METALHEAD


FORDOMTH – “Is, Qui Mortem Audit”

by on Giu.29, 2020, under ALBUM, F

(Auric Records) Brutale (letteralmente) cambio di direzione per gli italiani Fordomth, band che debuttò un paio di anni fa con un potente album di blackened funeral doom metal (“I.N.D.N.S.L.E.”, recensione qui). Se i tempi lenti, cupi e macilenti del debutto, se quella tendenza infernalmente liturgica trascinava con perversione verso gli abissi, con il nuovo album verso gli abissi ci si arriva comunque, ma con violenza, senso marziale, infinita ira e crudele disperazione: lo stile ora abbandona decisamente quell’impostazione funerea per abbracciare un black metal corposo, anche se ricco di atmosfera, con strumenti ben suonati e bilanciati ed una direzione dal gusto epico ed ambient, senza dimenticare qualche ricercatezza tecnica che allontana dunque il quartetto da un black scontato e prevedibile. “Esse” apre con fare diabolico, un black efferato e scatenato sferzato da vocals sia graffianti che tuonanti. Il brano strizza l’occhio al passato della band con una parentesi lenta, pesante e catchy, ma poi progredisce verso una teatralità demoniaca agghiacciante ed inquietante, prima di un finale incalzante. Poderose le linee di basso che si inerpicano sul muro sonoro dell’incidenza grandiosa espressa da “Audere”, un brano dal gusto pagan che oltre ad una furia guerrafondaia ed inneggiante ad oscuri eroismi, seduce con atmosfera, arpeggi ed ambientazioni malinconiche. Un black più spietato nella prima parte di “Scire”, prima di un cambio che si lascia trascinare verso un mid/slow tempo crudele, esaltato da arpeggi deliziosamente dissonanti ed un lavoro di batteria meravigliosamente tumultuoso. Melodica ed intricata l’ottima “Mors” prima della traccia conclusiva, un pezzo senza titolo (apparentemente bonus track dell’edizione su CD), un brano ambient che riproduce voci in stile canto armonico tibetano, incrociate con campane rituali, sonorità che riportano a strumenti come il digeridù (un antico strumento a fiato ad ancia labiale degli australiani aborigeni, cit.) o il tampura indiano… dando vita a cinque minuti di viaggio tantrico, espressività di un mantra occulto, un rituale ricco di mistero che quasi dipinge nella mente dell’ascoltatore le sembianze del vero volto della morte. Morte, appunto. E la sua nemesi, la vita. I due opposti di un concetto tanto ovvio quanto complesso: mistero ed occulto; odio, dolore, condanna e nessuna redenzione. Il tutto espresso in una epica battaglia tra forze del male, dove solo lo schieramento più audace potrà dominare per l’eternità a venire!

(Luca Zakk) Voto: 8/10

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