METALHEAD


GOATESS – “Blood and Wine”

by on Set.30, 2019, under ALBUM, G

(Svart Records) Profondi cambi per gli svedesi Goatess! Dopo due fantastici album, quello omonimo (recensione qui) ed il successivo “Purgatory Under New Management” (recensione qui), avvicendamento per quanto riguarda il bassista che ora è Samuel Cornelsen… ma il vero cambiamento ha a che fare con il frontman! Se ne è andato infatti il mitico Chritus Linderson (quello dei Lord Vicar) per far spazio a Karl Buhre (dei death metallers Crucifyre)! Ed è qui che iniziano le sorprese, perché Karl ha una voce rauca, graffiante, maschia… molto diversa da quella più squillante e lamentosa di Chritus, ma non per questo incompatibile con i pesantissimi riff melodici dei Goatess! Pesantissimi ma ancora decisamente in evoluzione verso prog e psichedelico, come si sente marcatamente già dalla opener “Goddess”, un lungo brano (oltre otto minuti) il quale dopo metà durata si abbandona ad una teoria musicale degna degli Hawkwind, prima appesantirsi, apparento anche sferzante e possente. Questa particolarità, poi, emerge di sorpresa un po’ ovunque nei restanti brani, dando vita ad un ascolto tutt’altro che scontato. Slugde putrefatto dal ritmo lento spezza vertebre con “Dead City”: riff ipnotico, voce rauca, assoli che emergono e che si interrompono con cadenze molto heavy, per poi tornare in un mondo ipnotico ed ossessivo. Doom melodico su “What Lies Beneath”, un altro brano con una parentesi delicata ma inquietante di scuola Black Sabbath. Riff pungente su “Black Iron Mark”, oscura ma con un copioso strabocco di blues “Dark Days”. Lenta, fumosa ma meravigliosamente atmosferica “Dunerider”, un brano dal sapore desertico, sognante e molto vintage. “Jupiter Rising” è ancora su dimensioni oniriche, mistica, con linee di basso suggestive; headbanging garantito tra i riff cattivi e le divagazioni melodiche di “Stampede”, mentre la conclusiva title track, un macigno di quasi un quarto d’ora, crea lo spazio alla band per abbandonarsi, sbizzarrirsi creando suoni immensi, bassi poderosi e provocanti, riff granitici e ritmi morbosamente assillanti. Cambia tutto in casa Goatess, ma non cambia assolutamente nulla: anzi… c’è crescita, una evoluzione del suono il quale rimane molto identificativo ma con dettagli più maliziosi, a tratti crudeli, spesso perversi, sempre magneticamente irresistibili. I Goatess si concentrano su un doom/sludge, ma con sapienza ed intelligenza riescono ad attingere dagli anni ’70, dal psichedelico, dal melodico: la capacità più evidente è quella di usare questi ingredienti con perspicacia, sempre al momento giusto e con un effetto globale al quale è impossibile restare indifferenti!

(Luca Zakk) Voto: 9/10

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