DESCENDING – “New Death Celebrity”

(Massacre Records) I greci Descending hanno un sound davvero potente e d’impatto, del resto hanno registrato insieme a Fredrik Nordström (uno che ha un curriculum di produzione che va dagli At the Gates, ai Rotting Christ e passando per i Dark Tranquillity, Dimmu Borgir e Opeth) presso i Fredman Studios (In Flames e altri). Un lavoro ben confezionato, con una cover di Seth Siro Anton, ma incapace di nascondere le derive verso i Soilwork e un death/thrashcore di marca svedese. Questo significa i canonici breakdown, le canoniche ripartenze, il canonico cantato duale e tanti altri canoni rispettati! Specificamente di loro si può affermare che Nick Vell dietro i tom è un pazzesco picchiatore, che Jon Simvonis ha una bella voce, che Noir al basso non riesce a suonare una nota che non doppi le chitarre o la batteria e che le chitarre fanno poco per dimostrare di saper fare di più. Si rivelano piacevoli i brani “The Energy”, una devastazione totale, “Path to Healing” e “Shared Planet”. “New Death Celebrity” ha la capacità di deludere ogni aspettativa già prima della sua metà. Gli amanti del genere saranno in grado di scovarci dei lati positivi in questi dieci pezzi, ma al momento è possibile dichiarare che i Descending devono assolutamente fare di meglio.

(Alberto vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-11-13T14:41:57+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

HATE SQUAD – “Katharsis”

(Massacre Records) Meno male che gli Hate Squad si sono rifatti vivi per proporre del death metal solido e senza eccessi o concessioni al melodic, il quale negli ultimi tempi pare voglia travolgere il genere. (altro…)

Di |2018-12-19T21:44:33+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

HEARTLESS – “Five Bullets in Your Heart”

(autoproduzione/Atomic Stuff) Gli Heartless tentano di aprirsi un varco nella scena musicale italiana grazie a questo mini autoprodotto, il quale include cinque pezzi abbastanza variegati nell’insieme. L’iniziale “Baby Maybe Somebody” è un rock imperniato su un riff articolato e dall’essenza settantiana. E’ “Heartless” a mostrare il retroterra punk/hard rock, grazie a riff scatenati e poi spezzati da un intermezzo semi-G ‘n’ R e Mötley Crüe, il quale di seguito esplode in una forma decisamente più heavy. “Stelen by Summer” germoglia in un delicato arpeggio, si sviluppa acusticamente e ha un’atmosfera che ricorda gli High Tide o comunque i pezzi acustici del rock britannico tra i ’60 e i ’70. “The End of the Summer” ha un incipit ipnotico e soave, ma il passo è ceduto all’hard rock, anche in questo caso abbastanza settantiano, con un lungo assolo di chitarra che percorre gran parte della struttura del pezzo. La quinta song è “Rock n Roll Dirty Dream”, nella quale i quattro riprendono quota tra le vette dell’hard rock in stile californiano, con l’idea di un assolo di batteria nella porzione finale del brano. “Five Bullets in Your Heart” è un lavoro che se avesse avuto l’assistenza di un produttore o di una mano esperta, probabilmente avrebbe sottratto qualche passaggio superfluo. Gli Heartless pare abbiano dentro un discreto bagaglio formativo e tanta, ma tanta energia da veicolare. Questo lavoro si ascolta piacevolmente, ma non si riesce a passare su qualche eccesso di troppo: per esempio l’assolo di chitarra in “The End of the Summer” a tratti è pretenzioso, l’assolo di batteria di “Rock n Roll Dirty Dream” è decisamente lungo e sposta i connotati del brano. Allo stesso tempo però l’idea di dilatare i pezzi, a mo di lunghe session nello stile rock ’60 /’70, non è cosa da tutti. Gli Hertless vanno seguiti perchè hanno delle idee, ma necessitano di sostegno in studio.

(Alberto Vitale) voto: 6/10

Di |2011-11-12T15:47:39+01:0012 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

LORD VOLTURE – “Never cry Wolf”

(Rock’n’Growl) Sono simpatici, gli olandesi Lord Volture: hanno una immagine molto curata non esente da quel minimo di ironia indispensabile in contesti true/heavy metal. “Never cry Wolf” è il loro secondo album e succede a “Beast of Thunder”, dell’anno scorso; la band dichiara di suonare puro US metal ma personalmente sento nel sound diverse influenze di chiara matrice centroeuropea. I nostri sparano subito la titletrack: metallo classico molto onesto e arrembante, ma il brano è inutilmente lungo e questo sarà il problema di tutto il disco, i cui pezzi superano spesso i sei minuti senza che la loro natura giustifichi questa perdita di immediatezza. “Wendigo” funziona molto meglio appunto perché si mantiene sui quattro minuti e non ha momenti morti. Ben riuscita anche la più serrata e thrasheggiante “Korgon’s Descent”, anche se c’è sempre quel fraseggio in più che affatica il brano; a tratti dissonante “Necro Nation”, mentre alla fine il disco si risolleva un po’ con il toccante episodio acustico “Brother” e con la cavalcata conclusiva “The Wolf at your Door”. Un disco che poteva sfondare, ma forse i Lord Volture hanno solo bisogno di maturare un altro po’.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-10T11:26:52+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

