve dato che si sviluppa per poco più di 35 minuti. La presenza delle keys e del piano è fondamentale per la buona riuscita dell’opener “Turn back the Time”, un brano solare e allo stesso compatto. Più aggressiva, ma comunque ipermelodica, “Name on the Stone”; “The last Drop” emoziona (bello l’inserto di flauto) ma sa inevitabilmente di già sentito. Un po’ di varietà con la più cupa e serrata “Gone with the Sunrise”. “Dreamer” è l’altra ballad – per essere precisi una power ballad – e il risultato è un po’ più convincente, ma siamo sempre nel pieno rispetto dei canoni di genere. L’hard rock puro e spumeggiante di “Tough to Love” e la freschezza acustica di “When the Sun goes down” chiudono un disco dove a non funzionare sono solo le parti più ‘sentimentali’. Nel suo genere una possibile alternativa ai soliti nomi in affanno.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-27T08:36:01+01:0027 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

FORTE, STEPHAN, ” l’arte è un pezzo interminabile che potrebbe essere migliorato infinitamente”

Stéphan Forté, francese, incredibile axeman, membro delle progressive metal/rock band Adagio e Red Circuit, ha realizzato il suo primo album solista “The Shadows Compendium”. L’album è completamente strumentale, ricco di connotazioni neo-classiche e con una manciata di contributi da parte di importanti amici della sei corde. Di seguito Stéphan ci racconta tutte le sue impressioni su questo album, raffrontandole anche con quelle esposte nella recensione del suo interlocutore.

Ciao Stéphan, grazie tante per l’intervista!
Sei il ben venuto, grazie a te Alberto!

“The Shadows Compendium” è un album strumentale, con tre anni di lavoro alle spalle. Avevi bisogno di tempo o è stato difficile farlo?
Non è stato difficile, avevo bisogno di trovare il tempo necessario per comporlo, allora ero molto impegnato con le mie altre attività (gli Adagio, alcune riviste sulle quali scrivo, ecc…).
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Di |2011-12-27T08:33:27+01:0027 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

SWEET DANGER – “City Nights”

(This Is Core Music) Esordio in sei pezzi per gli Sweet Danger di Civitavecchia, nati nel novembre del 2010. E’ una bella soddisfazione arrivare ad una registrazione professionale e attraverso un’etichetta attenta alle band giovani, nel giro di un anno. Il contenuto di questa release presenta diverse cose: l’opener “I Need to know” pulsa con un basso distorto e un andamento indie rock, ricordando le cose più scatenate dei Bush, ma già  “Whatever You’ll Be” ha un’apertura che strizza l’occhio al grunge per almeno la metà della sua durata. “Everything That Leads Me in Sorrow” è un rock semplice, da sembrare frivolo, “Fleeting” invece prova a giocare sulle emozioni, sull’essenza pop e sulla voce che ritma le strofe, qualificandosi decisamente fruibile. “It’s All You Own” lascia pensare ad un rock più robusto con il suo ampio e fragoroso incipit, per non parlare dell’orchestrazione da parte delle tastiere abbinate alla chitarre, ma nella sostanza il brano fatica a tenersi saldo l’interesse dell’ascoltatore. “Runaway” è uno dei tre brani più interessanti: è una ballad, semplice, delicata e con una chitarra che attraversa i suoi momenti con una distorsione calda e un tocco interessante. I quattro con questo EP realizzano un manifesto programmatico del proprio sound. Faticheranno a farsi spazio in classifica, la concorrenza è tanta e c’è li da molto! Questo non vuol dire che non abbiano le proprie carte da giocarsi, in quanto “City Nights” presenta diversi momenti piacevoli. Quando miglioreranno nel songwriting faranno anche loro concorrenza.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-27T08:29:23+01:0027 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

NATRIUM – “Elegy for the Flesh”

