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ALICE COOPER – “Raise The Dead – Live From Wacken”

by on Ott.10, 2014, under ALBUM, C

copalicecooper(UDR) Spesso, parlando di bands storiche, tendiamo ad abusare di definizioni come “mito o “leggenda”; ci sono, invece alcuni artisti per cui questi termini vanno addirittura stretti, meritandosi lo status di icone. Mi riferisco a personaggi come Lemmy Kilmister, Ozzy Osbourne e Alice Cooper. Quest’ultimo, soprattutto ha avuto un ruolo seminale nella storia del rock, abbinando all’energia propria del genere una teatralità, un’iconografia horror venata di sarcasmo e humor nero. Senza Alice Cooper non sarebbero, probabilmente mai nati acts come W.A.S.P. o Twisted Sister, ma nemmeno realtà più recenti come Rob Zombie o Marylin Manson. Lo stesso Ozzy, nella sua carriera solista gli deve qualcosa, a livello d’immagine. Un personaggio trasversale, apprezzato dai rockers come dai deathsters più incalliti. Il concerto in questione risale al 2013 in quel di Wacken, ed è impressionante il carisma che emana questo ragazzino di sessantacinque anni, capace di tenere in pugno tutto il numeroso e variegato pubblico presente al festival. Lo show si divide in tre parti: la prima rivela il lato più glam e scanzonata della discografia, con classici come “Hello Hooray”, “House Of Fire”, “No More Mr. Nice Guy” e “Under My Wheels”. La seconda parte è dedicata al lato più horrorifico e grand guignol, con “Welcome To My Nightmare, “Feed My Frankenstein”, con tanto di mostro animato, seguita da “Ballad Of Dwight Fry”, “Killer” e “I Love The Dead”, dove Alice sfoggia tutto il suo repertorio, fatto di camicia di forza, ghigliottina e amenità varie. Dopo la scena della decapitazione, comincia la terza parte, quella che da il titolo allo show: Alice viene risvegliato da una voce, che gli annuncia che è tempo di risvegliare i morti. Sullo stage appaiono le lapidi di alcuni musicisti, amici e compagni di bevute, purtroppo deceduti: oltre a quelle di John Lennon e Jimi Hendrix, ci sono quelle di Jim Morrison, omaggiato con la cover di “Break On Through”, e di Keith Moon, a cui viene tributata “My Generation”. Nel finale vengono proposte le immancabili “Poison” e “Schools Out”, inframmezzata da “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd. Alice è in forma strepitosa, supportato da una band precisa e spettacolare, autentici virtuosi e intrattenitori allo stesso tempo. Oltre ai due cd, il live contiene un dvd che ripropone l’intero concerto, oltre ad un’esaustiva intervista di venti minuti. Uno show memorabile proposto da un’artista che, nonostante l’età, mette in riga molte giovani bands, insegnando loro come si calcano le assi di un palcoscenico.

(Matteo Piotto) Voto: 10/10

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