(Nuclear Blast) Dopo l’ottimo “Tsar”, Victor Smolski e la sua band con tre (!) cantanti tornano in pista per un nuovo disco a tematiche storiche, stavolta dedicato a storie sanguinose riguardanti re e regni del passato. Rispetto al debut c’è stato un piccolo ma percepibile ‘appesantimento’ delle sonorità, che restano però sempre ficcanti già dopo un paio di ascolti. Tosta ma allo stesso tempo melodica “Regicide”, dedicata alla morte del re inglese Enrico VIII; Victor sceglie per chitarre un suono molto pieno e pesante, che rende, come si diceva, più aggressivo il wall of sound. Arrembante “Children of the sacred Path”, e piace pure l’atmosfera trionfale di “Hail to the King”, dedicata a un regicidio nello Sri Lanka di 1500 anni fa. Alcuni brani, come “Losing my Mind”, hanno un indovinato approccio moderno, muscolare e allo stesso tempo orecchiabile (grazie soprattutto alle tastiere a cascata); ottimo il refrain di “Kingdom of the Blind”, mentre forse la cosa peggiore del disco è la spenta e canonica ballad “Last Farewell”, a dimostrare che gli Almanac funzionano meglio quando spingono sull’acceleratore. Con il brio di “Red Flag” si chiude un disco non supera il debutto, ma certamente si pone sulla stessa buona scia, e varia anche qualche soluzione, inserendo un chitarrone in più per un coro operistico in meno.

(René Urkus) Voto: 7,5/10