METALHEAD


THE DEAD DAISIES – “Burn It Down”

by on Apr.06, 2018, under ALBUM, D, T

(Spitfire Music / SPV) Torna ancora una volta, più immortale che mai, il super gruppo che vanta in line up il non plus ultra della scena hard & heavy… una line up che fa impallidire chiunque, visto che nomi come Castronovo, Corabi, Aldrich o Mendoza sono sufficienti per sconvolgere chiunque abbia avuto a che fare con la discografia di mostri sacri quali Mötley Crüe, Whitesnake o Dio. Il precedente full length (recensione qui) era esplosivo, devastante, come se si fosse trattato di uno di quei debutti spacca tutto, dove qualcuno entra in scena e decide di imporre le proprie regole. Il nuovo lavoro è sicuramente meno diretto, non c’è quell’effetto fulmine a ciel sereno, ma i dieci brani sono tosti, trasudano groove, potenza ed una sincera divagazione musicale che rispetta, venera ed adora il sano e puro rock’n’roll. La voce graffiante di Coraby continua ad essere l’accento azzeccato per quelle macchine da riff che competano una line up irresistibile, qualcosa da vedere assolutamente dal vivo, in quanto un qualsivoglia supporto digitale o analogico non potrà mai rendere l’energia diffusa da questo quintetto che troneggia nel mondo dell’hard rock. Un pugno in faccia “Bitch”. Melodica ma spietata e grezza “Resurrected”. Fa male, fa male alle vertebre la potenza in chiave epica di “Rise Up”. Bluesy e maledettamente provocante la title track. Polvere southern iniettata ed infettata da metallo bollente con “Judgement Day”. “What Goes Around” vuole essere un fardello pesante da trascinare in giro per il deserto, mentre un cantico di assoli taglienti accompagna la marcia come avvoltoi affamati. Blues di alto livello con la ballad “Set Me Free”… metallo spietato e pesante con “Can’t Take It With You”. “Leave Me Alone” chiude l’album con una energia rock senza più controllo, senza più rispetto, una autentica randellata sul muso. Insomma, siamo davanti a cinque ‘ragazzini’ molto incazzati, molto sfacciati… cinque ragazzini con una carriera stratosferica che si reinventano, si rigenerano e tornano all’atteggiamento ribelle ed un po’ punk del teenager di oltre trent’anni fa. Ma è facile smascherarli… non ingannano nessuno… questi non sono certo una gang di periferia con delle chitarre e al debutto: c’è troppa maestria, troppa tecnica, troppi assoli fulminanti, toppa potenza da parte della sessione ritmica che non fa prigionieri; ed poi, bisogna dirlo, c’è là davanti un vocalist che che spara solo per uccidere!

(Luca Zakk) Voto: 8/10

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