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SATYRICON (Frost), “Abbiamo una passione genuina per il Black Metal”.

by on Gen.10, 2018, under INTERVISTE

I Satyricon hanno suonato in Italia lo scorso Ottobre, e stanno per tornare il prossimo Marzo. Dopo 9 album e oltre 25 anni di carriera, sono senza dubbio una delle band più simboliche dell’universo della musica estrema, una delle stelle più oscure della galassia black metal norvegese. Ma il mercato della musica è una brutta bestia e l’intelligenza di Satyr e Frost è spesso fraintesa, etichettata o mal valutata. Pertanto, avendo avuto una conversazione molto profonda ed interessante con Frost nel 2015 (leggi qui), all’epoca di “Live At The Opera”, ho continuato quegli argomenti, approfondendo, andando oltre. Abbiamo spaziato dal nuovo album alla scena, dall’amicizia che c’è dietro alla band, alla salute, alla vita e alla visione del passato e del futuro, presente compreso. Frost ha preferito essere intervistato fuori all’aperto, nel sole caldo di un ancor più caldo inizio di autunno. Quasi mi ha dato più risposte di quante domande gli abbia sottoposto. Ancora una volta, uno dei batteristi più veloci e con più groove della scena. Questi sono i Satyricon. Questo è Frost. (also in english here)

MH: Ciao! Volevo in qualche modo continuare l’intervista che ti ho fatto due anni fa. Prima di tutto congratulazioni per il nuovo album. L’ho personalmente recensito (qui) con voto massimo. “Deep Calleth Upon Deep”. È un titolo biblico. Come vi è venuto in mente?
F: È semplicemente un titolo che è in linea con il contenuto e l’essenza dell’album. Sai, per il semplice fatto che un termine o una frase esiste nella bibbia, non significa che abbia a che fare con la bibbia. La ragione che ha fatto diventare questa frase il titolo ha a che fare con un piccolo episodio che è successo… una cosa banale… molto a ridosso della fine delle registrazioni del disco, quindi eravamo proprio agli sgoccioli… e Satyr stava leggendo un articolo dove c’era questa frase, che è una citazione della bibbia. Mentre leggeva ha semplicemente detto “questo è il titolo del nostro album, eccolo qui”. Proprio così. È un disco che viene dal profondo lato oscuro di tutti noi, lo abbiamo praticamente tirato su dai recessi più profondi del nostro essere. E questo lo comunichiamo all’ascoltatore, è uno di quegli album che richiedono la consapevolezza e attenzione dell’ascoltatore. Quando questo succede, ti conduce attraverso le strutture più profonde della coscienza, forse giù fino al subconscio e laggiù è proprio dove questo album funziona. Quindi, poi voi avete anche quel detto latino che credo sia… magari te lo sai visto che sei italiano, l’ho letto tante volte… una cosa come ‘Abyssus abyssum invocat’ [“l’abisso invoca l’abisso”, ndr], una cosa del genere… si… questo è proprio il significato.

