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LUCASSEN, ARJEN ANTHONY – “Lost in the New Real”

by on Mag.19, 2012, under ALBUM, L

(InsideOut) Un altro progetto. Un altro album. Un’altra storia. Il maestro dei concept album, ancora una volta, offre emozioni, sensazioni, pensieri che si liberano, si scatenano, immaginano, suppongono, sognano, capiscono. Un’ennesima opera, questa volta firmata con il proprio nome, un ennesimo libro di fantascienza trasformato in musica, in opera metal, in maestosa esperienza sonora e percettiva. In questa grandiosa opera, Arjen ha deciso di essere l’unico cantante (con ottimi risultati) e si è fatto affiancare da un narratore: Rutger Hauer, il mitico attore che ha interpretato il replicante nel film “Blade Runner” (il film preferito da Arjen stesso). La storia, come  di consueto, si evolve in un contesto fantascientifico, sempre in delicato equilibrio tra il reale ed il virtuale. Arjen, con le sue storie, offre diversi punti di vista di ciò che conosciamo, e porta a riflettere su ciò che crediamo ovvio. Ci riesce con idee accattivanti, e con una certa dose di ironia, ai confini tra filosofia ed assurdo, tra il sorriso e l’accusa verso ciò che caratterizza il mondo odierno. Un filosofo, un musicista, un narratore, un giullare del silicio, un uomo moderno che sa creare fantasie futuristiche che descrivono, e contorcono, l’oggi in cui tutti noi viviamo. In questo “Lost In The New Real” si racconta la storia di Mr.L, malato terminale del 21° secolo, ibernato fino alla scoperta della cura per il suo male. Il risveglio, che coincide la prima traccia (la titletrack), avviene in un futuro remoto, dove tutto è cambiato, tutto è diverso, l’umanità non ha nulla a che fare con quella del “passato”, dove il marcato confine tra reale e virtuale non è ormai più nitido e definito. Le assurdità del nuovo mondo ci vengono descritte con gli occhi di Mr.L il quale, essendo sostanzialmente la rappresentazione del modo di pensare di oggi, offre marcati spunti di riflessione su ciò che siamo, ciò che abbiamo, e ciò che stiamo per (rischiare di) diventare. La musica di questo futuro non è più prodotta dai musicisti, ma è un’elaborazione elettronica dei sentimenti dell’ascoltatore, portando inevitabilmente ad una patetica mancanza di novità. La riproduzione umana non è più un libero diritto ma si avvicina a un concetto di “dealer autorizzato” del genere umano, previa presentazione dei requisiti richiesti. La vita è lunga. Però alla giovane età di 164 anni, forse, nulla è nuovo, nulla più soddisfa, nulla più attrae, se non la morte, la pace della mente. La libertà, in questo futuro, è controllata da una polizia elettronica. La nostra proiezione umana odierna nel futuro remoto sente la nostalgia della libertà nel ciberspazio, cosa che va scemando ogni giorno, ricorda con nostalgia quando si provava quel delizioso piacere nascosto di condividere un file, una canzone, online. La polizia del futuro non lascia spazio. Ogni azione è monitorata, ogni parola registrata, ogni respiro contato, catalogato. A che futuro andiamo incontro? Nel futuro l’amore e la passione sono strani. Non è chiaro se sono reali o simulati. Degradazione della carnalità umana, di quella nostra semplice esistenza basata su aria e sangue. Il mondo è esploso, la natura si è ribellata, tutto è cambiato, niente appartiene a ciò che apparteneva, le realtà sono molteplici e parallele. E’ vita o è sogno? Sentiamo ciò che crediamo di sentire? Siamo uomini o macchine? Su questa complessa ed ironica storia, filosofica e riflessiva, Arjen costruisce una imponente struttura musicale, molto reale, molto potente, molto avvolgente. La cosa più vera in una storia ambigua. Si sente la sua mano, il suo stile inconfondibile, e le sue molteplici influenze che spaziano dal progressive metal, al rock ’60 e ’70. Ogni pezzo è strutturato magistralmente, e l’insieme offre un’ora e mezza di puro viaggio musicale, nel tempo, tra gli spazi. L’immensa vena creativa del genio Olandese è incontenibile: il secondo CD, come da sua dichiarazione, è una raccolta di pezzi “che non entravano nel primo CD”, e di coverdi gruppi quali Pink Floyd, Led Zeppelin, Zappa, Alan Parson e Blue Öyster Cult, dimostrando l’ampiezza musicale dell’artista. Un album che si lega ad eventi di altre sue saghe (Ayreon). Un album che si aggiunge alla infinta saga creata dall’artista. Un viaggio sensoriale pazzesco. Una ulteriore conferma della genialità di questo artista poliedrico, capace di coinvolgere grandi artisti e di creare opere geniali.

(Luca Zakk) Voto: 9/10

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