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LAE – “Break The Clasp”

by on Mar.29, 2015, under ALBUM, L

copLAE(The Compound / Battleground) Un album strano, diverso. Mi spiazza. Confonde i miei sensi. Ma facciamo chiarezza, credo sia necessario. Si tratta dei LAE-TSEU, di Montreal, con origini risalenti a metà anni ’90; Al tempo il genere suonato era appartenente alla scena post-rock/post-hardcore. Ebbero un moderato successo locale, ma non debuttarono mai… ed infine si sciolsero nel 2001. Un giorno si sono riformati, cercando di portare a compimento il lavoro precedentemente svolto, debuttando con una totale rielaborazione del materiale composto in precedenza, iniettando una massiccia dose di sperimentazione, tanto da cambiare completamente il genere originale. Ed eccoli ora, con un moniker ridotto, ed un genere completamente diverso, atmosferico, pieno di sentimenti, emozioni, calore, tanta malinconia. Siamo sul rock, sul psichedelico, sul post rock angosciante che offre una purezza assoluta, un bellezza intensa ed un livello di depressione infinito. Non è certamente metal. Forse nemmeno rock. E’ un genere loro, dove ogni canzone è ben studiata, ben suonata, integra effetti, dà spazio ad un singer malinconico e a musicisti capaci di generare musica molto dolce ma terribilmente decadente. Oscura, vicina a certi concetti di doom la opener “Sexy Sadie”, dove il vocalist è caldo ma anche molto sofferente. Manca la luce sulla title track, ma non mancano strumenti inusuali che dipingono uno scenario suggestivo pieno di lacrime. Sublime sessione ritmica per la psico-ballad post rock “To Give You The Stars Above”, mentre l’acustica “Broken Knee” trova origini quasi blues. Sconvolgimento dei sentimenti su “Reunion”, con linee vocali fantastiche, mentre è un autentico capolavoro “New Moon”: un pezzo nuovamente malinconico, pieno di linee vocali irresistibili, accenni nervosi fantastici, il tutto su un post rock accentuato da ritmiche perfette, dove il basso è meravigliosamente dominante. Ulteriore decadenza e tristezza su “Sister” e “Spare Me Logic”, quest’ultima con esplorazioni sullo stile della precedentemente citata “New Moon”. Tristezza ambientale con “Geisha”, pezzo ricco di accenti e progressioni, mentre altro capolavoro è rappresentato da “17 Queen”… brano seguito da “un altro” pezzo di pari livello, “Cold Dark Drive”, il quale apre le porte agli struggenti dolori espressi dalle emozioni più intime, con un livello psichedelico in costante crescendo. Troppe le influenze di questa band. Troppa genialità rielaborata. E’ impossibile descrivere, è impossibile raccontare, è impossibile trasmettere ciò che si prova durante l’ascolto. C’è comunque un suggerimento: la favolosa copertina, un porta d’accesso criptica che invita ad oltre cinquanta minuti di magia musicale.

(Luca Zakk) Voto: 9/10

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