MH: Il salmo della bibbia (42:7) continua: “…al rumore delle tue cascate; tutte le tue onde ed i tuoi flutti mi son passati addosso.”. Un po’ strano o forzato ma sembra il tipico testo black metal. Infatti è molto profondo ma la stampa mediocre, la gente, spesso non sono d’accordo se voi suonate black metal oppure no. Dove, sulla scena, metti i Satyricon oggigiorno con la musica e l’ispirazione attuale?
F: Se lo chiedi a me, ottieni una risposta molto semplice e diretta: questo è black metal, altro non è. E non capisco come ci possano essere dubbi su questo argomento. Se non lo è, cos’è? Non abbiamo mai fatto un album così oscuro e contorto, e ossessionante. Così profondo, cupo e minaccioso… e così sinistro e con presentimenti negativi. Quindi cosa mai puoi chiedere di più, voglio dire, “Deep Calleth Upon Deep” è secondo me un milione di volte più oscuro e spaventoso di “The Shadowthrone”, giusto per fare un esempio. Non voglio iniziare il dibattito su cosa è più tetro, perché… voglio solo che tu capisca il mio… se quello che lo definisce, è la sostanza di tutta la musica, come può non essere black metal. C’è gente che ancor oggi nel 2017 va in giro con questa strana idea che il black è corpse painting, blast beats, o l’uso di simbologie. Non dico che ce ne siano tanti, ma questa gente esiste. Posso capire se uno di 16 anni pensa in quel modo, ma il black metal che conosciamo oggi è esistito per un lungo tempo e molte altre band sono in giro da tanto tempo, e quelli che cominciano ora suoneranno in un mondo di musica che ha radici ma anche una lunga storia che arriva fino ad oggi. Credo ci debba essere un diverso livello di comprensione ora. È questa l’essenza di tutto. A volte dico pure che assomiglia al blues. Almeno nell’atteggiamento. Nel blues ha tutto a che fare con i sentimenti, giusto? Non ci sono sentimenti? Non è blues. E qui è la stessa cosa. Non importa se è estremo o quanto veloce suoni. Questo non definisce il genere. L’uso o meno del corpse paint non è ciò che definisce il genere. Che tu sia etichettato come satanico o meno, non è la cosa che definisce il genere. È una cosa concepita spiritualmente, è lì che vedi la sostanza che c’è dentro. E per me la sostanza di “Deep Calleth Upon Deep” è molto simile alla sostanza che compone il nucleo duro di quel che io penso sia il black metal.
MH: E comunque continuate a riempire i posti dove suonate con fans del black metal, a prescindere da qualsivoglia cosa venga detta…
F: Da un certo punto di vista non mi interessa come la gente chiami questo genere, perché quello che provano e sperimentano è ciò che conta. Ma comunque non ho ancora incrociato un’opinione valida in quanto il black metal è di fatto il genere con il quale sono cresciuto, ho sempre avuto passione per questo genere. E tutti i Satyricon pensano allo stesso modo. E secondo noi portiamo avanti una specie di eredità che è collegata con questo genere, e di questo andiamo fieri. A volte, forse, è peggio esprimere questa opinione che cambiare argomento…

MH: Mi ricollego a ciò che ci siamo detti due anni fa. Mi dicesti che dopo la pubblicazione dell’Opera album, stavate pensando di fare un album di cover, con una scelta di brani molto strana. Ebbene, dov’è finita questa idea visto che siete usciti con un nuovo album di vostri brani inediti?
F: Beh, il nuovo disco ha coperto tutto. Iniziammo il progetto cover. Selezionammo anche sei canzoni e forse iniziammo pure a provare
MH: Quindi è ancora in lavorazione…
F: Si. Ma poi c’è venuta l’ispirazione di scrivere musica per un nuovo album in studio. E questo è diventato più importante. Ma, tranquillo, ci torneremo sopra al momento giusto.

MH: Tutti sanno che Satyr ha avuto dei problemi di salute. Apparentemente sta bene visto che è in tour. Ma come questa sua condizione ha influenzato il nuovo album?
F: Oh. È una cosa dura da spiegare perché coinvolge ad un libello subconscio. Non sappiamo molto di come si sia manifestato o come influenzi e cosa succederà. Ma a prescindere da tutto, penso che il suo tumore al cervello ci abbia fatto capire che i Satyricon sono ancor più importanti. Perché poi ti confronti anche con la finalità…
MH: la mortalità dell’uomo…
F: Si! E alla fine non sai per quanto puoi andare avanti. Quando sei giovane non ti rendi conto e ti sembra di avere tutto il tempo del mondo. Ma quanto vivi un’esperienza simile, con qualcosa di così potenzialmente fatale, allora sei costretto a rendertene conto. Comunque non è proprio così. Ti può essere tolta in qualsiasi momento quella lucidità che ti serve per andare avanti, quindi è meglio investire tutto quello che hai, ogni giorno, in quello che ti piace fare, almeno finché non è finita. Può essere che non ferma la corsa della macchina, ma può succedere che la tua salute è indebolita e non puoi più continuare a fare quello che fai. Voglio dire che questo [la musica, ndr] è demandante. Pretende presenza fisica e mentale. E se questa sfida diventa troppo difficile, forse devi pensare a fare qualcos’altro per il resto dei tuoi giorni. Ma fintantoché riusciamo a fare questo e starci anche dietro, vediamo se è possibile dare più del 100%. Magari provare a dare un 110%. Come portare a bordo nuove risorse.