SLINGBLADE – “The unpredicted Deeds of Molly Black”

(High Roller Records) Qualche mese fa fui folgorato dall’ep d’esordio degli svedesi Slingblade, che fra i tanti gruppi “true” di quest’epoca di revival dimostravano davvero quel tocco magico in più. Il loro sound fra heavy metal inizio anni ’80 e hard rock ritmato risultava convincente sotto ogni aspetto: peccato allora che, alla prova del full-“length”, i nostri mostrino ancora un po’ di incertezze nel songwriting, generando qualche brano un po’ stiracchiato. “The Nature of Evil” si apre su arpeggi cristallini: il sound è secco ma incredibilmente invitante, e la voce di Kristina Karlsson molto ispirata. “Back to Class” e più avanti “Slasher on the Loose” recuperano riff e idee dai due brani del singolo pubblicato qualche mese fa; in particolare, la seconda è una sorta di remake di “Can’t get enough”. Di “Tie her to the Cross” piace in particolare la linea vocale, mentre “Reverend’s Daughter” incorpora elementi speed (o proto-speed, anche se il disco è scritto nel 2011!). La lunga “This Dream will end” lascia lo spazio maggiore per cupe divagazioni chitarristiche, mentre la conclusiva “Give back what you borrow” poteva essere più incisiva. Basta poco per giungere al capolavoro: sono certo che il secondo album scuoterà tutto il mondo metallico. Disponibile in cd e in lp limitato a 500 copie; peccato non sapere nulla del concept che lega i testi.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:26:03+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ZANDELLE – “Shadows of the Past”

(Pure Steel-Audioglobe) Notevole operazione di recupero da parte della onnipresente Pure Steel Records: questo “Shadows of the Past” degli statunitensi Zandelle presenta infatti, con una nuova registrazione, quattro brani dal primo ep omonimo, sei dal debut del 1998 “Shadows of Reality”, due nuovi brani e una cover; e il cd bonus, udite udite, ripresenta i primi dieci pezzi nella propria versione originale. Per i recensori c’è a disposizione in ogni caso soltanto il primo disco. “Ecstasy” è un inizio molto oscuro (c’è addirittura una intro d’organo), ma comunque in linea con l’US metal più ortodosso. Sullo stesso registro la successiva “Medieval Ways”: per gli appassionati di queste sonorità gli Zandelle sono sempre un cavallo vincente, e offrono un sound solido e compatto, senza sorprese ma molto apprezzabile. Inattesa ma ispiratissima la ballad “Angel”; dopo la cavalcata “Darkness of the Night” abbiamo una vera e propria incursione nell’horror metal (se esiste!) con “Soul of Darkness”, nella quale trovano posto cori gregoriani e accenni di screaming, e con “Queen Witch”, più cadenzata e pregna d’atmosfera. Si fanno notare ancora la progressione strumentale di “Crimson Rain” e le accelerazioni speed di “Unleashed” (uno dei due brani inediti, datato 2006); si chiude con una convincente riproposizione di “Bad Boys”, naturalmente degli Whitesnake. Per chi si è perso gli originali e per chi vive dell’US metal più vicino al power.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-10T11:24:59+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, Z|Tag: |

SCREAMER – “Adrenaline Distractions”

(High Roller Records) Chiamiamolo, se volete, heavy’n’roll: una definzione di questo tipo credo si adatti molto bene alla musica degli Screamer, il cui sound si colloca da qualche parte fra i Motorhead e i primissimi Iron Maiden. “Can you hear me” è metallo senza tempo che mi ha ricordato molto quello di un’altra formazione culto, gli olandesi Powervice. Brani come “Rising” o la traccia autotitolata procedono in velocità senza troppi pensieri, con i loro ritmi elementari e coinvolgenti. Dalle parti di un rock primordiale, invece, pezzi come “Keep on walking”, che richiamano invece i compagni di etichetta Slingblade. Si arriva fino allo speed in schegge come “All lover again”. Per quaranta minuti di svago: disponibile sia in cd che in lp.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:22:57+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

THE EMBODIED – “S/T”

