(Century Media) Inutile negarlo, gli Arch Enemy sono una bands controversa. C’è chi li odia. C’è chi li odia a partire dalla fuoriuscita di Johan Liiva e la conseguente decisione di avere una frontwoman. Poi c’è chi li odia dall’avvento della chioma blu della bella Alissa White-Gluz. Inoltre la band è ‘da notizia’, è visibile, è da rotocalchi… quindi in qualche modo sempre in contrasto con i puristi del death metal, melodico o meno, genere che ha sempre avuto tra gli attori gente brutta, sporca, cattiva, gente dalle pessime reputazioni… oppure gente in qualche modo riservata e decisamente oscura. Gli Arch Enemy mandano un tantino a fare in culo tutto questo: non solo sono appariscenti, in qualche modo modaioli ed iper visibili (tradotto: Alissa White-Gluz è una gran… insomma la donna dei sogni di MOLTI)… ma si fanno pure prendere dall’onda del mercato odierno e, sicuramente attirando odio ma anche sostanziosi profitti, buttano fuori un album di cover! La cosa molto particolare è la scelta dei brani! Una band death metal sulla cresta dell’onda, con al microfono una che attira e rizza a prescindere (dai fans della band ai maniaci sessuali, con tutto quello che sta in mezzo), il minimo che può fare è suonare cover di qualcosa in linea con la propria produzione. Ma gli Arch Enemy continuano a fregarsene e sparano ben 24 brani nei quali le vittime della cover, portate all’estremo, non sono Death, Slayer, Benediction, Dark Tranquillity (e un altro centinaio di nomi a caso)… ma Tears For Fears, Pretty Maids, Mike Oldfield (!), Judas Priest, Scorpions, Europe, Queensrÿche, Manowar, Megadeth, Iron Maiden… più qualche altro gruppo punk storico. E pure i Carcass (tanto per smentire quanto scritto sopra!). Mossa commerciale? Senza dubbio. Tappa buchi in attesa del successore di “Will To Power”? Certamente. Ma, indubbiamente, un ascolto divertente e decisamente feroce!

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10