MH: Sempre due anni fa mi dicesti una cosa che mi interessò molto. Mi dicesti che non avete una setlist fissa per il tour, avete una specie di varie combinazioni di canzoni… Ebbene ho guardato le setlist degli ultimi concerti di questo tour, e vedo che è quasi sempre la stessa cosa. Quindi ti chiedo dov’è finita questa idea o come gestite questo aspetto.
F: Quel che abbiamo deciso per ora è dare enfasi all’album. Quindi abbiamo varie canzoni da questo album che suoniamo ogni sera. Ci sembra giusto aprire sempre con “Midnight Serpent” per poi avere una cordata di canzoni che la seguono, poi facciamo altre canzoni dell’album che secondo noi sono essenziali, ma comunque abbiamo anche canzoni che mettiamo e togliamo… quindi ci saranno canzoni del disco che suoniamo stanotte ma che non abbiamo suonato ieri, per esempio. Abbiamo inoltre iniziato a provare alcune canzoni più vecchie, abbiamo dato un’occhiata agli arrangiamenti, li abbiamo un po’ attorcigliati e saranno canzoni che porteremo nella setlist. Quindi cerchiamo di avere una lista che è più rigida in quanto stiamo facendo il tour per un album, un nuovo album in studio; l’ultima volta che ci siamo visti, avevamo questo opera album che girava e quindi eravamo … secondo gli esperti dell’etichetta discografica… più liberi ti mettere e togliere canzoni in quanto non avevamo veramente nuovo materiale, avevamo solo degli arrangiamenti diversi che abbiamo portato in giro… ma ora è tutto diverso, in quanto questo nuovo disco parzialmente detta la setlist, la quale comunque non è bloccata e cambia un pochino ogni giorno.

MH: Ancora relativamente a due anni fa, io e te ci trovammo d’accordo sul fatto che “Phoenix” è un brano fantastico, e mi dicesti che ci potrebbero essere altri guest vocalist. Beh, nel nuovo album non ce ne sono proprio…
F: (ridendo, ndr) Si, ce ne sono!
MH: beh, volevo dire che non ci sono lead singers come ospiti!
F: questo è vero, si!
MH: Quindi, che mi dici a proposito di piani che prevedono l’uso di guest lead vocalist, magari nel prossimo futuro, magari in un nuovo album, magari nell’album di cover…
F: Yeah, per l’album di cover la cosa è confermata. Raramente facciamo piani di quel tipo. Siamo aperti alle collaborazioni ogni volta che ne vale la pena. Sai, sostanzialmente siamo una band, facciamo le nostre canzoni e suoniamo le nostre canzoni, e questa è la base di tutto. Se per qualche ragione sentiamo il bisogno di portare a bordo forze esterne per far funzionare le cose o perché ci viene l’ispirazione di farlo, o semplicemente ci vengono offerte delle chances, noi siamo comunque aperti a tutto. E può succedere di nuovo: abbiamo avuto l’idea di fare una cosa del genere… per questa volta o comunque proprio con questo disco… ma poi in realtà ci è parso meglio avere Satyr incaricato di tutte le lead vocals con l’aggiunta di qualche backing vocals per creare una specie di trama musicale, mantenendo comunque il carattere della canzone, il carattere della band… il quale era quello che si sentiva meglio questa volta.