(The Spew Records) Dio mio e che mazzata questi Natrium! “Elegy for the Flesh” è death metal brutale, massiccio, soffocante. E’ un sound che non disdegna qualche articolazione tecnica, come “Breastfed with Mendacity”, “Plastinated Rebirth”,”Allograft Harvesting” ma ci sono fantastici esempi in tutti brani; assoli espressivi e non i soliti dissonanti e cacofonici, furiose accelerazioni grindcore, come in “Memetic Infection” e “Sarin Benison” e tanto groove. Insomma questa brutalità è dinamica e ben veicolata. Inoltre il fatto che l’album duri soltanto 29′, lascia il sospetto che i ragazzi sardi abbiano concentrato e cesellato le proprie forze. Cura dei dettagli significa lavorare a 360°, registrando in uno studio di qualità (16th Cellar Studio) e sigillando il tutto con una copertina realizzata da Pär Olofsson, artista anche per Immortal, Annotations Of An Autopsy, Immoltation e altri. Ottima la batteria di E.De Muro, perché concede uno spettro stilistico e tecnico ampio, tra questa e il comparto delle chitarre di A.De Muro e Locci, suona maestoso il basso di Farci. La voce è di un orco assassino e bestiale, tale Lorenzo Orrù. Cosa dire se non acquistare un CD del genere, soprattutto chi segue le orde death metal del Florida. Questa è la Sardegna e non è da meno!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-24T08:09:38+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|

BEYOND THE MORNINGLIGHT, ” la gente chiama la nostra musica gloomy rock ‘n’ roll “

Runar Funeralheart e Andy Amin sono i creatori del progetto Beyond The Morninglight. Il duo è autore di un sound che in molti hanno definito Gloomy Rock ‘n’ Roll, pubblicato nell’omonimo esordio per Misantrof (prelevabile gratuitamente, come tutte le pubblicazioni dell’etichetta, QUI). Runar e Andy ci hanno parlato dei Beyond The Morninglight, spiegando anche a che punto sono con il nuovo album, previsto per il 2012.

Puoi fornire una mini-bio ai lettori di Metalhead.it, per spiegare chi sono, da dove vengono e cosa hanno fatto i Beyond The Morninglight?
Runar
: I BTM sono nati nell’autunno del 2006. Fondati da me e Andy Amin, due vecchi amici con una comune passione per il rock ‘n’ roll. Siamo nati e cresciuti entrambi nello stesso paese nel sud-ovest della Norvegia e abbiamo sempre ascoltato la stessa musica, anche prima di diventare amici alle superiori. E per entrambi i Pink Floyd sono la band preferita. Volevamo fare della musica che fosse progressiva e malinconica. La gente chiama la nostra musica “gloomy rock ‘n’ roll” (Rock ‘n’ rollo oscuro, dark, ndt). Nel 2009 abbiamo pubblicato il nostro album di debutto omonimo per la Misantrof e stiamo ora lavorando duramente, per il nostro secondo album ‘Liberation’ che uscirà prima dell’estate 2012.

Siete un duo, questo pone dei limiti?
Runar: Finora sia la scrittura delle canzoni e la parte compositiva è andata bene. Principalmente per il fatto che non dobbiamo aver a che fare con altra gente, per decidere quale riff e canzone deve essere suonata e registrata. Ovviamente dal vivo abbiamo un problema. E’ impossibile ottenere lo stesso sound senza coinvolgere altra gente. Quindi l’idea di fare delle audizioni dopo che ‘Liberation’ sarà completato, per reclutare nuovi componenti e portare il mostro sul palcoscenico.

