I Mortem tornano con un nuovo inno all’oscurità: “Mørketid”. Uscirà il 3 luglio via Peaceville e l’album sarà coposto da otto brani di black metal feroce, inquietante e spesso epico. La band si avvale delle inconfondibili trame tastieristiche di Sverd, della potenza percussiva di Hellhammer e dei feroci ringhi vocali del ritorno di Marius Vold.

I Mortem erano originariamente conosciuti come la cult band norvegese che precedette gli Arcturus. Formati da Marius Vold e Steinar Sverd Johnsen nel 1989, i Mortem furono una delle prime black metal band a emergere in Norvegia, pubblicando il brutale e ricercatissimo demo “Slow Death”, con Euronymous e Dead dei Mayhem rispettivamente nei ruoli di produttore e autore della copertina (oltre alla presenza di Hellhammer alla batteria come session musician). Dopo l’uscita di “Slow Death”, la band si sciolse, mentre i membri proseguirono formando o entrando a far parte di gruppi ormai leggendari come Arcturus e Thorns, entrambi destinati a diventare punti di riferimento della scena black metal e oltre.

Bisognerà aspettare il 2019 per vedere pubblicato il debutto in studio dei Mortem, “Ravnsvart”, con il ritorno della magia delle origini: lo stesso spirito e la stessa brutalità della formazione originale, arricchiti però da nuovi elementi che hanno dato vita a un’opera feroce ma atmosferica e profondamente oscura. Poco dopo seguirà anche una versione completamente ri-registrata e rielaborata dei brani di “Slow Death”.

“Mørketid” è stato registrato presso i Toproom Studio in Norvegia da Børge Finnstad e Kevin Kleiven.

Mortem sono:
Steinar Sverd Johnsen – tastiere (Arcturus, Covenant, Satyricon)
Marius Vold – voce (Stigma Diabolicum, Thorns, Arcturus)
Hellhammer – batteria (Mayhem, Covenant, Arcturus)
Tor R. Stavenes – basso (1349, Svart Lotus, Den Saakaldte)
Jamie Stinson – chitarre (Covenant, Dimmu Borgir)

“Mørketid”:

Mørketid [06:04]

The Mighty Odious [04:43]

Skyggeånd [07:34]

​Blodvassen grunn [05:44]

Aftermath [04:09]

Den sanne Gud [05:22]

​Mørkets Ormebol [05:52]

​Ditt ødes ære [05:10]