Bevevo una (due…) birre con un amico alcuni giorni fa. Yorick, degli Helreidh. Parole a ruota libera sulla vita, sulla musica, su tutto. Si, divagavamo su argomenti vari. Però ne avevamo uno in sospeso, una sua domanda al quale avevo promesso una risposta alla prima occasione rilassata.

La sua domanda era: “Guardo la lista delle ultime 20 recensioni di un portale di musica. I voti vanno da 60 a 85… che senso ha usare una scala da 1 a 100, usiamone una da 0 a 25 no??? Oppure proprio in questo momento in cui escono milioni di album al giorno sono tutti così mediamente buoni?”

Domanda bastarda.

Domanda subdola.

Ma domanda dannatamente sincera, e schifosamente schietta.

Ha ragione Yorick. Stanno veramente uscendo milioni di dischi buoni? Strano… “Dr Feelgood” ha più di vent’anni. “Powerslave” ne ha una trentina. “Orgasmatron” non è molto più giovane. E “De Mysteriis Dom Sathanas” è talmente vecchio che è cult. Sapete quanti anni hanno “Reign In Blood” e “Master Of Puppets”? “Cruelty and the Beast” e “Enthrone Darkness Triumphant” hanno comunque il loro bel decennio e mezzo. La stessa cosa vale per “Theli” o “Vovin”. Yorick stesso si chiede quando esca “Gutter Ballet”. Peccato sia già uscito, nel 1989.

La lista potrebbe essere infinita. Potrei andare avanti ore. E sarebbe tutta roba con almeno quindici anni.

No.

Non stanno uscendo tanti dischi maledettamente buoni.

Ne stanno uscendo semplicemente tanti. Anzi, troppi.

Cosa devo quindi io rispondere a Yorick?

Prima di tutto che nella mia modesta professionalità ho dato voti alti, ma anche ben al di sotto del 5. Range esteso rispetto all’esempio. Luca 1, Yorick 0.

Ma comunque Yorick è un musicista. Ne saprà più di me: pareggio.

In molti mi rivolgono questa domanda. Me la rivolgono i musicisti, chiedendo la motivazione di un voto ricevuto, me la rivolgono i lettori che non sanno più scegliere tra dieci album tutti con voto medio 7/10 o 8/10.

Personalmente credo che fare un album sia un lavoro immenso. Assurdi scultori che da un blocco di marmo inesistente, scolpiscono un’immagine, non palpabile, che da forma all’aria che respiro tramite onde sonore.

Personalmente godo quando giudico con un voto alto. Un voto alto, quasi sempre, comprende un’autentico divertimento nell’ascolto, un piacere estremo nel fare una delle cose che più mi piacciono: ascoltare musica. Ci sono album che mi trasmettono emozioni, sensazioni, brividi di piacere… e posso solo ringraziare me stesso per essere riuscito a costruire questa mia capacità di valutazione che mi garantisce musica fresca,  quotidiana.

Luca 2, Yorick 1.

Sempre personalmente, soffro come un cane quando mi vedo costretto a dare un voto sotto il 7. Un 6, una semplice sufficienza ad un gruppo di ragazzi che si sono spaccati il culo per creare un album, nella speranza che sia il prossimo grande successo, il loro lascia passare per una vita da sogno: è triste. Davvero mi addolora. Ma è un po’ la legge della natura. C’è chi vince e c’è chi perde. Se tutti vincessero, non ci sarebbe più la spinta in avanti, quello stimolo a far meglio, quello stimolo che ha creato i grandi capolavori della musica, e dell’umanità stessa.

Quindi Yorick ha ragione. Pareggio.

Siamo alla quinta birra, perdiamo il conto del punteggio. Ma il ragionamento continua….

Dunque, come creo il mio giudizio?

Semplice. Prima di tutto valuto la proposta fine a se stessa. La valuto ignorando ciò che è esistito e ciò che esiste. Cerco di valutare la proposta nel suo sub-genere. Se quest’ultimo non è il mio preferito, cerco di immedesimarmi nella testa di coloro che seguono il filone, in fin dei conti scrivo per me, scrivo per la band e scrivo per i loro potenziali fans.

Dal 5 in giù, la band, in questo suo momento artistico, rappresenta braccia rubate all’agricoltura (o altro lavoro dove c’è necessità di braccia forti, giovani, impegnate).

Dal 6 in su, significa che il prodotto è buono, valido, godibile. Almeno per qualcuno.

Questo sposta il problema di Yorick, ma non lo modifica. Il voto della roba ascoltabile spazia comunque tra 6 e 10.

Pertanto, statisticamente, su 50 band recensite possiamo dire che almeno 10 si meritano un 8.

Tutti CD da comprare?

Forse si. Forse no.

Ci sono altri aspetti da tenere in considerazione.

Metalhead, come moltissime altre webzine, sono costituite da semplici appassionati di musica con il pallino della scrittura. Gente come i musicisti ed i lettori, con l’interesse per l’esposizione di concetti, opinioni, idee.  La nostra indipendenza ci offre un vantaggio immenso: nessuno ci obbliga a recensire tutto quello che viene prodotto (anche perché questo vorrebbe dire essere una redazione di almeno 50 persone…).

Libero arbitrio. Gratuito. Nessuno di noi percepisce un compenso. Anzi, spesso regaliamo informazione, rubando tempo alle nostre vite, famiglie, affari.

