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DISHARMONIC – “Il Rituale Dei Non Morti”

by on Ott.29, 2014, under ALBUM, D

copDISHARMONIC(Beyond…Prod.) Una disarmonia nelle onde sonore che porta alla mancanza di luce, di speranza, di vita. I Disharmonic celebrano il sedicesimo anno di (non) vita. Sedici anni di oscurità senza limite. Evocano il male dal nord est dell’Italia e producono musica che celebra l’occulto, il defunto, il condannato per l’eternità. Sarebbe offensivo catalogare questo sound come doom o dark doom. Anche black metal sarebbe totalmente sbagliato. Sarebbe offensivo, sbagliato e -a livello di critica- un errore immenso. Serve un po’ di storia: due full length, uno lontano quasi un decennio dall’altro, con il più recente (2012) rappresentante il ritorno, la resurrezione, la nuova vita. Ed ora, per mantenere alto il livello solforoso nell’aria che respiriamo ecco questo stupendo EP, questa geniale evocazione del male, del demone… dei mali, dei demoni. “Il Rituale Dei Non Morti” è composto da tre tracce, tutte intitolate come l’EP stesso che proiettano l’ascoltatore in una dimensione che ha solamente delle radici legate a sonorità metal: il tronco, i deviatissimi rami con le foglie gocciolanti sangue arrivano a livelli di orrore pazzeschi, toccando aree sonore vastissime! Questo EP è una colonna sonora di un film da infarto. Questo EP è un rituale maligno. Questo EP è doom per la pesantezza del sound. E’ death metal per certe estremità raggiunte. E’ black metal per i concetti esposti. E’ alternative per l’assurdo timbro vocale del Profeta Isaia. E’ prog per le malate idee concepite, esposte, dipinte. Ed è l’immensa resa atmosferica che materializza questa opera monumentale! Dettagli profondi, svolte improvvise, oscurità impenetrabile. La prima parte apre maestosa (sette minuti). Chitarre piene di energia, ritmi lenti e laceranti… ed un finale improvviso che è riuscito a sconvolgermi. Il leitmotif torna sulla seconda parte, ricco di perversione che induce in tentazione, con la nebbia piena di putrefazione che si materializza attorno all’ascoltatore mentre versi di un rito pieno di terrore si srotolano su una struttura musicale che condanna e che offre spazio a sonorità assurde, coinvolgenti, provocanti, non convenzionali. L’orrore continua con la terza parte, ancor più cinematografica, con quel sassofono oscuramente erotico che sembra uscito dagli incubi peggiori di Dale Cooper. Riassumendo? Non si può riassumere la morte. E questa è La morte assoluta, esposta con crudeltà, cinismo ed orribile sincerità. Mentre i non morti banchettano sui nostri resti senza senso, senza memoria, senza valore.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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