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Di |2011-12-24T15:36:58+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

WOLD – “Badb”

(Crucial Blast) Questa release è una ristampa di demo dei Wold, originariamente circolante in versione musicassetta. I Wold sono un duo canadese che somma all’attitudine black metal un robusto e caotico noisecore. in sostanza prendete un pezzo tipico del più gelido raw black metal e sommategli le squinternate diavolerie dei Merzbow, o altre cose del genere. Cosa ne esce fuori? Il caos più dannato possibile! Siccome “Badb” è un demo, soffre sul piano della resa sonora, appiattendo a un unico blocco i pezzi. C’è ripetitività, in sostanza. Questa release però mostra il principio di un qualcosa, è la fotografia della fanciullezza di un sound che è poi cresciuto attraverso cinque album. Obey e Crookedjaw stratificano chitarre crepitanti con elettronica in cortocircuito, raccontando nei testi, rigorosamente in screaming, sulla Dea della guerra. Distorsioni si sommano a distorsioni per 29′, l’elettronica neutralizza tutto e questo passato riproposto è adatto anche a chi non conosce i Wold, però costoro è meglio che passino anche attraverso qualche loro album.

(Alberto vitale) voto: 6/10

Di |2011-12-24T07:57:08+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

VENDETTA, “Klaus” Heiner” Ullrich è stato ammalato per circa un anno”

Per essere un cantante thrash metal, quindi aggressivo e carico di adrenalina, Mario Vogel dei Vendetta si rivela poco loquace in questa intervista. Limitandosi a fornire poche informazioni, Vogel non ha però tradito l’essenziale e diretto stile dei Vendetta, il quale si avverte anche attraverso l’ultimo album “Feed the Extermination”.

“Feed the Extarmination” è un album incredibile. Quanto tempo avete impiegato per la sua realizzazione?
Grazie! Ci ha preso un po’ di mesi perché Klaus” Heiner” Ullrich è stato ammalato per circa un anno; la cosa ci ha fatto tardare nella realizzazione.

Come sono arrivati i Vendetta alla Massacre?
Il nostro manager Michael dell’Allegro Talent Music Management, ha dato loro le prime due canzoni del nuovo album. E’ andata così!

Dan Swanö ha prodotto l’album?
Abbiamo registrato con Dominik Bertelt e Max Duffner. Dan Swanö ha mixato e masterizzato ogni cosa.

E la copertina, cosa rappresenta?
Beh…l’ha fatta Patrick Klose, chiamato Pablo. Lo stesso dell’album “Hate”. Date uno sguardo a extasy-design.de.

Cosa dicono le vostre canzoni?
Della vita: malattie, la chiesa, aggressioni. Tutta roba con la quale chiunque ha avuto a che fare…

Come promuoverete l’album dal vivo?
Speriamo di suonare in alcuni festival e in poche date in aprile/maggio, del prossimo anno. Speriamo di fissare le date!

C’è ancora una buona scena thrash metal tedesca in questo nuovo millennio?
Tutto il metal è tornato, ancora di più. C’è stato un brutto periodo pochi anni fa, nei ’90; ma ora ci sono un mucchio di nuove band e nuovi sound.

Ti ringrazio di aver trovato il tempo per questa intervista. Vuoi aggiungere qualcosa?
Io ringrazio te e speriamo di suonare in Italia il prossimo anno. Keep thrashing!

Alberto Vitale

Link recensione: https://www.metalhead.it/?p=2007

Di |2011-12-23T09:14:01+01:0023 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

THE POTT – “To Those in the Eyes of God”

(Sinusite Records) Ammetto che all’inizio non è stato facile ascoltare questo album. E detto da uno che ne ascolta di cose strane o (apparentemente) difficili… “To Those in the Eyes of God” espone in sequenze proprie elettronica, noise, industrial, drum ‘n bass, alternative rock e altre cosacce del genere. Con questi torinesi The Pott (nati come duo da Emanuele Bertasso e Simone Seminatore, ora sono cinque) c’è poco da ragionare, il concetto di songwriting, di forma tipica della canzone va marginalmente a farsi benedire. Se proprio fosse necessario descrivere con un paragone le loro cose, verrebbe in mente le follie dei Nine Inch Nails di “The Downward Spiral” e anni precedenti. Sarebbe comunque una forzatura, le idee si susseguono a catena, l’elettronica sommerge tutto come una marea singhiozzante ed ecco che vengono in superficie batteria e chitarre vibranti. Nove tracce, trentanove minuti e si arriva alla fine, per poi tornare a capo e ripartire impegnarsi a capire cosa ci sia nella sostanza di questo esordio. I The PotT sono musicisti disinvolti, a loro agio nel ruolo di frullatori sonori e la materia con la quale intagliano le note produce musica ostica nella forma, bella nella sua sostanza. Signori, questo non è un debutto che passa inosservato!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-23T09:10:43+01:0023 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

