METALHEAD


VAK – “Loud Wind”

by on Set.02, 2019, under ALBUM, V

(Indie Recordings) Dopo il debutto del 2015, ecco un passo avanti per questi prog sludgers svedesi grazie alla firma con la Indie Recordings. Ma il vero passo avanti per la band è… essere ancora qui! Infatti durante l’anno scorso, uno dei membri è stato colpito dalla sindrome Lemierre, una forte infezione letale che ha portato alla complicanza di una trombosi cerebrale. Dopo una lunga terapia intensiva, tuttavia, il musicista è riuscito ad uscirne vincitore, tanto che la band ha potuto continuare i lavori e giungere a questo secondo interessante capitolo. Un po’ la forza ritrovata, un po’ l’interessante background dei componenti (che collaborano con bands quali Switch Opens o Misery Loves Co.), un po’ anche certi skill ed esperienze trasversali (il tastierista viene dal mondo Jazz, ed uno dei chitarristi si è avvicinato al metal entrando nei Vak!), un po’ la direzione stilistica marcatamente alternativa, ed ecco che “Loud Wind” si rivela una perla estremamente suggestiva, destabilizzante, provocante ed ossessiva. Le sonorità ritornano sempre in qualche modo sul nocciolo sludge, ma ci sono un sacco di parentesi che portano il suono verso tematiche gotiche, atmosfere goth nu-metal, doom tradizionale, rock avantgarde e psichedelica d’annata, spingendo l’ascoltatore verso un contorto ed eccitante labirinto di emozioni taglienti ed improvvise. In apertura la title track la quale conferma la totale impossibilità di classificare lo stile di questa intelligente band: il brano percorre una strada che parsa per il metal, per il doom, per lo sludge, per il rock moderno, quello alternativo, senza ovviamente dimenticare un metal decisamente pesante. Molto pungente ed imprevedibile “Melting Eyes”, una canzone dal sapore goth/industrial anni ’90 (sulla scia Korn), stile poi sbattuto violentemente a terra con la sporcizia dello sludge. Suggestiva, lenta e tetra “Birds Of Earth”, come lo è “Defenceless” la quale però evolve verso sonorità psichedeliche dal sapore cosmico. Percorsi tortuosi con il jazz prog di “Collector”, pesanti momenti goth doom su “Fear The Morning”, prima della conclusiva meravigliosa strumentale “Freddie / Time Freezes” (dedicata al poliedrico musicista svedese Berndt Arvid Freddie Wadling scomparso nel 2016). Democrazia sonora: i cinque elementi sono uniti dalla sincera passione per la musica in generale, senza voler essere per forza ‘solo’ metal, come confermano le origini stilistiche molto divergenti, a volte contrapposte. Ma questa loro unione e questo apporto bilanciato dei cinque punti di vista, riescono a dar vita ad un’opera estremamente originale, coinvolgente, sensuale, drammatica, inquietante ed assolutamente appassionante!

(Luca Zakk) Voto: 9/10

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