locandinaArcturusUna serata poderosa nel bel mezzo dell’estate.
Ben cinque bands sul palco, con una fantastica maggioranza di lead vocalist femminili (3 bands su 5!).
Embrace of Disharmony, Misteyes e Necroart riscaldano il pubblico. Creano esaltazione. Poi tocca agli storici Opera IX con la nuova cantante -scalza come lo sarà Ics Vortex- e deliziosamente diabolica.
Gli Opera IX, ormai attivi dal 1988 con sei dischi pubblicati hanno un set vasto e la nuova singer interpreta il materiale con energia ed oscura passione. Sicuramente il successore di “Strix – Maledictae in Aeternum” si preannuncia molto interessante: se questa vocalist brutale ed enigmatica offre performances come quella che ho sentito in pezzi quali “Maleventum”, è indubbio che la band italiana ha trovato una nuova linfa… mortale!

Il pubblico comunque attente gli Arcturus. Stiamo parlando di una band storica, leggendaria, enigmatica ed iconica. Oltre a Ics Vortex -noto vocalist e musicista che fu anche membro dei Dimmu Borgir- è la carismatica presenza di Hellhammer che attira orde di blacksters ai concerti di questo progetto a cavallo tra il black e l’avantgarde, tra la terra e lo spazio, passato e futuro. Sverd, il mastermind (che con Hellhammer fu presente anche nel mitico album “Nexus Polaris” dei Covenant) è in forma, allegro come sempre, simpaticissimo da incontrare prima e dopo il concerto presso il banchetto del merch; Sverd questa volta ha voluto esagerare, ed è riuscito a portare la band con un violinista live!
Nella data di Bologna il violinista non c’era, e la sua presenza sul palco di questa nuova data è stata grandiosa regalando quel suono dell’asta sulle corde capace di creare un’atmosfera nuovissima, unica, entusiasmante.

Proprio nel confronto con la data di Bologna del 3 Maggio trovo delle differenze importanti; intanto la qualità del suono e dei singoli musicisti mostruosamente più impattante. Anche Ics canta meglio, è più dentro la sua parte, interpreta con passione i testi. Violino e tastiere creano uno scenario unico. C’è stato l’abbandono della componente scenografica (niente maschere da Arc-nauti) con un maggiore impegno rivolto verso la musica: niente intrattenimento sul palco, pochi (saluti a fine concerto ecc): trovo quindi una band più seria, forse più stanca a causa delle varie date recenti, ma molto più concentrata su una performance musicale che risulta essere di prim’ordine, enfatizzata dalla ormai nota qualità sonora che si riesce a raggiungere al Circolo Colony.

Per il resto… quando questa band è sul palco, che piaccia o meno, il tutto si sintetizza con un “Ciao mondo”: un mondo che lasciamo per pazzeschi viaggi spaziali con direzione la costellazione del Boote, un mondo che finisce perché è difficile trovare qualcosa che superi questo assalto frontale.

Ad essere sincero sto rubando, sto citando l’eclettico gestore del Colony: “Arcturus… boh, mi viene da dire che sono fantastici, poi Hellhammer inizia a suonare la batteria… e ciao mondo…”

(Luca Zakk)

PS: Al banchetto del merch ho chiacchierato con Sverd. Gli ho confessato che ci ho messo un po a capire “Arcturian”: l’ho ascoltato. Non capito. Messo da parte. Ripreso dopo un mese in condizioni mentali appropriate e riascoltato intensamente per arrivare al voto 9,5/10 della recensione.
Mi ha risposto: nemmeno io l’ho capito subito. Ah. Ok.

Vi faccio notare  che “Arcturian” l’ha scritto lui… FANTASTICO!

Foto: Monica Ph