coparcandia(Autoproduzione) Bei tempi, quando il power fantasy dominava il mondo del metal! Per chi, come me, si è formato musicalmente in quell’epoca dopo, a circa metà degli anni ’90, Rhapsody, Blind Guardian, Thy Majestie restano ancora degli importanti punti di riferimento, e i loro concept, che oggi magari fanno sorridere qualcuno, stimolavano sinceramente quel senso dell’epico che molti hanno dentro. Accolgo quindi con grande interesse il progetto Arcandia, creato dal polistrumentista siciliano Antonio Pantano, che si richiama a quel sound integrandolo con una dimensione cinematografica molto scoperta, e non disdegna inoltre riferimenti più o meno criptici alla saga di Game of Thrones (nelle foto promozionali, il nostro assomiglia decisamente a John Snow!). Il disco, a prevalenza strumentale ma con intermezzi parlati da una celebre voce della BBC, Peter Baker, si presenta quindi con un concept fantasy con tanto di mappa e storia da seguire sul booklet. Nell’edizione in mio possesso, con 4 bonustracks, i pezzi in scaletta sono addirittura 18: la maggior parte brevi, con un paio di episodi che sfiorano però gli otto minuti. Il fascino da soundtrack del sound, mai pacchiano o eccessivamente barocco, è evidente già da “Hymn to the Brave”: tornano subito in mente Luca Turilli e gli Stratovarius più iperbolici, ma Pantano ha certamente la sua personalità come musicista. “Icy Tempest (The epic Frost)”, che non si risparmia qualche passaggio shred, ha un respiro epico e magniloquente, esaltato dal passaggio parlato; vira verso lidi neoclassici “Heroes of the mighty Castle”, con rumori di battaglia che si sovrappongono alle sfuriate di chitarra e batteria. “Ancient Folks of the North” ha un tono più leggero, ballabile, con influssi celtici; meravigliosa la medieval ballad “Elvish Woods”, che non avrebbe affatto stonato in un film come “Excalibur”. “Escape from the Frost” riecheggia addirittura il famoso ‘tarantella style’ turilliano, ma il brano non offre soltanto velocità perché ha dei sontuosi passaggi sinfonici. La chiave per la comprensione del disco e dell’intera operazione è però “Majestic Wind of the Northlands”, otto minuti che riassumono tutti gli elementi del sound, con una lenta partenza sinfonica, partizioni acustiche, grandi momenti epici e un po’ di chitarre in libertà. Più che un disco metal (e chi lo giudicherà così lo criticherà certamente), questa è la colonna sonora di un film fantasy: osservata sotto quest’ottica, “Arcandia” è praticamente perfetta.

(René Urkus) Voto: 8/10