(Ripple Music / Majestic Mountain Records) Un album arioso e potente, melodico, deciso, perfetta coesistenza tra hard rock, blues, southern rock e infine un tocco in stile west coast, con il fuzz che cuce ogni elemento. I Masheena si ripresentano, dopo un album (altro…)
(Reigning Phoenix Music) Melechesh è un progetto nato a Gerusalemme nel 1993 e si sono poi spostati in Europa nel corso del tempo. Da qualche anno la band non ha pubblicato nulla, infatti l’ultimo album “Enki” è del 2015. Questo EP raccoglie solo tre pezzi (altro…)
(earMUSIC) Un album che ascolti e riascolti, provando ogni volta un immenso piacere, un piacere che si rinnova e si intensifica. Il settimo disco della band tunisina è un lavoro immenso, capace di fondere in maniera poetica e, più efficacemente che mai, il prog metal con le dimensioni folkloristiche della propria terra. (altro…)
(Debemur Morti Productions) Miserere Luminis hanno pubblicato il primo e il secondo album a distanza di quattordici anni tra i due, ovvero l’omonimo del 2009 e “Ordalle” nel 2023, QUI recensito. “Sidera” è per il trio canadese una direzione stilistica verso il black (altro…)
(Heavy Psych Sounds) Si torna agli anni ’90 con il terzo album dei Monsternaut, un power trio che pompa nei pezzi un misto tra rock, groove e riff pesanti, inflessioni stoner e una vaga e piacevole somiglianza con i Corrosion Of Conformity degli albori. La band (altro…)
(Jawbreaker Records) Fresco debutto dei Midnatt che suonano un heavy metal di antesignana memoria. Uno stile primevo del genere e cantato poi nella lingua madre della band, lo svedese. Grintosi i Midnatt che si affidano soprattutto alla propria coppia di (altro…)
(Dark Essence Records) Band relativamente recente, debuttante nel 2023, che giunge al secondo lavoro, dopo qualche altro split o EP… il primo con una vera label… il primo con una delle migliori etichette per il genere proposto. (altro…)
(Terratur Possessions) Da Trondheim giungono al loro quarto lavoro. Devoti alle tenebre, al mistero… tanto che poco si sa anche della line-up, tranne il nome del vocalist, tal B. Kråbøl, in forze anche a Diabolus, Mecum Semperterne!, Enevelde e Kråbøl. (altro…)
(autoproduzione) Già recensiti nelle nostre pagine QUI con l’album “Esigenza”, cioè la magnifica e rabbiosa schiaffeggiata della band romana che partendo dall’hardcore va ben oltre questi schemi. “Mortale” è letteralmente una mitragliata di hardcore portato alle (altro…)
(Scarlet Records) Dopo un album d’esordio “Celestial Vision”, QUI recensito, di un livello apprezzabile, i greci Mystfall pubblicano un secondo lavoro di grande valore stilistico. La maestosità delle canzoni di “Embers Of A Dying World” è potenziata da un’immensa, sontuosa (altro…)
(Masked Dead Records / Sulphur Music) Il black metal dei Mek Na Ver è piuttosto particolare. La band italiana con alle spalle solo un altro album, “Heresy” del 2010, vede la presenza di Dipsas Dianara, ovvero Serena ‘Moerke’ Mastracco degli Opera IX anche (altro…)
(InsideOut Music / Sony Music) A cinque anni da “Innocence & Danger”, Neal Morse e combriccola (ovvero, oltre a Neal, i signori Mike Portnoy, Eric Gillette, Bill Hubauer e Randy George) tornano con un nuovo monumentale album, “L.I.F.T.”, un concept che narra la storia di un individuo che vuole essere di più, che desidera far parte di qualcosa di troppo grande, fuori dalla sua portata… verso il mondo, un’ipotesi di connessione, la rottura, la sofferenza… il ritorno, una nuova connessione. (altro…)
(Dusktone) Tiziano Colella è un artigiano di atmosfere, siano esse sognanti, vaste o intense. Marlugubre è un progetto personale e questa volta si manifesta con una novità rivelatasi determinante. “Per Amor Nymphae” è il terzo album in carriera e si addentra nel mito (altro…)
