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MOX CRISTADORO – “Route 69 – Il 1969 A 33 Giri” (Libro)

by on Ago.19, 2019, under METALSIDE

(Tsunami Edizioni) Ci sono due cose in questo libro: il 1969 e la passione. Il fatto divertente è che nessuno dei personaggi coinvolti (l’autore, ma anche Enzo Gentile e Matteo Guarnaccia, ovvero rispettivamente gli autori della prefazione e della piacevolmente strafatta copertina, degna di qualche trip di Dave Brock) c’era. Mox Cristadoro, ex roadie, musicista fai da te, radiofonico affermato, scrittore e collezionista di musica (in particolare vinili) rock… nel 1969 non c’era. O meglio, nel 1969 è nato… ma francamente dubito che lui conservi memoria di qualsivoglia album sia uscito in quell’anno. Mox non può ricordare l’atterraggio sulla luna, non era in prima fila (e nemmeno nelle retrovie o backstage) di Woodstock, non era in business class nel primo volo del Concorde e, secondo me, nemmeno ha potuto leggere sui giornali degli interessanti fatti relativi alle esuberanti azioni del sig. Charles Manson.

Secondo me, Credo Mox non ricorda nemmeno il 1970, manco il ’71 o il ’72… era troppo piccolo… e sicuramente nemmeno si ricorda dei mitici fatti del 1973… come la prima telefonata con un telefono cellulare o l’arrivo al mondo di… chi scrive! No, Mox non c’era, non era sicuramente un adulto cosciente, era pure ad una vita dalla pubertà, non sognava ancora festini a base di LSD e l’altro sesso, ma nel 1969 è indubbiamente arrivato al mondo, quindi ha un senso immenso il fatto che lui, tramite una incontrollabile passione, decida di celebrare il suo anno di nascita raccogliendo in un bellissimo libro tutte le cose più fiche successe in quei dodici mesi… in campo musicale!

Era la fine degli anni ’60, alle porte del nuovo decennio, giravano droghe, il sesso era disinibito, nascevano mode e si affermava in maniera indelebile il rock, con particolari divagazioni progressive. Mox cattura quell’anno, toglie le pallose recensioni come questa, fa sparire i dati statistici, azzera i tecnicismi da noiosa enciclopedia e farcisce il volume con emozionanti, passionali, suggestive e personalissime descrizioni di una quantità di dischi impressionanti, divisi per nazione e, sia lodato il vostro dio, messi pure in ordine alfabetico!

Eravamo prima del metal, erano gli albori del rock che conosciamo oggi, le distinzioni dei sotto generi erano molto remote… c’erano comunque look bizzarri, le prime vere diavolerie per creare effetti da applicare agli strumenti e le copertine dei dischi (che trovate a colori nella sezione centrale del volume) iniziavano ad andare oltre il perbenismo, mostrando cose strane, capigliature lunghe, titoli contro corrente e colori pazzeschi.

In questo libro vengono descritti album e artisti con una ampiezza di spettro pazzesca! Troverete Lucio Battisti, Adriano Celentano, Mina e Pooh… ma poi saltellando attorno al globo leggerete di questi Trùbroth (ammettetelo, non sapete chi siano e da dove arrivino), vengono elogiate le capacità sublimi degli Ekseption, non mancano i The Beatles, i Bee Gees, David Bowie e nemmeno i Deep Puple o i Led Zeppelin (tanto per restare nel tema principale di questo portale). Jethro Tull? Presenti! The Doors? Ovvio! Bob Dylan? E ci mancherebbe! E c’è pure quella vecchia volpe di Carlos Santana!

Mancano Simon & Garfunkel perché non fecero un disco nel 1969… mancano gli Hawkwind perché si formarono alla fine di quell’anno e debuttarono nel ’70… ma -bastardissimo e rompicoglioni come sempre- c’è l’unico vero dio immortale: Ian Willis… quello che tutti voi conoscono nella sua successiva incarnazione terrena: Lemmy! Il libro, ovviamente, non dimentica “Escalator”, l’unico disco dei favolosi Sam Gopal con Lemmy alla voce… prima di milioni di sigarette, ettolitri di superalcolici, prima degli Hawkwind, prima dei Motörhead.

Un libro, comunque, è sempre una sorgente di informazioni infinita. A volte è fonte di conferme (leggi cose che sai, esposte magari da un altro punto di vista interessante), a volte divulga fatti a te sconosciuti, facendoti capire, apprendere, imparare. Ecco, in quel mitico anno una band americana chiamata Coven, fondata dal bassista Oz Osborne, pubblicò un disco intitolato “Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls”, con palesi contenuti occulti o satanici, completo di foto della cantante nuda sopra un altare, vittima di qualche rito sacrificale, circondata da santoni con tuniche e croci rovesciate. L’album fu poi ritirato dal mercato per mano della stessa casa discografica impensierita per le potenziali ripercussioni a livello di immagine. Il primo album di questo album dal sapore di stregoneria si intitolava “Black Sabbath”, mentre l’ultimo si intitolava “Satanic Mass”… e di metal o black metal non c’aveva proprio un accidente!

(Luca Zakk)

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