IRON MASK “Black as Death”

(AFM Records/Audioglobe) Quarto centro consecutivo per gli Iron Mask del guitar hero belga Dushan Petrossi: ancora una volta i nostri danno alle stampe un album di power metal vario e potente, che svetta fra le uscite di genere per un songwriting convincente a 360°. In più, dietro (altro…)

Di |2020-12-03T23:28:07+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

PREY FOR NOTHING – “Against All Good and Evil”

(Massacre) Sono sempre entusiasta quando un’etichetta, soprattutto poi se è una major, va a pescare in paesi dove l’heavy metal non ha una scena forte e consolidata. Il caso è quello della tedesca Massacre che recluta gli israeliani Prey For Nothing, autori dell’album “Against All Good and Evil”. Costoro sono padroni di un death metal estremamente tecnico, (vagamente alla Darkane) con spunti thrash metal e con massiccia dose di melodia, il tutto è squadrato da una produzione perfetta (realizzata presso il noto studio polacco Hertz) e avvolto da una copertina interessante. Tutto perfetto? Insomma, nonostante tutti questi elementi positivi, in particolare melodia e tecnica, è sinceramente impossibile non dichiarare questo lavoro piatto! E’ un peccato scrivere questo, ma i Prey For Nothing non riescono a metterci anche qualcosa di sensazionale in quelle melodie che descrivono. Non riescono a stamparsi, perdendosi nel flusso di riff, assoli e ritmiche. Buona tecnica, ma resta solo questo.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-22T08:14:42+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

ROUGH ANGEL “Hear the Angels Rock”

(Rock’n’Growl) Senza mezzi termini, dopo una lunghissima frequentazione con il genere e con le uscite degli ultimi anni, mi sento di affermare che il recupero del primo e unico demo dei Rough Angel, datato 1993 e finora inedito, era del tutto evitabile. 4 tracce fra us metal e rock che non aggiungono nulla alla scena, e che prendono un sei politico per la loro scarsa incisività.“Standing the Mirrors” ci mostra un rock sporco con notevoli, ma non decisive, influenze anni ’70: a dire il vero, un certo ruolo lo giocano anche le tendenze street alla Guns’n’Roses (si sente molto che la composizione risale ai primi anni ’90). “Defiance” invece sì, è figlia dei Black Sabbath più distorti e cattivi; “Let it burn” ha da parte sua un bel tiro Metal Church che ne fa uno schiacciasassi niente male. Si conclude con la titletrack, che mostra il lato più genuino del sound, nuovamente più vicino ai seventies e forse volto verso i Led Zeppelin. Disponibile solo per il download digitale.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:17:26+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

DELIRIUM X TREMENS, “orde di cani infernali assetati di redenzione, comandati dal demone della caccia”

Con “Belo Dunum, Echoes from the past” i Delirium X Tremens hanno suonato ciò che diventerà uno degli album più interessanti nella storia del death metal italiano. I richiami alla terra natia, il Veneto, con storie, leggende e uomini e la volontà di costruire un’opera immensa, ma sotto l’egida del death metal, hanno permesso ai Delirium X Tremens di portarsi a livelli fantastici. Ciardo, la voce della band, offre ai nostri lettori una minuziosa e interessante descrizione di “Belo Dunum”. (altro…)

Di |2015-10-05T19:12:03+02:0021 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