(Silver Lining Music) Basta il singolo e il video di “Rockin’ Horse” per ricordare a tutti quanto fico sia l’esplosivo Michael Monroe! Dodicesimo disco in studio per questo rocker eccentrico, un tempo frontman dei mitici Hanoi Rocks: a 64 anni rifiuta di invecchiare, non molla, non cala il ritmo e questo “Outerstellar” conferma ancora una volta che Mr. Matti Antero Kristian Fagerholm sa esattamente come diavolo va suonato il rock’n’roll! Eccoli questi dodici brani schietti e irresistibili: dopo la già citata opener, “Shinola” è un pugno in faccia, ma con un groove micidiale e quella progressione di accordi verso il refrain che è un esempio monumentale di canzone che spacca! “Black Cadillac” è deliziosamente acida, vigorosamente incalzante, favolosamente scazzata, mentre “When the Apocalypse Comes” offre un rock melodico, un po’ sognante, un po’ malinconico. Pulsazioni meravigliose con “Painless”, un brano energetico ma dolce, coinvolgente ma oscuro. È decisamente punk “Newtro Bombs”, rock un po’ moderno e un po’ classico con “Disconnected”; le sonorità si fanno molto ribelli con quello sfogo intitolato “Precious”. Scorrevole e trascinante “Pushin’ Me Back”, rock un po’ southern e favolosamente classico con “Glitter & Dust”, rock graffiante e da cantare a squarciagola con “Rode To Ruin”, intima e ricca di passione la conclusiva “One More Sunrise”. Brani brillanti, arrangiati in modo sublime, con quel sassofono che a volte emerge (sublime nel brano che chiude il disco!) ricordando a tutti che Michael Monroe non è solo un superlativo frontman con una voce iconica. Un album da ascoltare a tutto volume, con l’acceleratore a tavoletta, godendo, sognando, esigendo, cavalcando quel cavallo imbizzarrito che solitamente chiamiamo vita!
(Memento Mori / Grindhead / Primitive Moth) Secondo album per Malignant Aura, formazione proveniente dall’Australia, fautrice di un death metal pesantemente contaminato dal doom, sulla scia di nomi come Hooded Menace e Incantation. (altro…)
(autoprodotto) John Macko è il bassista dei Fifth Angel, ma qui si lascia andare alla sua ispirazione, tra prog metal e metal moderno, con il batterista dei Fifth Angel Ken Mary, la chitarra di Adrian Thessenvitz (degli AD Infinitum!) e la voce della favolosa Georgie Chapple. (altro…)
(Metal Blade Records) Otto dannatissimi anni per avere una nuova mostruosità, da una delle death metal band americane più amate. Lee Harrison, batterista, è stato fino a poco tempo fa l’unico membro originario dei Monstrosity. “È stato” perché Mark van Erp, bassista (altro…)
(I, Voidhanger Records) Lo split “From The Waters Of Death” raccoglie quattro partecipanti, dei quali tre sono il frutto di altrettante one man band, mentre la restante è un duo. Con almeno due anni di lavorazione alle spalle, questo corposo split curato dalla I, Voidhanger Records racconta il mito mesopotamico di Gilgamesh, il poema epico più antico del mondo. Una narrazione che avviene con toni oscuri, drammatici e a tratti furiosi ma anche con fasi emotivamente contemplative. (altro…)
Di redazione|2026-02-09T11:49:34+01:0009 Febbraio 2026|Categorie: ALBUM, M, O, S|
(Century Media Records) La storia del black metal non può esistere senza di loro. Forse il black metal continua a perseverare, a esistere, solamente per il fatto che questa band esiste ed è in attività, quasi come un leader oscuro, una guida di dannazione spirituale, una torcia di fuoco nero che ogni altra band devota a questo genere deve seguire. Sono quarant’anni di storia, di mistero, di pagine di cronaca, di avvicendamenti nella formazione… forzati o meno. (altro…)
(Nuclear Blast Records) Album intenso e intelligente per i danesi Møl, i quali giungono al terzo full length. Blackgaze, post black e un tocco consistente di modernità, quasi pop: un mix strano, quasi inconcepibile, eppure efficiente e molto potente. Brani laceranti, travolgenti, che parlano di sogni. (altro…)
(Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group) Brillanti, melodici, intensi ma mai troppo heavy: dopotutto il loro territorio è palesemente l’AOR, il Westcoast, con quello sound à la Toto… cosa naturale, visto che gli italiani Mindfields nacquero proprio come tribute band dei Toto, tanto che il moniker stesso richiama l’album della band americana uscito nel 1999. (altro…)
