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CANCER – “To The Gory End” – “Death Shall Rise” – “The Sins Of Mankind”

by on Dic.02, 2014, under ALBUM, C

Cancer_ToTheGoryEnd_BO 0193 LEWI.inddCancer_DeathShallRise_BO 0193 LEWI.inddCancer_TheSinsOfMankind_BO 0193 LEWI.indd(Cyclone Empire) Quando si parla di death metal, si tende di solito ad identificare due principali scuole: quella Statunitense, con bands come Obituary, Death, Deicide, e quella Svedese, rappresentata da Entombed, Dismember e Grave. Spesso ci si dimentica dell’importanza avuta dalla scena Inglese che ha sfornato gruppi fondamentali per lo sviluppo del genere, basti pensare a Benediction, Bolt Thrower e Carcass, giusto per nominare i più famosi. Meno conosciuti, ma altrettanto importanti sono i cancer, band dalle sonorità ibride, a metà tra la scuola inglese e quella Statunitense. L’etichetta Cyclone Empire ha ristampato i primi tre album del combo Britannico; “To The Gory End”, uscito nel 1989, è il Debutto dei Cancer ed è caratterizzato da uno stile grezzo, più vicino a quello dei connazionali Venom con influenze thrash, dove l’elemento death è dovuto maggiormente alla voce di John Walker, un growling non lontano da quello di Jeff Walker (Carcass). Tra le composizioni spicca per ferocia “C.F.C.” (Cancer Fuckin Cancer), caratterizzata da un riff portante vicino agli Slayer di “Reign In Blood” arricchito da rallentamenti cadenzati che conferiscono un buon dinamismo al brano. La title track è aperta da un’intro orchestrale, seguito da una parte lenta che esplode in un riff assassino che riporta alla mente i Sepultura di “Schizofrenia”. Decisamente più lenta è “Die, Die”, piu vicina allo stile degli Obituary; non a caso, visto che John Tardy appare come guest, prestando la sua voce in alcune parti dell’album. Questa re-release è arricchita da due demo tracks non presenti nell’album originale: “Our Fate” e “Revenged”, entrambe vicine stilisticamente ai pezzi presenti nel lavoro, caratterizzate, ovviamente da una produzione più grezza. Nel 1991, i Cancer volano in Florida presso i leggendari Morrisound Studios per registrare il loro capolavoro “Death Shall Rise”, avvalendosi della collaborazione del guru della consolle Scott Burns, elemento fondamentale che ha forgiato quel sound unico che ha caratterizzato buona parte delle produzioni death metal degli anni ’90. La band fa sul serio e ingaggia alla chitarra l’altrettanto fondamentale James Murphy, famoso per aver collaborato con Death, Obituary e qualche anno dopo, con i thrashers Testament. Il risultato è un disco formalmente perfetto, con sonorità chiaramente più vicine al death metal Americano e brani che, pur non inventando niente di nuovo, sono ottimamente eseguiti e ben bilanciati tra accelerazioni fulminanti e rallentamenti soffocanti, complice la produzione claustrofobica del sopra citato Scott Burns. “Hung, Drawn And Quartered” risente molto dell’influenza degli Obituary, per via di un riffing pesantissimo che alterna mid tempo a rallentamenti vicini al doom. Da segnalare la presenza di Glen Benton come guest vocalist. Su “Tasteless Incest”, il tocco di James Murphy si fa sentire pesantemente negli assoli che impreziosiscono il brano con il suo stile inconfondibile. La title track ha un incedere più lineare e vicino al thrash metal, caratterizzato da ritmiche stoppate e stop & go. Le due bonus tracks presenti in questa edizione sono “Hung, Drawn And Quartered” e “Tasteless Incest” riproposte in sede live e registrate nel 1992 con Barry Savage alla chitarra che rimpiazza James Murphy, il quale lascia per formare i Disincarnate. Con il nuovo axe man, il gruppo si accinge a registrare il terzo album “The Sins Of Mankind”, prodotto da Simon Efemey che stravolge non poco il suono, più acuto e vicino al classico suono Inglese dei primi Benediction. Musicalmente il disco vira verso un death metal più moderno e personale ed è notevole la crescita tecnica che permette alla band di creare brani ad ampio respiro, tralasciando saggiamente il riffing claustrofobico dell’album precedente che non sarebbe stato adatto alla produzione scelta. Un certo retaggio death americano permane in “Electro – Convulsive Therapy”, che mi ricorda vagamente “Bastard Of Christ” dei Deicide. “Patchwork Destiny “ è ricca di cambi di tempo e passa dalle ritmiche groovy ai blast beats in un batter d’occhio. Ma l’apice dell’album è nel finale, con la violentissima “Tribal Bloodshed Part 1 – The Conquest”, song ai limiti del grind core con stacchi thrash più cadenzati, seguita da “Tribal Bloodshed Part 2 – The Flag”, più lenta e cadenzata, dall’incedere quasi epico. Anche qui troviamo due demo come bonus tracks: questa volta si tratta dei due pezzi che aprono l’album, ossia: “Cloak Of Darkness” e “Elettro – Convulsive Therapy. Con quest’album i Cancer raggiungono il loro apice creativo, slegandosi da influenze esterne e creando un sound finalmente personale. Alcune vicissitudini hanno portato la band allo scioglimento nel 1996, per tornare a calcare le scene nel 2013. Un Plauso alla Cyclone Empire per aver riportato alla luce questi importanti pezzi di storia del death metal.

(Matteo Piotto) Voto: s.v.

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