COLDWORKER – The Doomsayer’s Call

(Listenable Records) I Coldworker si sono già messi in mostra grazie ai due album precedenti. Il terzo, sia chiaro da subito, non offre grandi novità rispetto a quanto fatto fino ad ora. Parliamo di un combo svedese, nato dai Nasum, autore di un death metal che unisce una parte dei dettami stilistici della scuola americana con quella svedese più arcaica.  Il sound è fragoroso (in Svezia sanno sempre dare delle ottime distorsioni alle chitarre) ma nella struttura dei pezzi si ravvisano durezza e cattiveria in quantità discontinue. La produzione è dunque responsabile di un lavoro studiato nei dettagli (anche questo in Svezia sanno fare, ma troppe volte esagerano), ma incapace di coprire alcune mancanze nel songwriting. Ciò significa che sono le singole canzoni a distinguersi, non l’insieme. In particolare le buone accelerazioni pregne di groove di “Murderous” e In fatto di velocità vanno citate anche “The Reprobate” e “Violent Society”, uno spedito death metal con tinte hardcore che ricalcano gli Entombed. “Vacuum Fields” è il brano più articolato e intriso di una gelida oscurità , c’è da augurarsi che possa essere questa la vera direzione futura della band, come  anche “The Phantom Carriage”. Ci sono riff su attacchi grind, vedi “Monochrome Existence”, ma si rivelano essere delle piccole frazioni. I brani non citati (la scaletta è di tredici pezzi) sono, chi più e chi meno, autori di esecuzioni poderose, quadrate ma costruite con strutture assodate. Non sono assolutamente scadenti, ma i Coldworker devono concentrarsi su un grado compositivo che tiri fuori qualcosa di caratterizzante, altrimenti rischiano di fare album metà interessanti e metà piatti.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:06:27+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

EISREGEN – “Rostrot”

(Massacre) Oscuri, tenebrosi, cattivi, spiritati, ma anche imprevedibili e inguaribilmente indisciplinati. Cosa altro ancora possano essere gli Eisregen è difficile dirlo. Oltre al canonico dark metal del quale sono da sempre (altro…)

Di |2018-11-06T21:25:03+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BUCK SATAN & THE 666 SHOOTERS – “Bikers Welcome! Ladies drink free”

(13th Planet Records) C’è un motivo per cui la AFM ha messo a disposizione dei propri recensori in ambito metal un disco country (!!!) di un’altra etichetta: il mastermind di questa formazione altri non è che Al Jourgensen, leader dei Ministry. Ma ottempero semplicemente a un ‘dovere contrattuale’ nel dirvi che i Buck Satan & the 666 Shooters, che dall’enigmatico sito internet si rivelano essere squilibrati come pochi, non hanno assolutamente niente a che fare con i vostri ascolti abituali: non si tratta neanche di un heavy’n’roll con influenze southern, il che sarebbe stato magari assai divertente, ma soltanto di un purissimo disco di genere con sparuti elementi rock (l’assolo dell’iniziale “Quicker than Liquor”, l’accelerazione di “Drow the Drain”, i suoni di chitarra alla fine di “Ten long Years in Texas”). Se poi siete appassionati di questa musica e siete capitati per caso su un sito che si chiama Metalhead, o siete fan a tal punto dei Ministry da acquistare qualunque cosa c’entri anche vagamente con loro, allora fatelo pure vostro, ma io non ho gli strumenti e le competenze per giudicarlo.

(Renato de Filippis) Voto: S. V.