(BLKIIBLK Records) Ci sono due modi per approcciarsi al diciassettesimo album dei Megadeth, lavoro auto intitolato e caratterizzato da una copertina dove prevale il bianco, quasi in contrapposizione agli amici/rivali Metallica, il cui album eponimo è universalmente conosciuto come il ‘Black Album’. Il primo approccio è quello di considerare “Megadeth” semplicemente come l’ultima fatica della band statunitense, con un bilanciamento tra episodi thrash in linea con i precedenti ottimi lavori “Dystopia” e “The Sick, The Dying… And The Dead!” e i mid-tempo tipici degli album degli anni ’90 come “Countdown To Extinction”, “Youthanasia” e “Cryptic Writings”, con qualche richiamo a episodi recenti come “Th1rt3en” e “Super Collider”, bollandolo come un album ben fatto, suonato in maniera impeccabile nel tipico stile dei Megadeth. Il secondo approccio è quello di considerare “Megadeth” come l’epitaffio discografico di una band che, nelle sue varie incarnazioni, ha marchiato in maniera indelebile gli ultimi quarant’anni di storia della musica metal. Una sorta di celebrazione, un greatest hits composto da inediti, dove ogni brano rispecchia una fase della carriera della formazione capitanata dal leggendario Dave Mustaine; ecco che, considerato da questo punto di vista, “Megadeth” assume un significato diverso, diventando il sunto di una storia che si chiude con il finale da brividi di “The Last Note”, dove Mustaine recita le parole ‘I Came, I Ruled… And Now I Disappear’. Dal punto di vista prettamente musicale, l’album presenta episodi thrash, come l’opener “Tipping Point”, che apre il disco esattamente come si era concluso il precedente, tra riff veloci e taglienti, grandissimi assoli e un bellissimo rallentamento centrale. “Let There Be Shred” è una brutale dimostrazione di eccellenza tecnica da parte di Dave e del nuovo chitarrista Teemu Mäntysaari, forse il chitarrista più vicino ai virtuosismi di un certo Marty Friedman che la band abbia avuto, tanto che sono convinto che, se fosse arrivato qualche anno prima, ne avremmo ascoltate delle belle, senza nulla togliere al magnifico lavoro svolto dal predecessore Kiko Loureiro. “I Don’t Care” rispolvera quell’attitudine punk che ha caratterizzato Dave nelle fasi più tossiche, come “So Far, So Good… So What?”, o ancor più su “The Craving”, grande disco purtroppo sottovalutato del progetto M.D.45, una sorta di versione punkeggiante dei Megadeth. “Puppet Parade” richiama i migliori momenti di metà anni ’90, perfetta e riuscitissima via di mezzo tra “Almost Honest” e “Angry Again”, mentre “Made To Kill” suona come una “Take No Prisoners” se fosse stata composta per “Dystopia”, candidandosi a essere uno dei migliori brani dell’album e riportandoci al thrash puro, duro e crudo. “Obey The Call” ricorda in qualche modo “New World Order” per come è costruita: mid-tempo roccioso che richiama l’era di “Youthanasia”, con un’accelerazione thrashy nel finale. “I Am War” è oltremodo ruffiana, richiamando episodi mainstream ma non per questo meno riusciti come “A Secret Place” o “Have Cool, Will Travel”. “The Last Note” è l’apice in quanto a pathos, l’ultima canzone in ordine cronologico scritta da Mustaine ad apparire in un disco dei Megadeth, e già questo fa emozionare un fan devoto come il sottoscritto… Se poi il pezzo è anche un piccolo capolavoro, tra chitarre acustiche, grandi assoli e un testo toccante, allora l’emozione si taglia con il coltello. Un disco che si conclude con “Ride The Lightning”, brano al quale Dave aveva partecipato in fase di composizione, quindi da non considerarsi tanto una cover, quanto la chiusura di un cerchio e un modo di riappacificarsi con un passato per il quale ha sofferto molto dal punto di vista umano, ma dal punto di vista artistico quella rabbia ha permesso la nascita dei leggendari Megadeth. Quarantatré anni di carriera in cui Dave, coadiuvato da svariati sodali, ha sfornato almeno tre capolavori e una manciata di album di grande spessore artistico. Grazie di tutto, Dave Mustaine!
(Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group) Trio al debutto, ma supportato da una manciata di ospiti di altissimo livello (bassisti in primis): i Mayhem Mavericks nascono dalle ceneri degli Alchemy e si sentono più forti che mai nel proporre il loro hard & heavy melodico, a tratti glam o sleaze, ma molto AOR, con un gusto melodico incredibile, chitarre e tastiere sublimi, il tutto dominato da linee vocali perfette e da brani che invitano a cantare, a lasciarsi andare. (altro…)
(Noble Demon) È una crescita costante per questi geni finlandesi del death melodico e malinconico. Il nuovo capitolo vede l’annessione alla Noble Demon, etichetta indipendente, underground e artigianale, sicuramente molto meno famosa e molto più giovane (anche più giovane della band!) rispetto alla precedente, molto più internazionale e globale; tuttavia, la Noble Demon sembra avere una visione a lungo termine molto intelligente, visto che è riuscita ad accasare un gruppo come questo. (altro…)
(Epictural Production) I Mürrmürr hanno pubblicato due EP in totale dopo quattro anni di attività e quest’ultimo intitolato “Katharos” ci arriva dalla Epictural Production del compianto Renaud Jalocka, ovvero Renard come era solito presentarsi e chiamarlo, anche con noi della redazione QUI. La band si presenta con il black metal virato verso una sua declinazione (altro…)
(Antiq Label) Il concetto teorico attorno alla musica della band creata da Kval nel 2021, ruota attorno a figure del pensiero occidentale scolpite nel tempo. Dopo l’album “Souveraineté radiale” del 2023 che tira in causa pensatori tra i quali il poeta Ovidio, i Morte France ricalcano ora concetti di Ernst Jünger, Hermann Hesse, Jean Cau, David Engel per (altro…)
(Graviton Music Services) Sono passati otto anni da “Infinitum” e per tanto sono cambiate delle cose in seno alla band olandese. Mutano le cose nel tempo e anche il sound dei Magnacult ha effettivamente traslato il significato della sua essenza. Resta confermata la capacità della band di agganciarsi a certi apetti, generi precisi, esprimendoli attraverso un suonare (altro…)
(Rope or Guillotine / La Harelle / Arsenic Solaris / Chien Noir) Malemort è un progetto doom francese nato nel 2015 con elementi provenienti da, oppure con una partecipazione in, band come Ataraxie, Sordide, Monarch e altri ancora. Formano un trio che ha già inciso un album e mostrano sonorità piuttosto elementari del suddetto genere. In circa diciotto minuti la (altro…)
(Massacre Records) Amano prendersela comoda i tedeschi My Darkest Hate, considerando che gli ultimi tre dei totali sei album finora pubblicati sono usciti in quasi un ventennio, mentre il penultimo “Anger Temple” risale a ben nove anni fa. (altro…)
(autoproduzione) Quando l’immagine raffigurata su una copertina, riesce a descrivere pienamente il senso della musica che rappresenta. Originari dell’Emilia Romagna, questo trio cosmico, appunto i tre totem della copertina, uno per ogni musicista della band. Sono sorvolati da un disco volante che atterra con una registrazione contenente cinque pezzi di heavy-psych-fuzz (altro…)
(Les Acteurs de L’Ombre Productions) Celebrano il quindicesimo anno di attività con il terzo album i francesi Malepeste, prendendosela un po’ comoda, visto che i precedenti lavori risalgono a ben dieci e dodici anni or sono. (altro…)
(Naturmacht Productions) Veloce e degnamente melodico lo stile di Miasmata, vessillo creato in Nuova Zelanda da Mike Wilson che ne gestisce ogni aspetto. “Subterrania” è un avvicinare al black-death metal, influenze di stampo heavy, speed e thrash metal. Ogni composizione ha il suo peculiare marchio di fabbrica melodico, con la tendenza dunque a (altro…)
(ROAR) I tedeschi Mystic Circle, tra scioglimenti e ricongiungimenti (l’ultimo nel 2021), sono in giro dal 1992, con il nucleo composto da Aaarrrgon e Graf von Beelzebub ancora solido, irremovibile, in piena forma. (altro…)
(BMG) La creatura di Wolfgang, figlio di Eddie Van Halen, continua il suo bellissimo percorso, giungendo a un ottimo terzo album: dieci brani frizzanti, moderni, intensi, veramente coinvolgenti fin dal primo ascolto. Certo, stiamo parlando di un figlio d’arte, ma questo ragazzo – dopo la parentesi nella band del padre – ha iniziato a camminare per conto suo, reinventandosi cantautore, suonando tutto da solo e realizzando musica molto bella, molto personale, senza assolutamente cercare la prevedibile similitudine con il pesante background della sua famiglia. (altro…)