(Pure Legend-Audioglobe) Con la produzione di Andy LaRocque, gli svedesi The Embodied danno alle stampe il proprio debut album, pubblicizzato dalla Pure Legend Records come la più moderna release mai edita da una etichetta di heavy metal classico. L’apripista “As i speak” ha effettivamente un mood “anni 2000”, ma gli annunciati inserti di death melodico sono davvero ridotti al minimo: direi piuttosto che siamo dalle parti di un power di stampo nordeuropeo, tenendo conto del ritornello aperto e dei suoni molto puliti delle chitarre. Ritmiche serrate e rallentamenti melodici in “Shedding Skin” e “Deception” (quest’ultima in particolare è al confine con il thrash), poi suonano bene i controcanti in screaming di “Born from Shadows”. Brani come “Northern Lights” contengono in sé una forza trascinante che ci accompagna fino alla scheggia conclusiva “Light up the Storm”. Un prodotto interessante, ma spacciato per quello che assolutamente non è.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:21:05+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

JOHANN WOLFGANG POZOJ – “Escape of Pozoj”

(Code 666) Il nome Johann Wolfgang Pozoj deriva da un mito indo-europeo sul drago (Pozoj) e le sue successive derivazioni linguistiche. “Escape of Pozoj” è la seconda parte di una trilogia riproposta dalla Code666. La band croata nel 2006 diede alle stampe in modo autonomo “Birth of Pozoj”, che trattava dello scorrere del tempo. Nel 2009 arrivò per l’appunto “Escapo of Pozoj”, un lavoro che esamina il concetto della fertilità, della nascita e della maturità. Pozoj lascia il grembo di Madre Natura e diventa una sorta di metafora del concetto di pensiero, il quale si evolve secondo lo schema filosofico di tesi-antitesi-sintesi. L’album vide la luce con pochissime copie e ora la Code666 ha proposto al quintetto una reincisione e ripubblicazione del secondo passo di questa loro trilogia. La musica dei J.W.Pozoj è fragorosa, le distorsioni sono davvero crude, la struttura dei pezzi è canonica, fatta eccezione per qualche inserto pseudo sperimentale che li devia verso tocchi etnico-folklorici, come in particolare avviene con “Careless Are You Souls”, oppure nell’iniziale psichedelia/space rock di “I Am the Forest”. Un discreta prova di inventiva la si ha in “Pristima Prelazin Preko Twoga Tijela”, un brano dalla durata spropositata, oltre 12′, che se arrangiato con maggiore criterio avrebbe reso di più. Quando i J.W.Pozoj hanno provato a sottrarre qualcosa i risultati sono stati incoraggianti: il riferimento è hai meno di 4′ del brano “Song of Pozoj”. Un quintetto incisivo, con distorsioni ruggenti, che formano un black metal poco avantgarde, ma teso a creare atmosfere e passaggi altalenanti nelle ritmiche. Tuttavia il songwriting di questi ancestrali cantori ha necessità di evolversi ed esprimere qualcosa di maggiormente distintivo e personale.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-08T09:59:25+01:0008 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, J|Tag: |

ABSYNTH AURA – “Unbreakable”

(Logic(il)logic/Andromeda) In queste righe si parla del primo lavoro di una particolare band italiana, gli Absynth Aura. Particolare perchè lo stile dei quattro musicisti punta ad modern metal con incroci sul gothic e il rock. Dunque non è facile etichettarli o definirli. La loro musica è comunque un conglomerato di energia e, (altro…)

Di |2017-10-17T10:51:24+02:0008 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

MAGNUM – “Evolution”

I Magnum si sono dimostrati attivi negli ultimi anni, proseguendo in modo continuato l’attività in studio. Ora i rockers inglesi hanno pensato di prendersi una pausa compositiva e di rilassarsi con la reincisione di basso e chitarra o di voce e batteria di alcuni pezzi editi (altro…)

Di |2017-12-27T16:59:31+01:0007 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

JOLLY POWER – “Like an Empty Bottle…Again!”

(Street Symphonies/Andromeda) I Jolly Power sono una sleaze band del bergamasco, la quale vide la luce sul finire degli anni 80. Nel 1994 realizzarono il demo “Like an Empty Bottle” e il CD “Fashion, Milk and Smokin’ Pills” nel 1996. Dopo questa data i Jolly Power hanno avuto tanta attività live e citazioni in compilations statunitensi. Poi vi furono problemi di line up, i quali però non fermarono la band, la quale realizzò “The 7th Crash From Hell” nel 2000 e l’album “Taste the Blood of the Sonic Revolution” nel 2004. Ora la Street Symphonies, etichetta che quest’anno ha sfornato talenti e capolavori, ripropone quel famoso demo del 1994, con l’aggiunta di cinque pezzi inediti e tracce video. Il sound dei Jolly Power di quel periodo era in bilico tra un hard rock a tratti loasangelino e con inserti in stile anni ’70 e con soluzioni che spingevano anche verso il punk rock. “Like an Empty Bottle” era vetriolo, un’esplosione di hard rock puro che non concede intermezzi melensi o blandi. Le cinque tracce inedite sono state realizzate tra il 2007, periodo nel quale avvenne una reunion, e il 2011. “Smokin’ Pills”, “Better Be alone” e “Take All You Want”, sono pezzi vecchi ma reincisi, come “Fuck You” e “Beautiful” che completano le cinque novità, mentre il materiale video offre imamgini di repertorio. “Like an Empty Bottle” ha come limiti una certa devozione verso L.A. Guns o Guns ‘n’ Roses, ci metterei anche i Rolling Stones, ma al di là dei modelli di riferimento dei ragazzi bergamaschi, c’è un selvaggio “schitarrare” che scuote l’anima e non lascia indifferenti. A chiunque sia venuto in mente di riproporre queste canzoni verrebbe da ringraziarlo.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-05T23:13:53+01:0005 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, J|Tag: |

