(Magnetic Eye Records) Nella lunga serie di tribute proposti negli ultimi anni dalla Magnetic Records c’è stato nell’appena trascorso 2025 anche spazio per due tribute ai Nine In Nails. Nello specifico un Best Of e il succitato tributo all’album più importante realizzato da Trent Reznor, “The Downward Spiral”. È il secondo album dei NIN, pubblicato l’8 marzo del 1994 e rappresenta nelle intenzioni dell’autore, la descrizione dell’uomo che entra in una spirale discendente (appunto il titolo dell’album) che culmina verso l’autodistruzione. Valido, supremo esempio di elettronica e industrial, new wave e non solo, Reznor registrò al 10050 Cielo Drive di Beverly Hills, la casa nella quale la Famiglia Manson compì un massacro ben noto. “The Downward Spiral Redux” potrebbe ricordare parzialmente quanto lo stesso Trent Reznor compì con “Further Down the Spiral”, ovvero il remix dello stesso album che lo ripropose sotto una luce diversa ma altrettanto incline alla logica strutturale e sonora dell’originale. A questo tribute contribuiscono quattordici artisti che portano i pezzi a un livello industrial ed elettro-metal in maniera convincente. Per quanto tributare un album possa sembrare un esercizio fine a sé stesso, certi crocevia di stile generazionali, come “The Downward Spiral”, dimostrano come la scena musicale abbia assorbito certi classici e farli propri. È lampante come alcuni pezzi rielaborati svelino il punto di partenza e l’ispirazione originaria, evidenziando come altri abbiano successivamente attinto da certe sonorità. “March of the Pigs” ripresa dai Sandrider, fa quasi pensare che tra di loro file militassero gli Slipknot! Infine, giunti alla conclusiva “Hurt”, si ha l’impressione di avere assistito a qualcosa di concreto. Del resto alcune riletture sono davvero stravolgenti, come “Closer” ripresa dai Daevar, ma non è l’unico caso. Un tribute sovversivo quanto ciò da cui trae origine.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10