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HEROES OF FORGOTTEN KINGDOMS – “Dragonslayer”

by on Mar.14, 2019, under ALBUM, H

(Underground Symphony) Epici. Gloriosi. Il moniker prima, il titolo dell’album poi… senza contare la stupenda copertina, sono tutti dettagli molto poco celati che rivelano cosa aspettarsi da questo debutto della band Italiana. Anche i nomi dei musicisti confermano questo palese invito alla guerra, alla gloria eterna, alla difesa del regno: Grodan, Gildor, Argo Skia, Robert Buckland, Silent Sword e Darmian… fantastico! E, permettetemelo, dannatamente fantasy! La loro stessa presentazione parla di fieri guerrieri che con le loro spade hanno forgiato questa band di … adventure metal! I ragazzi, poi, non si sono imposti un limite, andando ad investire davvero molto in questo progetto: dai costumi perfettamente in linea con l’immaginario Manowar/Hammerfall fino agli ospiti invitati, tra questi Giacomo Voli (Rhapsody Of Fire), Andrea De Paoli (Maze of HeaveN, ex Labyrinth, ex Vision Divine), senza tralasciare la copertina curata da Dan Goldsworthy (Accept , Alestorm, Gloryhammer). Musicalmente ci sono un sacco di dettagli: dal violino a componenti sinfoniche teatrali ed epiche. I riff sono cavalcate micidiali, le ballads trasudano eroicità, gloria ed immortalità. Dopo un troppo lungo intro narrato, il quale sicuramente è pensato per avviare l’ascoltatore all’interno della fiaba, risultando però assurdamente noioso e decisamente evitabile (oltre sette minuti, sette minuti di narrazione e clangore di spade!), è “Dragons’ Awakening” che manda l’esercito sul campo di battaglia! Una battaglia che vede come vincitore un solo cavaliere: “The Last Knight”. Intensa, tecnica e veloce “The Ancient Will of the Prophecy”, un brano guerrafondaio in stile Gloryhammer. Emerge la componente folk, molto ben integrata, con “Power of Magic”, cori a-là Hammerfall con “Realm of Holy Leaves”, brano che vanta un’ottima chitarra. Intensa, struggente e travolgente la folk-ballad “Deadly Crimson Flower”, poderosa e minacciosa “Lords of the Seas”. Emerge una vena più heavy rock, sempre con una intensità folk e deviazioni quasi prog, con “Winds of War”, mentre la conclusiva title track riprende velocità, gloria ed un amore quasi reverenziale per la fedele spada, specie se grondante sangue. Un power metal, con divagazioni folk e sinfoniche, il quale non rifiuta alcun cliché: la band ci ha veramente messo dentro di tutto… ed anche di più. Sicuramente non inventano nulla di nuovo, anzi, ma -intro escluso- l’album è gustoso, tecnico, molto ben suonato, molto ben arrangiato e si sente che i musicisti ci sanno fare. Tuttavia l’originalità e la personalità stilistica rimangono ancora lontana, ma non dimentichiamo che siamo al debutto di un progetto che non ha nemmeno due anni. Una cosa comunque è innegabile; si tratta di un disco che raggiunge l’obbiettivo principale di un disco farcito questi contenuti tematici: dopo l’ultima canzone rimane quel desiderio -troppo a lungo soppresso- di impugnare la spada, indossare elmo e corazza per uscire dalla tenta, cavalcando dall’accampamento verso quel verde campo di battaglia… un verde che molto presto assumerà il colore rosso intenso intenso del sangue del nemico!

(Luca Zakk) Voto: 6,5/10

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