copmaya(Underground Symphony) Formazione italiana al debutto, i Maya nascono come reincarnazione degli Holy Gate, di cui conservo e ascolto ancora con piacere il demo “Shiver to Hell”, inviatomi ormai tredici anni fa per un vecchio portale con cui collaboravo all’epoca. Se l’antichissimo ep suonava di un power ingenuo e gioioso (ho cantato per anni “Last Crusader”), le atmosfere della nuova band sono certamente più meditate e adulte: merito anche delle capacità di Marco Sivo, guest singer sull’intero platter. L’opener “Kukulkan” è incalzante, nella migliore tradizione del power/prog all’italiana, ma con un occhio anche alle sonorità di band come Rush o Journey. Quella dei Maya è musica molto matura, coinvolgente, con dei momenti di solennità e altri adrenalinici. Gli incroci di piano e chitarra rendono molto interessante “Spirits”, mentre “Treasure World” cambia numerose atmosfere e sonorità per un risultato caleidoscopico, che va dall’hard rock (nei cori) al prog puro (i movimenti di tastiera alla Dream Theather). Energica “Fight”, sempre nel segno dell’hard rock inglese, accattivante il refrain di “The Chosen ones”; anche l’ultimo brano, “Deja vu”, ha i numeri per stupire, perché parte con una power ballad e accelera in corso d’opera, arrivando addirittura a offrire qualche spunto neoclassico. Per queste sonorità, l’etichetta della Underground Symphony resta sempre una garanzia!

(René Urkus) Voto: 7,5/10