METALHEAD

IN HUMAN FORM – “Opening of the Eye by the Death of I”

by on Ago.03, 2017, under ALBUM, I

(I, Voidhanger Records) Ad un decennio dalla fondazione, la band americana torna con il secondo album, sempre orientato ad un black progressivo molto tecnico, con influenze death (anche questo molto tecnico). I cinquantadue minuti sono violenti, complessi, contorti ma anche molto fruibili, grazie ad un senso melodico intenso, un vocalist devastato e privo di appartenenza umana il quale si scatena con uno scream feroce che sconfina nel DSBM. La musica di questa band è veramente complessa, offre soluzioni melodiche strane… il normale riff è accompagnato da una seconda chitarra che viaggia ovunque, linee di basso che con il death o il black non hanno nulla a che fare e che quindi esaltano mostruosamente la resa globale. C’è anche una componente jazz in questo disco e non a caso il polistrumentista Nicholas Clark si diletta con chitarra, basso, tastiere e pure sax! Il blend risultante è travolgente… irresistibile… ha un fascino tutto suo che stuzzica l’orecchio più esigente, pur offrendo vibrazioni all’ascoltatore meno ricercato. Strutturalmente c’è un’alternanza di intermezzi (da due o tre minuti) e di brani che si piazzano sul territorio del quarto d’ora, confermando l’ingegno compositivo, in quanto non è facile creare un brano così lungo, così variegato, senza cadere nell’ovvio o nel noioso. Stupenda “All is Occulted by Swathes of Ego”, brano con un ritornello epico dove il singer è rabbioso mentre il basso lo supporta con maestria e fantasia. I cambi improvvisi sono molto ben pensati, sconvolgono ma mantengono molto alta l’attenzione. Più malvagia “Zenith Thesis, Abbadon Hypothesis”, con una componente black molto più marcata, mentre “Through an Obstructionist’s Eye” riesce ad evidenziare più il lato death, sempre ovviamente con uno sfoggio di tecnica impressionante. Non è un album facile… ma risulta comunque immediato; la complessità si rivela a strati e se l’ascoltatore occasionale può godere di buone idee di massima, quello esigente può arrivare a scoprire angoli sonori molto reconditi, misteriosi e di superlativa efficienza. Un’altra perla dell’underground della scena estrema!

(Luca Zakk) Voto: 8/10

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