Unica data italiana per la carovana capitanata da Pillorian con al seguito Harakiri For The Sky, Fäulnis, Valborg ed Ellende. Un bill strano, per certi versi le band non si assomigliano, per altri sono tutte una componente di una dimensione che ingloba il black, il post black, il depressive con una vasta dose di alternativo, con un tocco di follia.

La data cade male, di martedì, dopo le festività… ma trovo la mia personale motivazione per bermi ancora una volta la strada e riuscire a partecipare all’evento.
Proprio la strada… rimasugli di vacanze Pasquali abbinati ad un orario lavorativamente di punta, fanno si che il traffico sia intenso… ma il Colony è una famiglia e i regolari lì dentro sono fratelli, tanto che mentre percorro l’autostrada mi arriva una notifica (grazie Conte!) che il casello di Brescia Est è l’apocalisse. Già viaggio in tempi incompatibili con gli Ellende in apertura, sicuramente perdere un’ora al casello non rientrava minimamente nei miei programmi… volevo arrivare per godermi a serata, per godermi un evento imperdibile, per godermi la mia personale esperienza. L’informazione dall’etere mi salva, cambio casello, evito l’ammasso di esseri umani e macchine in fila, e arrivo quando stanno per iniziare i Valborg.

Ellende

Mi dispiace perdere gli oscuri e decadenti Ellende, ma sono fortunato ai fini di queste righe. C’è chi li descrive in un modo sublime, sicuramente meglio di come l’avrei fatto io; Lo staff del Colony è composto da appassionati, non da semplici dipendenti che sono li per tirare a fine mese con un lavoro qualunque. Ognuno, dentro al Colony, ama la musica e ama tutto quello che passa sopra quel palco. Una di loro si è comprata (anche) il CD degli Ellende, band che non conosceva. E facendolo dichiara: “Sono (tanti!) anni ormai che faccio parte di questo ambiente …sento, ascolto, vedo moltissimo ma raramente mi lascio prendere. E quando capita che della musica nuova mi trapassi e mi si agganci all’anima è ancora un’emozione splendida. Ecco perché amo da morire il mio lavoro, ed amo da morire la mia Musa Musica.”. Credo che l’immensità degli Ellende non possa essere descritta in maniera migliore.

Tranne gli Harakiri for the Sky, nessuna band del bill rientra nei mei ascolti abituali, quindi osservo con interesse la performance dei Valborg… i quali all’inizio non mi entusiasmano, forse troppo lenti e poco capaci di stimolare le mie emozioni… ma mi rendo conto che si stavano solo scaldando. Quei riff massacranti collocati in teorie decadenti e depressive sono immensi, hanno la capacità di scuotere, ferire, soffocare e ridare vita… tutto allo stesso tempo.

Valborg

Fäulnis

Decisamente meno profondi, più leggeri… forse incompatibili in questo bill, ma anche assolutamente perfetti, in linea, fino ad ammettere che sono pure necessari: parlo di quei pazzi dei Fäulnis.
La sonorità che esplode dal palco mi ricorda una versione alcolizzata e compressa degli Alfahanne… ‘peccato’ che il look sia l’esatto opposto. Se la band svedese vanta una ricerca dell’immagine che arriva al glam apocalittico, per i tedeschi, ed in particolare per il vocalist Seuche, la cosa è decadente, completamente apocalittica… senza una sola traccia di glam. Per un momento vedo la band e percepisco un look (nel senso stretto dell’abbigliamento) ed uno stage molto simile ai Vulture Industries… ma la giacca di Seuche vola subito… lasciando questo essere palesemente birra-dipendente in canotta e bretelle… e non la canotta sexy da modello per copertine di magazine, no, la canotta sudicia e sudata dell’immaginario che appartiene al camionista d’altri tempi o al muratore grezzo, volgare… appartiene all’orribile in senso assoluto. A tratti con la patta dei pantaloni abbassata poi (me l’ha fatto notare un’amica… io ho accuratamente evitato di analizzare quei dettagli!). Intuisco bene quando cito i Vultures Industries, i quali sono famosi per andare on-stage a piedi nudi (di solito o il vocalist o i musicisti). L’essere orribile offre uno show decadente, dove prima si toglie le (bruttissime) scarpe… restando per un paio di brani in calzini (brutti pure quelli) che infine si toglie … impersonando la versione da ‘biergarten’ periferico di Bjørnar Nilsen.

Fäulnis

I Fäulnis mi esaltano. Sono una forza della natura, la negazione dell’immagine in un modo tale che ridefiniscono a loro modo l’immagine stessa. Seuche è un uragano… domina il palco e riesce a farlo anche quando se ne va backstage (scusandosi) per prendere un’altra birra, una delle varie consumate durante lo show. I Fäulnis sono semplicemente fantastici, sono esplosivi.

Harakiri For The Sky

Harakiri For The Sky

Tra i motivi che mi hanno portato al Colony per la serata, ci sono gli Harakiri for the Sky. Band sublime che è capace di catturare la mia mente, fin dalle prime note. È difficile descrivere la musica e lo show. Quel black metal, un po’ post black, depressivo nei contenuti… con un contrasto tra i musicisti, possenti e fieri, ed un vocalist in crisi con la vita (manda a fare in culo la vita con rabbia e dito medio al vento), depresso, in costante lotta con i fantasmi del suo io. E tutto questo viene trasmesso negli amplificatori, invadendo con prepotenza il pubblico incantato ed ipnotizzato.

 

Pillorian

I Pillorian vantano un certo seguito. Il loro concerto impeccabile esalta ogni singolo momento: anche le pause per bere, le pause per accordare gli strumenti… ogni istante del concerto dei Pillorian è un rituale. Con loro è proprio impossibile descrivere accuratamente i dettagli dello show. È una di quelle band che, per capirne il senso, non bisogna guardare verso il palco, ma girarsi verso il pubblico, osservandone i volti, gli occhi (chiusi) e quel senso infinito di trasporto mentale, psicologico, spirituale. E carnale.

Serata immensa. Ricca di energia e pathos. Per me una serata che rivela, svela, esterna. Dichiara.
Rimango un po’ di più dopo il concerto. Come detto sopra, questa è una famiglia e, dopo la cena, con la famiglia è bello rimanere a conversare, a chiacchierare… confidare.

Pillorian

Il Conte mi manda messaggio mentre sono in autostrada. Mi ero sdebitato per la dritta del casello con una birra… e lui, che a casa ci è arrivato prima, mi saluta e mi chiede se fossi arrivato sano e salvo. Ancora preso dall’energia della serata, gli rispondo “Cicca, Mord’A’Stigmata nello stereo.. e la strada buia davanti a me. So cool.”.

Ci sono serate nelle quale la magia non finisce quando esci dalla venue. La magia continua. Anche nei giorni successivi. Fino al prossimo gig. Alla prossima emozione. Alla prossima storia.

Monica Furiani Photography. (Per una volta l’hanno fotografata in azione!)

(Luca Zakk)