MH: Sempre relativamente agli ospiti. In questo album avete un sacco di strumenti extra, come il sax, che mi è piaciuto un sacco, il clarinetto, il corno, ecc. Ma sono in qualche modo relegati nelle retrovie, non è come per esempio gli Enslaved che li portano davanti, come lead.
F: Si
MH: Il suono è black metal e grezzo ma questi strumenti danno una specie di sensazione vintage, se vuoi, pensi che li intensificherete nel futuro, portandoli davanti con un volume più alto, dando loro un ruolo lead?
F: Beh, questo segue quanto ho detto prima, siamo aperti a queste cose se sembrano buone. Ma quando abbiamo scritto la musica per “Deep Calleth Upon Deep” tutte le canzoni sono state fatte per una rock band. E questo significa chitarre, basso, batteria e voce. La nostra intenzione era, sai, quella di essere semplicemente una band che spacca che suona canzoni che spaccano! Per dirla in modo semplice? Beh, quando avevamo scritto la maggior parte del materiale ci sembrava che c’era spazio per aggiungere qualcosa. Ci siamo resi conto che non c’era tanta atmosfera ed emozione, mancava dello spirito alla canzone. Forse era possibile sollevare un po’ le cose solamente incorporando delle trame sottili, quindi abbiamo provato differenti soluzioni collaborando con varia gente tra i nostri contatti. E questa gente ci ha suggerito degli arrangiamenti e in alcuni casi ci siamo resi conto, sai, che apportavano davvero qualcosa alla canzone. Quindi Satyr ha preso questi elementi e li ha messi come parte della composizione, e questo è successo proprio alla fine, quando le canzoni erano già scritte e non erano state pensate per avere un sassofono, quegli altri strumenti o roba del genere in un ruolo centrale. C’è sempre stata la band con il ruolo centrale. E vogliamo che questo rimanga così. Quindi quando queste trame sono state aggiunte, sono state aggiunte per, in maniera sottile, dare enfasi a cose che c’erano già nella canzone, forse per aggiungere qualcosa, un senso di dramma o per accrescere l’atmosfera.

MH: Perché Edvard Munch. E perché uno dei suoi dipinti meno colorati?
F: È… successe…. è stato molto simile alla storia che ti ho raccontato per il titolo dell’album. Satyr ebbe accesso ad un catalogo web di vari lavori di Munch. Quando ha visto questo disegno ha capito… quella doveva essere la copertina dell’album… in quanto ne è l’espressione visuale.

MH: Ho una domanda personale per te. Come bilanci la tua vita musicale con i Satyricon e con i 1349?
F: Funziona tutto bene. Conosco esattamente il mio ruolo nelle due differenti band e non le mischio. La storia con i Satyricon risale al 1992, e rimarrà la mia priorità principale fintantoché esiste la band. Ma quando sono con i ‘349, mi ci dedico al 100%, non è un progetto per hobby quando sono con loro, se capisci cosa intendo.
MH: quindi invece di un side project, hai due progetti in forma parallela…
F: Quando sono da una parte, sono solo lì. Completamente. Ma i Satyricon devono rimanere prioritari.

MH: Per chiudere: sono oltre 25 anni che tu e Satyr siete assieme nella stessa band. Qual è il segreto?
F: Abbiamo una passione sincera per quello che facciamo. Una passione genuina per la musica. Una passione genuina per il Black Metal. E poi abbiamo anche un profondo rispetto l’uno verso l’altro, e abbiamo questo buon equilibrio tra l’essere strettamente colleghi e l’essere amici.
MH: Non è una cosa facile.
F: Esattamente! Se fossimo i due migliori amici, uscendo assieme nel tempo libero… questo rovinerebbe in qualche modo la chimica. Ma per noi è più una cosa secondo la quale ci sono volte che possiamo uscire e possiamo essere, come dire, migliori amici, ma poi ci sono anche volte che lavoriamo separatamente, da soli, e noi siamo molto differenti… e penso che questa sia la cosa più importante, non otteniamo due del mio tipo o due del tipo di Satyr… abbiamo capito quali sono le nostre posizioni differenti, e le rispettiamo. Quindi abbiamo un profondo rispetto per quello che abbiamo raggiunto assieme per il lavoro della nostra vita.

MH: Grazie. Un messaggio ai nostri lettori e ai tuoi fans…
F: Dico quello che dico sempre. Spero di vedere gente quando siamo in giro, ma quello che faccio là dietro alla batteria quanto suono con i Satyricon è più importante. Questo è tutto quello che posso dirti…

(Luca Zakk)

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