METALHEAD

BIRKENWALD – “MDD”

by on Set.12, 2017, under ALBUM, B

(Autoprodotto) Band emergente che ebbi il piacere di apprezzare dal vivo (ve ne parlai qui). Sono giovanissimi, in un certo senso ancora acerbi… non hanno una label… la formazione è recentissima… eppure il loro depressive post black è efficace, incisivo, molto ben suonato e capace di trasmettere -grazie a distorsioni, melodie clean, vocals strazianti ed una incisiva potenza- tutto il malessere di quell’MDD, ovvero “Major Depressive Disorder”, il disturbo depressivo maggiore… ‘una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli’. È tanto il malessere espresso da queste cinque lunghe traccie; “Echoes of Madness – How Everything Started” inizia con una ipotesi di allegria melodica, prima di un crescendo aggressivo e letale anche esaltato da un testo semplice, breve, intenzionalmente (e concettualmente) infantile. È l’inizio della fine. “When Solitude Shines on Its Own” già toglie ogni barlume di innocenza, allegria o luce… pur rimanendo molto melodica dentro la sua attitudine violenta; Il testo è molto più complesso ed impegnato, e tra quei suoni cristallini emergono ritmiche grintose, a tratti catchy… con quella depressione che aleggia sempre più minacciosa e letale. “Drowned in Soundless Tears” invade con prepotenza il DSBM, pur mantenendo stabile la base post-metal di un brano che in oltre nove minuti strumentali riesce ad esprimersi molto più di qualsiasi singer con qualsiasi testo; nove minuti ricchi di idee brillanti, capaci di afferrare generi come l’allegro funky per materializzare qualcosa che con l’allegria ha ben poco a che fare. Barlumi di speranza con “The Ghosts Left Behind”… ma si tratta solo di una illusione ben descritta da un pezzo ricco di cambi, di accenti, di atmosfere oscure che offrono spazio a musicisti veramente in gamba (ottimo il pianoforte, bella quell’ipotesi di assolo di chitarra!). In chiusura la suggestiva “Anedonia” esalta l’ascoltatore con un mid tempo coinvolgente, un tremolo ipnotico, degli arpeggi ricchi di musicalità ed il vocalist che riesce ad esprimere con maggior intensità il suo atteggiamento erotico verso i lati oscuri della mente umana. Un debutto interessante, convincente, esaltante. Queste sono le band del nostro underground che dovrebbero essere supportate da una label seria… perché se da soli e senza esperienza sono arrivati a questi livelli, non oso immaginare il risultato lavorando in ambiti più professionali, appaganti e meritevoli!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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