
(ROAR) Attivi da oltre vent’anni, ma con una carriera discografica iniziata seriamente nel 2020, i norvegesi Course of Fate sono stati paragonati a band quali Queensrÿche, Pink Floyd, Dream Theater, Soen e Pain of Salvation, con due dischi — precedenti a questo — che la stampa ha accostato a capolavori come “Operation: Mindcrime”, “Scenes from a Memory” e perfino “The Wall”. Eppure, ascoltando e riascoltando “Behind the Eclipse”, non posso certo dare torto a qualsivoglia collega autore dei suddetti paragoni; mi sembra però assurdo che nessuno paragoni i Course of Fate ai Depressive Age (redivivi?)! Quel metal progressivo, a tratti più estremo, più rabbioso. “Behind the Eclipse” sa essere meravigliosamente heavy per i riferimenti di cui sopra, tanto da celare un’istigazione all’headbanging tra arrangiamenti contorti e progressioni esaltanti. La suggestiva intro “Memories” conduce nel mondo della lunghissima title track: un brano potente e tuonante, capace di mescolare tecnicismi e atmosfere con un impeto travolgente. “Sky Is Falling” è esattamente il pezzo che mi ha fatto citare i Depressive Age, mentre “So It Goes” offre forse quelle progressioni tipiche della band di Petrucci e Myung. Drammatica e rabbiosa, oltre che ricca di dettagli virtuosi, è “Acolyte”; aggressiva “Hiding From The Light”, brano che spinge le linee vocali verso il growl, regala cambi tematici geniali e offre anche un bellissimo assolo di basso. Intima e struggente “Don’t Close Your Eyes”, prima della conclusiva e teatrale “Neverwhere”. Un disco brillante anche nell’impenetrabile oscurità dei testi, cantati dalla voce versatile e potente di Eivind Gunnesen… uno dei tasselli che sicuramente avvicinano i norvegesi alla band tedesca citata. Le linee di basso di Torstein Haakafoss sono granitiche, le chitarre decisamente graffianti ma avvolgenti nei momenti più intimi. “Behind the Eclipse” mette a confronto e contrappone luce e tenebre, è un corpo a corpo spesso pericoloso che svela segreti, lascia intuire risposte senza mai consegnarle del tutto, ipotizzando sentieri non comuni, spesso tanto scomodi quanto inevitabili: perché, dopotutto, la luce non è altro che una tregua dalla morsa dell’oscurità; eppure le tenebre, in fondo, non esistono veramente, poiché non sono altro che una diversa concezione della luce, semplicemente una diversa intensità di ciò che genera luminosità.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