E questo porta ad un concetto molto semplice: noi ci possiamo permettere il lusso di recensire chi più ci garba. E quando un lavoro viene sottoposto alla redazione, sarà sempre gestito dal redattore più vicino per gusti personali al genere proposto. Se così non fosse, molti dei miei 8 sarebbero 5 o 6, molti degli 8 dei miei colleghi sarebbero dei 4 (io sono molto più drastico, e stronzo).

Infine, noi non siamo il giudizio universale. Anzi. Il giudizio è il pubblico. Quello che compra il CD, che scarica  (anche illegalmente) gli MP3. Il pubblico che va, o che vorrebbe, andare ai concerti.

Con le bands abbiamo un buon rapporto, con le labels pure.  I voti negativi vanno applicati quando serve. Per il resto bisogna usare la testa. Forse un decimo del materiale che mi viene sottoposto rimane stabile nella mia playlist, accrescendo il mio piacere personale quando ho tempo da dedicare alla musica che ascolto per me, e non per tutti voi. Il restante novanta percento lo dimentico. Non mi interessa. E non mi piace. Ma forse un voto buono se l’è preso, per il semplice fatto che devo saper riconoscere quando una label mi ha sottoposto un lavoro che può veramente far divertire una buona quantità di persone. Se dovessi votare solo secondo il mio gusto, alla quinta recensione l’etichetta smetterebbe di mandarmi materiale, recando un danno a me (mi perderei quel decimo di roba valida) e a tutti voi, che vi perdereste un giudizio in più: il mio.

Quello che io scrivo -quello che noi scriviamo- rappresenta la mia -nostra- arte.

Se il musicista si ispira con la vita, con ciò che succede, con ciò che vede, io vengo ispirato da quello che sento. É il musicista che mi trasmette delle sensazioni, che io traduco in parole, per far si che il pubblico, il pubblico del musicista, possa capirne il valore e condividere le mie sensazioni.

Sarei quasi del parere di abolire i voti…

I voti sono stupidi. I voti sono freddi. Sono crudeli. I voti hanno una meccanica, ed una matematica, lontanissima dall’arte, dalla musica, dalla creatività umana.

Un mio 10 può corrispondere al 2 di “un altro”. Un mio 2 potrebbe finire sulla recensione del nuovo “Kill ’em All”. Chi può dirlo? La storia della stampa rock è piena di questi errori grossolani.

Melissa Mills di Rolling Stone nel 1970 scrisse “Se questo gruppo sfonderà, io mi suiciderò”. Stava recensendo il debutto “Very ‘eavy…Very ‘umble” degli Uriah Heep, i quali hanno fatto altri venti e più album. Non mi sembra la Sig.ra Mills abbia mantenuto la promessa, sicuramente si è sbagliata, ma non posso biasimarla.

Sono stato tra i pochi (e primi) a dare un voto molto alto all’ultimo dei Therion. E’ stato bocciato da molti, così come è stata bocciata la scelta commerciale dell’artista. Eppure il disco ha già ripagato le spese e sta generando utile. Ed ha superato il precedente album pubblicato tramite una grossa label.

Dov’è sta la meccanica del voto, la matematica del giudizio, in questo caso?

Questo è un “lavoro” difficile. Ed oggi, con la mostruosa produzione musicale resa possibile anche dalla tecnologia digitale che permette a chiunque di produrre un mp3 da sottoporre alla stampa (sono anche del parere che comunque ci siano fin troppe testate che scrivono le stesse cazzate relativamente allo stesso patetico mp3), è veramente arduo vedere oltre. E’ anche difficile vedere davanti ai propri occhi.

Difficile ma non impossibile.

Ed inizierei da voi tutti.

Leggetele queste cazzo di recensioni!

Ci sarà un motivo per il quale qualcuno perde del tempo per scrivere un testo più o meno lungo parlando di un singolo disco. O no?

Ci sarà ben qualcosa in quel testo. O no?

Sarebbe tutto più facile scrivere solo “ARTISTA-TITOLO-VOTO”.

Sapete quanto tempo libero avrei a disposizione se il mio impegno si riducesse solamente a scrivere ciò che voi vi impegnate a leggere?

La nostra è una forma d’arte. Certo, parassita di un’altra forma d’arte. Ma vi garantisco che noi vogliamo scrivere, dobbiamo scrivere. Un po’ come il musicista vuole suonare, deve suonare. E’ arte espressa. Se non ci fosse la stampa rock, gente come me scriverebbe (e scrive) di altri argomenti, su altri spazi, che sono poi il materiale dei milioni di blog esistenti sulla rete. Senza parlare degli ebook.

Non limitatevi a leggere un numero. E’ troppo freddo, troppo limitato. Se poi questo è il livello di emozione che impegnate nell’ascolto dell’album, allora dovreste anche smettere di sentire la buona musica. Oppure rivolgervi agli “One Direction”, fanno musica pure loro, da voto e basta (0/10, nel caso vogliate il mio giudizio professionale).

Il rock’n’roll è musica, è stile di vita, è pensiero. Ed anche letteratura.

(Luca Zakk)

Luca scrive di tutto da sempre. Non ha tempo, c’ha un sacco di casini, ma adora la musica e la ascolta con devozione, sia essa da 2/10 o da 10/10. E poi…si. Luca ha anche un blog.