HAEMOTH – “In Nomine Odium”

(Debemur Morti Prod./Audioglobe) L’ultima volta che il duo francese Haemoth diede notizia di se è stato nel 2005 con un mini dal titolo “Kontamination”. Successivamente le tenebre li hanno inghiottiti, ma adesso è giunto il momento di risputarli fuori. (altro…)

Di |2016-12-19T12:36:04+01:0003 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

DYING HUMANITY – “Living on the Razor’s Edge”

(Bastardized Recordings) Provano a crescere i Dying Humanity, del resto questo nuovo album è il terzo, ovvero quello che potrebbe dimostrare un salto di qualità e maturità. “Living on the Razor’s Edge” è un connubio tra death metal, cenni di thrash metal, riffs e melodie molto metalcore alla svedese. Il tutto è mischiato in modo tale da evitare eccessivi toni catchy: insomma, essere melodici, ma metterci rabbiosa potenza e aggressività. Tutto sommato i tedeschi vi riescono e forse l’articolazione del songwriting (ci sono diversi inserti totalmente acustici) è dovuta anche alla pretesa di costruire il concept che è alla base di questo lavoro. Un concept che non mi è stato permesso a fondo di analizzare per l’assenza dei testi nel promo, ma, si legge nelle note, che è il racconto di come sulla base della violenza l’umanità rovini se stessa giorno dopo giorno. “Till the End” è un brano ricco di pathos e con diversi intrecci nel riffing, come li offre anche “Between Angel  and Beast” e “Clarity of Mind”. Questi sono i pezzi più diversificati, mentre ad esempio “Blinded”, “Outcast” e “Addicted” sono spediti, veloci e canonici del genere deathcore. Buona la prova della band in “Welcome to the Abyss”, l’unico brano decisamente più death metal di tutti. “Living on the Razor’s Edge” è un lavoro che si evidenzia per le melodie, più che per le strutture dei pezzi. Sono proprio le melodie ad essere, per ora, il loro piatto forte. La maturità per i Dying Humanity è ancora distante, ma il percorso è stato intrapreso.

(Alberto vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-03T20:08:07+01:0003 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

MY DYING BRIDE – The Barghest O’ Whitby

(Peaceville Records) Dopo l’esperimento autocelebrativo del 2010 “Evinta”, i My Dying Bride danno nuovamente notizie di se con una sola canzone di 25′, dal titolo “The Barghest O’ Whitby”. Dunque è una suite: una bella composizione, semplice nella struttura, ma capace di riassumere i tratti caratteristici dei My Dying Bride. Dopo una breve intro la musica avanza con un ritmo lentissimo, tipicamente doom e lacerato dal  violino di Shaun Macgowan che compare a tratti, oltre ad un growling simile a quello che potrebbe emettere un ghoul. Poi tutto accelera, il riffing diventa sostenuto e Aaron Sainthorpe inizia la propria narrazione. Successivamente si ritorna nelle tenebre del doom angosciato, lento e tristemente melodico dei My Dying Bride per quasi 10′. Piccola sospensione e ritorna la lentezza maestosa e lo sviluppo del brano con le chitarre in esile crescita. La fase terminale, ovvero i circa 6′ finali, sono una marcia titanica con le chitarre del duo Glencross-Abé che vanno mano nella mano con la batteria di  Shaun “Winter“ Taylor-Steels, reclutato per questa occasione. Al termine di questo viaggio è possibile affermare che “The Barghest O’ Whitby” è una release che celebra degnamente il nome My Dying Bride.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-01T19:13:42+01:0001 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

LONELY KAMEL – “Dust Devil”

(Napalm Records) La band norvegese Lonely Kamel nel giro di pochi anni (2008-2011) ha realizzato tre album, nel mentre ha svolto tour in Francia, Germania, Olanda e Svizzera. “Dust Devil” sprigiona uno stoner d’impatto, robusto e con (altro…)

Di |2018-04-15T18:56:28+02:0001 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |
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