
(Fireflash Records / Edel) A quasi cinque anni di distanza dal meraviglioso Death Revival, tornano gli ellenici Abyssus, in formazione rimaneggiata, visto l’ingresso in line up del bassista Manolis Skoularakos e del chitarrista Constantine Jajas. Ciò che non cambia è invece lo stile proposto dalla band ateniese, ossia un death metal decisamente old school, in ossequio a formazioni che hanno reso grande la scena statunitense come Obituary, primi Death, Autopsy e Massacre, con qualche spruzzata della scena inglese, in omaggio a Bolt Thrower e Benediction. Il particolare che risalta maggiormente è la voce di Kostas Analytis, una sorta di ringhio rabbioso in stile John Tardy, ma con una timbrica simile a quella di Dave Ingram, con una tonalità insolitamente alta considerando il genere, eppure più adatta a esso di quanto possa sembrare. La tonalità scelta permette infatti di enfatizzare la profondità delle chitarre, loro sì estremamente crunchy, basse e fangose. L’opener “The Meaning Of Pain” è un compendio del miglior death di stampo statunitense: velocità altissime, break, rallentamenti, ripartenze, assoli laceranti… l’opener perfetta per un album del genere. “Out Of Reach” è sinuosa, strisciante, con quel riffing incalzante di scuola Monstrosity, al quale si contrappone “Asphyxiation”, decisamente più diretta e thrashy, il punto d’incontro tra il death puro e il thrash di Slayer e Celtic Frost che ha contribuito a crearlo. “Destined To Die” è il brano che preferisco in assoluto, dal riff portante preso in prestito dai Deicide di “When Satan Rules His World”, una parte centrale più groovy e il finale che richiama un po’ i Sepultura di “Arise”. Una band che si dimostra essere un’autentica forza della natura, in grado di sfornare schegge di violenza nichilista come “Await The Final Call”, due minuti di furia inaudita, ma anche capace di essere pesante e articolata, come nella lunga e sulfurea “Trapped In Purgatory”, dove i nostri flirtano con partiture doom prima del massacro finale. Un album da avere per ogni amante del death più viscerale e old school.
(Matteo Piotto) Voto: 9,5/10




