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DIO – “Angry Machines” / “Magica” / “Killing The Dragon” / “Master of the Moon” (Reissues)

by on Mar.24, 2020, under ALBUM, D

(BMG / Niji Entertainment Group Inc.) È nato il 10 luglio del 1942 a Portsmouth nel New Hampshire e un cancro se lo portò via il 16 maggio del 2010, senza cancellare il fatto che la sua voce sia stata e sarà tra le migliori del rock e metal di sempre. Ronnie James Dio aveva origini italiane, nato infatti come Ronald James Padavona, e la sua data di nascita è stata spesso messa in discussione (nato nel 1942 o nel 1949? poco importa…), ha cantato nei Black Sabbath, nei Rainbow di Ritchie Blackmore (ex storico chitarrista dei Deep Purple), ha fatto parte degli Heaven & Hell (band con elementi dei Black Sabbath), facendosi però da prima le ossa negli anni ’70 con gli Elf. R.J.Dio è autore di una nutrita discografia solista, nella quale l’heavy metal, tematiche fantasy e non solo quelle, si uniscono in un insieme nel quale ogni canzone è un inno alla potenza, forza e a melodie fulminanti tipiche del genere. Opera di ristampa da parte di BMG e Niji che ripropongono gli ultimi quattro album da solista incisi da Dio tra il 1996 e il 2004. Gli album rimasterizzati dal collaboratore di lunga data dello scomparso cantante, Wyn Davis, contengono alcuni brani inediti sia in studio che live. Ogni versione CD, con confezione deluxe mediabook, ne ha uno bonus che contiene dieci brani registrati dal vivo durante i rispettivi tour di supporto agli album. Le ristampe in formato vinile contengono la tracklist originale e sono disponibili con stampa lenticolare limitata alla prima stampa. Come bonus speciale la versione 2LP di “Magica” contiene un 7″ con il singolo di “Electra”, l’unico brano completo originariamente composto per l’album mai inciso “Magica 2”. Tutte le tracce bonus sono disponibili anche nei formati digitali.

I dettagli delle ristampe QUI.

“Angry Machines” è ricco di pezzi possenti, solenni, con andature spesso cadenzate, aspetti questi che sono spesso rintracciabili nella storica produzione solista del musicista statunitense. Da molti l’album del 1996 è stato mal considerato, addirittura additandolo per un approccio compositivo parzialmente vicino a “Dehumanizer”, l’ultimo lavoro dei Black Sabbath nel quale Dio ha cantato. Innegabile però che questo album possieda forza, sia marcato da cadenze nei riff e nei ritmi, che conceda anche il fianco a sortite hard rock, come nel caso di “Golden Rules” o “Big Sister”. Dunque qualcosa di strettamente meno Dio del solito, tuttavia non un disco abominevole! La prestazione vocale di Ronnie James Dio è quella di sempre e diversi i pezzi accattivanti, pur con qualcuno un po’ piatto. Il totale è quello di un album che i fan potranno anche non ritenere tra i memorabili dell’autore ma non da screditare a priori.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

 

“Magica” dal punto di vista testuale è basato su una storia ambientata nel futuro ma che ruota attorno a un libro di magia, nonostante affronti anche temi dell’epoca, era il 2000; tuttavia Ronnie James Dio non ha mai voluto considerare come un concept questo album. “Magica” segue temporalmente “Angry Machines”, ma la modernità, anzi l’attualizzazione dei suoni e del come suonano le stesse canzoni dell’album di quattro anni prima, sono messe da parte in favore di un ritorno alle origini. Ronnie James Dio riprende le atmosfere sospese in un altrove fantastico, mitico. “Magica” è uno sguardo a vecchi tempi del cantante. Le tastiere rientrano in gioco in maniera molto più presente, i riff sono più netti e agili insieme, cadenzati, oltremodo solenni e imperiosi. Responsabile di tutto ciò è anche il ritorno del chitarrista e tastierista Craig Goldy, lo stesso del magnifico album “Dream Evil” del 1987. Il ritorno di Goldy determina queste atmosfere che placheranno lo stupore della stampa e chissà di quanti fans per quanto avevano udito nell’album di quattro anni prima. “Magica” doveva essere il primo capitolo di una trilogia, la quale non ha mai visto la luce. Come bonus speciale la versione doppio LP di “Magica” contiene un 7″ con il singolo di “Electra”, l’unico brano completo originariamente composto per l’album “Magica 2”.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

 

“Killing the Dragon” del 2002 per molti è un momento di risorgimento per Ronnie James Dio. In sintonia con la propria tradizione heavy metal e atmosfere sospese tra l’epico, il solenne e un fantasy mai banale, Dio è spalleggiato dal chitarrista Doug Aldrich per un’atmosfera generale piuttosto spigliata, meno fantasy e meno tastieristica rispetto a “Magica”. Chi scrive ha sempre pensato che il precedente e “Killing the Dragon” siano strettamente connessi dal punto di vista stilistico, pur suonando diversi. “Killing the Dragon” ha qualcosa dei tempi di “Look Up the Wolves”, del 1990, ma anche di “Holy Diver”, il debut album solista del 1983, mentre “Magica” guarda a un altro momento importante della carriera di Ronnie James Dio, cioè “Dream Evil”. Ad ogni modo anche “Killing the Dragon” presenta in questa fase finale della carriera (purtroppo interrotta dalla malattia) un senso di hard rock spesso ricorrente in alcune canzoni dell’album. “Killing the Dragon” è un compromesso tra momenti poetici quasi riflessivi, l’inno “Rock and Roll”, ed altri heavy oriented e potenti, come la title track.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

 

“Master Of The Moon” segue di due anni “Killing the Dragon”, è del 2004 ed è l’ultimo lavoro solista di Ronnie James Dio. Questo è l’album del mid tempo! L’uso che ne fa Ronnie James Dio e il fido Simon Wright alla batteria, è quello di sottolineare certi scenari e atmosfere, dando così lo spazio musicale ai riff del figliol prodigo Craig Goldy, rivisto in “Magica”. Questa volta Goldy e tutta la band, Scott Warren compreso alle tastiere, ripulisce il suono da barocchismi e timbri datati che riprendevano le sonorità dell’età “Dream Evil”. Anzi, forse proprio l’utilizzo di un tastierista a tempo pieno e non dunque Craig Goldy nella doppia veste di chitarrista e tastierista, inietta nel sound un plasma di idee più corposo e concreto. Anche in questo album ci sono dei pezzi più ‘easy’, immediati, dai suoni squillanti; qualcosa dii fisiologico visto che il nuovo millennio arriva per tutti e gli anni ’80 sempre troppo citati dai fans e critici, sono alle spalle da un pezzo. Questo album presenta una certa eleganza, non da meno un lotto di pezzi memorabili e affascinanti che contribueranno a farci tenere nel cuore Ronnie James Dio.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

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