(Century Media) C’è poco da fare: Alissa White-Gluz è una donna meravigliosa e vanta una voce stupenda. Nonostante abbia una voce (clean) sensuale (tanto da aver in fatto da guest a band come i Nightwish), è il growl estremo il territorio dove ama scatenarsi e questo suo secondo album in line up con gli Arch Enemy trova tutto lo spazio che desidera per manifestare quell’oscurità interiore circondata da una figura femminile attraente. Io non ho mai veramente seguito questa band, pertanto ascolto e ‘giudico’ il nuovo lavoro con purezza, valutando l’album fine a se stesso, un album comunque concepito da una band in circolazione da più di vent’anni. No credo, comunque, sarò l’unico ad iniziare quasi da zero; la storia va avanti, ci sono i giovani, quelli nati ieri e che indossano magliette dei primi album degli Iron Maiden o Slayer… ed io mi chiedo: questi ragazzi, come si affacceranno al nuovo album di una band che debuttò ben prima della loro nascita? E noi, abbiamo ancora la capacità di valutare un’opera senza confrontare con ciò che fu e che appartiene comunque al passato? “Will To Power” mi esalta. Intanto la performance vocale di Alissa è stupenda. Non solo per il suo tagliente growl, ma pure quando si esibisce nel clean (su “Reason To Believe”) è una palese dimostrazione di classe, sensualità, violenza e dote artistica. Musicalmente il death degli svedesi è sempre melodico, incisivo, ricco di fill e teorie compositive piene di svolte, tanto che ci sono momenti nei quali chitarre e keys portano gli argomenti verso lidi virtuosi, un po’ neoclassici, un po’ barocchi. L’intenso livello tecnico, le coinvolgenti melodie e la potenza vocale, il tutto esaltato da una produzione poderosa, non si perdono in tecnicismi fini a se stessi, ma si concentrano per esaltare canzoni che sanno essere catchy, identificabili e personali. Per esempio “The World Is Yours” è scatenata, con un’ottima chitarra ed un refrain magnetico. Stupenda “The Eagle Flies Alone”, un main riff epico che unisce il death melodico nordico con certe idee sviluppate un tempo dagli Stratovarius. Tetra ed incisiva “First Day In Hell”, death melodico che ingloba il power metal su “Dreams Of Retribution”. Massacrante e veloce “The Race”. Ottimo disco! “Will To Power” campa da solo. Che conosciate o meno, apprezziate o meno la decina di album precedenti, ha senso prendere il nuovo lavoro come album a se stante, l’album dove la singer è finalmente installata in maniera definitiva… e dove si scatena la new entry Jeff Loomis, ex Nevermore. Una line up di cavalli di razza, un album micidiale, cattivo, melodico, ricco di groove e con una energia negativa e rabbiosa assolutamente elettrizzante!

(Luca Zakk) Voto: 8/10

(Century Media) A titolo puramente personale, affermo che Amott ha avuto da dire con la chitarra molto di più con “Necroticism…” nei Carcass che in tutte le sue altre apparizioni. Nei Carcass contribuì a creare un sound certamente possente, melodico anche (“Swansong”, pur dsenza di lui), ma dannatamente piatto. Michael Amott, ha poi preso con gli Arch Enemy una piega fin troppo scontata. No? Resta il fatto che lui è uno dei personaggi più versatili e dal curriculum più importante della scena metal. Fa riflettere come ci siano più divergenze di opinioni tra i fan sugli ultimi quattro album degli Arch Enemy che sulla svolta dei Metallica! Lo swedish sound ha già detto tutto oppure no? Gli Arch Enemy tirano ancora per le lunghe qualcosa che At The Gates, In Flames, Dark Tranquillity e tutti gli altri, Arch Enemy compresi, hanno già espresso? Difficile rispondere e poi ognuno avrebbe una risposta, ma riconosco a “Will to Power” un valore melodico abbastanza importante. Nel 2014 Angela Gossow viene estromessa, si fa per dire, da Alissa White-Gluz e su cambi del genere certi gruppi rischiano di impantanarsi. All’epoca la band non aveva ancora dato segnale di un nuovo “Rise of the Tyrant”, cito il primo che mi viene in mente, e Alissa fu salutata dai più come l’unica novità di un “War Eternal” che seminò perplessità. La ragazza ci ha saputo fare con il suo make up. In “Will to Power” gli Arch Enemy suonano per davvero e in modo concreto. Suoni puliti e non esageratamente laccati, nonostante siano svedesi. Lassù sono i ‘perfettini’ del suono. Un album di metal svedese non sgarra mai di un millimetro in fatto di ordine, chiarezza e pulizia. Uno degli Arch Enemy neppure di un micron. Penso che la sostanza della musica degli Arch Enemy sia sempre la stessa, lo è direttamente proporzionale alla loro capacità di sviluppare i pezzi e le melodie. Oggigiorno la differenza tra le band a volte è nella capacità di sapere scrivere canzoni. Alcune ne sono capaci, altre meno. Gli Arch Enemy sanno scrivere canzoni e reputo “Will to Power” una conferma di questa asserzione. Tuttavia “A Fight I Must Win” e “The Eagle Flies Alone” ne sono la controprova, oppure la conferma, per quanto sono scontate e per come si abusi nella scelta della disposizione degli assoli e nella forma del ritornello. La forma delle cose in una canzone degli Arch Enemy è sempre lo stesso brodo. Alla fine è un heavy metal con pomposità e scatti melodic death metal (ma già ‘death’ è una grossa concessione) che produrrà il solito risultato, ovvero riflessioni sulle capacità vocali della White-Gluz (poco discutibili, sia chiaro) e quanto questo “Will to Power” riporti la band al di sopra di quanto espresso nel precedente “War Eternal” o di altri criticati lavori. Gli Arch Enemy smuovono folle, attirano gente sotto i palchi e con ragione. Forse certi entusiasmi a volte sono ingiustificati, ma credo che chi va sotto quel palco ci vada soprattutto per le canzoni che questo album ha.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10