Di |2011-12-20T07:44:32+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

VIRGIN STEELE – “Age of Consent”

(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Se frequentate abitualmente siti come il nostro Metalhead, conoscete sicuramente questa storia (e se non la conoscete o avete 13 anni o il metal non fa per voi): “Age of Consent” è l’album più sfortunato dei Virgin Steele. Distribuito nel 1988 senza promozione e con un ordine dei brani diverso da quello voluto dalla band, portò di fatto alla sospensione delle attività del gruppo per diversi anni. Con la rinascita di DeFeis e soci grazie alla saga di “The Marriage of Heaven and Hell”, questo disco ha finalmente conosciuto i successi e i riconoscimenti che meritava, contando così ben tre riedizioni: quella Noise del ’97, in cui già erano inclusi diversi nuovi pezzi fra cui la splendida “Perfect Mansions”; quella della Dockyard 1 del 2008 (dalla limitata circolazione a causa del fallimento dell’etichetta di Piet Sielck), che in fondo alla scaletta sistemava la discreta “The Curse” e la cover “Screaming for Vengeance”; e infine questa nuova, lussuosissima versione SPV. L’uscita di un altro package, stavolta doppio, è giustificato da due importanti novità: anzitutto presenta ulteriori inediti rispetto a quelli che già si aggiunsero alla scaletta originaria (mi riferisco alla già citata “Perfect Mansions”, a “Coils of the Serpent”, “Serpent’s Kiss” e “Stranger at the Gate”, nonché alle due cover “Stay on Top” e “Desert Plains”); inoltre è disponibile anche in un meraviglioso doppio vinile azzurro (che però, come ogni riedizione SPV, non presenta tutti i brani del cd). Trovo sia superfluo narrarvi le meraviglie di brani come “The Burning of Rome”, una delle prime incursioni dei Virgin Steele in temi mitologici, o di “Lion in Winter”, uno dei pezzi che a mio giudizio rappresentano al meglio la forza e la purezza del metal fine anni ’80; né mi soffermerò sull’epica maestosa di “We are eternal”, sulla potenza senza compromessi di “Let it roar” e sull’heavy metal rock della scandalosa “Seventeen” (che in origine si chiamava “Thirteen”… forse leggendo il titolo del disco capirete perché i discografici insistettero tanto con DeFeis perché modificasse l’età in cui si raggiunge “the consent”). E la faccio breve semplicemente perché l’originale “Age of Consent” è un disco che non può mancare in nessuna collezione, e la cosa è tanto ovvia che non c’è neanche bisogno di spiegare perché. Il secondo cd, quello di inediti, offre comunque dei motivi d’interesse. Da pelle d’oca la versione acustica di “Noble Savage”, che per l’occasione si chiama “A changeling Dawn”: i tempi sono incredibilmente dilatati e talvolta DeFeis si lascia scappare qualche acuto di troppo, ma che magia! “Another Nail in the Cross” ha il mood delle migliori composizioni dei “Marriage” (e proprio a quel periodo risale la sua composizone), mentre “Breach of Lease” (cover degli a me sconosciuti Bloodrock) e “Under the Graveyard Moon”, è necessario dirlo, suonano come le cose peggiori di “Visions of Eden”. “Down by the River” è, infine, completamente diversa: una power ballad con elementi rock molto ispirata e non legata a temi epico/mitologici, che sembra anch’essa ricollegarsi al sound di metà anni ’90. Il tutto è completato da note di DeFeis e da rare foto. Se non ce l’avete, correte a procurarvelo; se (come mi auguro!) è già vostro, probabilmente vi interesserà godervi il vinile.

(Renato de Filippis) Voto: 8,5/10

Di |2011-12-19T08:34:28+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

LOPEZ, LANCE – ” Handmade Music”

