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STORY OF JADE – “Loony Bin”

by on Gen.30, 2015, under ALBUM, S

copStoryOfJade(Black Tears Of Death) Secondo album per i Toscani Story Of Jade, band nata nel 2002 dedita ad un horror metal che spazia dall’heavy classico a sonorità vicine al thrash, pur mantenendo sempre un’impronta melodica enfatizzata dalle sinistre tastiere che contribuiscono pesantemente a creare un’atmosfera lugubre. Il comune denominatore che unisce i dieci brani che compongono l’album è la pazzia, argomento non certo inedito in campo heavy metal, ma sempre affascinante. Dopo l’inquietante intro “Corridor”, spetta alla title track ad aprire le danze, con un riffing roccioso e pregevoli intrecci chitarristici, mentre le keyboards vengono usate per accentuare l’enfasi in alcuni passaggi. La voce di Bapho Matt si rifà in maniera evidente a sua maestà King Diamond, fonte d’ispirazione imprescindibile quando si parla di horror metal. “The Book Of Lies” parte con assoli priestiani, seguiti da un riff sostenuto che culmina nel chorus di matrice thrash che precede una serie di cambi di tempo, tra rallentamenti stoppati ad accelerazioni con tanto di blast beats. “Sick Collector” si sviluppa attorno ad un mid tempo su cui si staglia un cantato ora epico, ora acuto, raggiungendo picchi vicini al miglior Rob Halford. “Psychosis In A Box” è il singolo apripista dell’album, e vede la presenza alle tastiere di Antonio Aiazzi dei Litfiba, che impreziosisce il pezzo con sonorità alla Goblin, che ben si sposano con il riffing roccioso del brano. “Symphonies From The Grave” è introdotta da una parte recitata davvero spassosa che fa il verso a “The Warriors Prayer” dei Manowar. La canzone, però, è tutt’altro che ridicola: trattasi di purissimo heavy metal, solenne ed epico, con ritmiche cadenzate e chorus anthemico. “Lobotomy” alterna nuovamente ritmiche priestiane ad accelerazioni thrashy, mentre la prova vocale di Bapho Matt è da incorniciare, spaziando da tonalità growling ad acuti alla Rob Halford, uniti alla malignità di King Diamond. “Merculah” è decisamente pesante, dominata da un riff monolitico che a me ha ricordato i Death SS di “Panic”. Il sulfureo attacco di “Room 501” richiama alla mente gli Slayer di “South Of Heaven” in un’ipotetica jam session ancora con King Diamond, mentre il pianoforte di sottofondo rende ancor più lugubre l’atmosfera già resa inquietante dal riff iniziale. La conclusiva “Blood Hangover” vede come special guest Andreas “Gerre” Geremia, singer dei thrashers Tedeschi Tankard. La sua prestazione è piuttosto buona, seppur niente di particolarmente memorabile. Tuttavia, la sua voce sguaiata si adatta bene al mood del pezzo e si integra bene con lo stile di Bapho Matt. La band unisce in modo intelligente le sonorità metal più rocciose con melodie pianistiche minimali ma di sicuro effetto, ottenendo un sound riconoscibile e personale senza rinunciare alla tradizione. Consigliatissimo!

(Matteo Piotto) Voto: 7,5/10

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