(Season of Mist) Undicesimo album per questo manipolo di metallari ucraini. Il black metal dei Drudkh nasce nei primi anni 2000 e suona da sempre come l’età d’oro del genere, ma nella maniera di quella terra dell’est del nostro continente. Il black metal ucraino ha una sua matrice, uno stile ben consolidato al quale hanno contribuito band come i Blood Of Kingu, Hate Forest, Kladovest, gli eterni Astrofaes, tanto per citare alcuni dei nomi più importanti. Per noi occidentali il titolo è “vedono spesso sogni sulla primavera” (la Season of Mist lo promuove con il titolo in inglese, “They Often See Dreams About The Spring”), ed è come sempre un lavoro liricamente importante. I Drudkh infatti prendono ispirazione per i testi da poemi della propria madre lingua. Bohdan Ihor Antonych, Maik Yohansen, Vasyl’ Bobyns’kyi e Pavlo Fylypovych sono i nomi che hanno offerto spunti negli ultimi lavori della band. Il black metal dei Drudkh appare stemperato, ma nella maniera in cui i riff risultano nitidi, mai veramente feroci, prodighi di melodie epiche. Le strutture musicali sono pulite e ordinate, il drumming è scarno e si evolve all’unisono con il riffing, mentre il basso lavora per carburare nei pezzi ed espandere un sound che purtroppo arriva ‘tappato’. Cinque brani dal lungo minutaggio dilatano, forse troppo, queste atmosfere. L’insieme, l’universo sonoro dei Drudkh è fatto di epica, la quale è espansa e prolissa. Per quanto l’album non arrivi ai quarantacinque minuti, il fatto che i brani siano degli enormi blocchi determinano un’assimilazione dell’album più lenta del previsto. Tuttavia il black metal si suona anche così e ancora una volta i Drudkh lo suonano piuttosto bene.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10