(Sony/MIG) Lance Lopez è nato in Louisiana ed è poi cresciuto attraverso diversi stati del sud, a 14 anni era già un chitarrista professionista, esibendosi con Lucky Peterson, Johnnie Taylor, Buddy Miles e tanti altri. Il primo album “First Things First” è del 1998 ne sono poi seguiti altri. “Handmade Music” nasce attraverso le mani esperte di Jim Gaines, produttore per Santana (“Supernatural”), Steve Miller Band, Steve Ray Vaughan e il suo contributo nei suoni è nettamente udibile. Il merito del tutto però spetta alle abili mani di Lopez (oltre al bassista Chris Gipson e al batterista Jimmy Dereta), un chitarrista blues dall’energico tocco rock. Il primo pezzo, “Come Back Home” ricorda la carica di Steve Ray Vaughan e “Hard Time” ha un riffing portante di matrice zeppeliana. Più di “Let Go” è “Dream Away” ad avere pathos e un feeling trascinante e southern. Non mancano le sane e robuste raffiche blues, “Your Love”, “Black Cat Moan” (una cover di Don Nix) e “Travelling Riverside Blues” (ovviamente di Robert Johnson). Trai i brani ricchi di fascino si cita doverosamente anche la strumentale “Vaya Con Dios”. I pezzi di Lopez più inclini al rock, sono “Letters” e “Get Out and Walk”. Attenzione però, esiste una versione limitata dell’album, nella quale compaiono due ottime bonus track, in particolare lo slow blues di “Lowdown Ways”. Agli orfani di Steve Ray Vaughan, ai malinconici del blues di classe, a coloro che amano le radici del rock, ecco a chi guarda la travolgente Stratocaster del magnifico Lance Lopez.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-19T08:34:07+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

VENDETTA – “Feed the Extermination”

(Massacre) Gli storici Vendetta ritornano con un nuovo album. “Feed the Extermination” è la seconda incisione, dopo la reunion nel 2002. L’iniziale titletrack apre efficacemente l’album e i successivi nove pezzi e da subito si capisce che il poco convincente “Hate”, lo è stato per chi scrive, è ampiamente superato come valore. “Tremendous Brutality” abbandona la velocità quando subentra l’ottimo ritornello di Mario Vogel che aumenta il pathos del pezzo. “Ovulation Bitch” ha un riffing portante che sembra del thrash and roll e “Dog in the Manger” propone più variazioni (un po’ come avrebbero fatto i Megadeth due decenni fa) e della buona melodia. Da segnalare il gran lavoro dinamico alla batteria di Lubber in “De-organ-izer” e l’ottimo brano (per composizione, atmosfera e cantato,) “Abuse”. Lo stile è di scuola teutone, senza trascurare richiami a quella di San Francisco, per esempio i Testament vecchia maniera, ma i Vendetta non sono eccessivamente in debito con altri: la propria individualità è integra! Sono pezzi articolati, non soffocanti e in grado di fornire linee melodiche d’interesse. Qualità importanti, se amate il thrash metal.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:47:44+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

THE NERD FOLLIA – “Logout”

(Autoproduzione/Mainstream) La scena elettro pop-rock dai connotati indie si sta evolvendo da diverso tempo, ma le novità giungevano sempre da lontano (a caso cito i Late Of The Pier). Con questo secondo album i milanesi The Nerd Follia propongono qualcosa che nasce, ovviamente, all’interno dei confini nazionali. “Logout” è l’elettronica a metà tra il pop e la disco che si incontrano con l’indierock; i suoni recuperano timbri non troppo moderni, dimostrandosi così specchi di un ampio bagaglio musicale dei cinque musicisti. Sarebbe troppo banale indicare come riferimento i Subsonica, perché ascoltando i pezzi di “Logout”, vengono in mente Alberto Camerini e la disco italiana che c’era decenni fa. Questi però sono soltanto esempi per mettere a fuoco, per intenderci di cosa si parla. Il lavoro dei The Nerd Follia è autonomo, con i synth prominenti, il basso che pulsa ad ogni giro e la chitarra che ricama contrappunti, mentre la batteria si veste di un sound sempre diverso per scansionare ogni melodia. “Le Cocktail” è docile, ma è una scatola cinese di idee: chitarra slide, batteria elettronica, basso ritmato, melodie sommesse. “Love, Sex, Postepay” mostra una ottima coesione ritmica tra batteria e basso, i quali sorreggono il brano che subisce i cospicui interventi dei synth. Per struttura gli è simile “Power”. Mentre “Logout” e “The Weekend” si concedono alla disco-pop, “Easy Money” è veloce e scatenata, senza cedere proprio ai richiami della disco, rimanendo in terreni indie/elettrorock. I The Nerd Follia sono bravi proprio quando si allontanano dalle dinamiche più strettamente commerciali, tuttavia anche i pezzi più easy non li mettono in condizione di sfigurare.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:48:12+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

