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ATROX – “Monocle”

by on Set.25, 2017, under ALBUM, A

(Dark Essence Records) A Trondheim, in Norvegia, c’era una band che si chiamava Suffocation. Era il 1988 e in due anni tutto cambiò in Atrox. Alcuni demo e nel 1996 il primo album, “Mesmerized”, pubblicato per la Head Not Found, un’etichetta molto interessante per quello che proponeva all’epoca: Carpe Tenebrum, Crest Of Darkness, Ragnarok, Ulver, sono un esempio. Una fucina di realtà musicali che avrebbero poi fatto tendenza negli anni. Gli Atrox forse non sono il nome che si poggia sulla bocca di tutti, ma chi segue l’underground e le produzioni meno celebrate, gli Atrox vogliono dire un sound ricco, di stile. Tra doom, melodic death, rock, gothic, l’avant-garde e il progressive che è diventato negli anni, gli Atrox hanno effettivamente espresso uno stile autenticamente personale. ‘Monocolo’, ovvero focalizzazione e fissazione dei dettagli. “Monocle” esce nove anni dopo il precedente “Binocular”. Un tempo lunghissimo, speso probabilmente dalla band a suonare in giro. Poi qualcosa che matura e prende forma, con pazienza, in questo full length dai suoni squillanti eppure mai davvero netti (ammesso che ci sia da fidarsi del supporto digitale ricevuto dalla Dark Essence). Suoni importanti, scolpiti con la mano del metal, sia esso di stampo heavy, thrash, doom e attraverso un tocco prog e con manipolazioni di elettronica. Canti appassionati, ritmi marcati, scanditi, oppure tappeti ritmici sostenuti. Questo “Monocle” è anche atmosfera però, a volte confusa e che confonde. A volte meno tersa del previsto, uggiosa e opaca. Questo album comunica stati d’animo, ma il tocco dell’elettronica rende tutto cupo e le melodie raggiungono toni epici e dark al contempo. Difficile spiegare, ma si ha la sensazione di vivere lo stesso umore di alcune cose dei Queensrÿche di “Operation Mindcrime”, per quanto i norvegesi poi non si esprimano attraverso l’heavy metal. La band accosta alcuni stili con modalità progressive, creando così un sound atipico ma non impossibile da recepire. Anzi, un solo ascolto ed ecco guadagnato il buon motivo per ritornare a ripeterlo. Qualsiasi cosa accada tra nove anni, “Monocle” starà ancora girando nella vostra testa.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

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