THE EROTIK MONKEY – “Samsara”

(Hot Steel Rec./Andromeda) L’alternative rock/grunge di questo album viene da Capoterra, vicino Cagliari, ed è stato inciso da tre ragazzi, che hanno già realizzato l’album “Tempesta di Soli”, curato da Samuele Dessì, collaboratore di (altro…)

Di |2018-03-27T17:36:32+02:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ENID – “Munsalvaesche”

(Code666) Ricordate Enid, il gruppo black metal tedesco che si fece notare con diverse buone uscite fra la fine dei ’90 e l’inizio del nuovo millennio? Bene, dimenticatelo! Dopo uno stop di più di cinque anni i nostri (o meglio il leader Martin Wiese, affiancato da alcuni session men) torna sul mercato offrendoci un medieval symhonyc metal che poco o nulla ha a spartire con le prove di inizio carriera. “Red Knight” apre infatti il disco lasciando pensare ai Rhapsody of Fire o ai Thy Majestie, forse con un tocco classico in più (il che è tutto dire!). “Legends from the Storm” è un mid-tempo di una epicità quasi traboccante, ma più che ai soliti nomi penserei a Crom o ai nostri Martiria. Poi “Belrapeire” ti spiazza coi suoi suoni moderni e il suo ritmo semplice, direi senza mezzi termini commerciale; avantgarde metal? Non saprei, ma la sensazione di varietà stavolta non è spiacevole. La titletrack sfiora gli undici minuti ed è soprattutto il violino a renderla maestosa quanto sfuggente; “Condiwiramurs” è il complicato nome di una ballad a tratti struggente. “Valley under two Suns” conserva gli unici sprazzi di estremo rimasti nel sound (e peraltro limitati alle harsh vocals). Un disco ostico, che tra l’altro non brilla per produzione, ma può affascinare gli amanti del metallo più epico ed impegnativo allo stesso tempo.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-18T15:49:58+01:0015 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BEEHLER – “Messages to the Dead”

(Pure Steel Records) In questa band canadese milita Dan Beehler, ovvero un ex Exciter, e Brian Stephenson, qui bassista, ma in passato chitarra e voce per gli Aggressor e turnista live per gli Annihilator. Beehler (batterista e cantante) ha una voce ovviamente stridula (con intermezzi nei quali viene filtrata in modo da sembrare gutturale); le chitarre hanno una distorsione che le tramuta in lame affilatissime, seguite a ruota dal basso che si spiega sullo sfondo come un tappeto tremolante. Il sound è esplosivo, ma la resa delle canzoni è ampiamente vincolata al passato di alcuni musicisti. Si, ovviamente agli Exciter! “Messages to the Dead” è speed metal feroce e con toccate al thrash metal che si fa ascoltare, ma non brilla per canzoni che ti restano dentro. Cosa significa quando un album è potente, poderoso e prodotto in modo pulito, ma incapace di stamparsi nella mente del fruitore?  Vuol dire che il songwriting non ha la resa giusta! “Eternal Tormentor” (colpisce per il suo ritornello, più che per la sua velocità), la tiltetrack,”Destroy” hanno la stessa struttura: partenza sparata, velocità ipersonica e mid-tempo centrale lunghissimo. Le altre canzoni? Velocissime o basate su tempi lenti/medi,”Destitude Abuser” e “Organizer Mayhem” ad esempio, con accelerazione nella fase centrale. “Kill the Witch” è un perfetto connubio tra l’heavy metal classico e le sue derivazioni più estreme. Tuttavia è poca roba e arrivati alla conclusiva “The End of the World”, si resta insoddisfatti.

(Alberto Vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-18T15:51:48+01:0014 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |
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