(Adirondack Black Mass) I Calvana hanno da sempre tenuto nascosta la propria identità e l’unica cosa su di loro che è trapelata è la provenienza dei singoli, allocabile tra Prato e Firenze. La band è al terzo album nell’arco di sei anni e ancora una volta sotto il segno di un black metal alla vecchia maniera, con pesante oscurità e blast beat copiosi, affiancati da riff reiterati, ossessivi e senza troppe articolazioni. Al contempo emergono anche parti rallentate nelle quali la band mostra un atto quasi depressive o comunque con toni dimessi. Nella sostanza i Calvana suonano con un sincero atteggiamento raw, grezzo, volto allo stile primevo del genere. I brani non sembrano avere una chissà quale struttura o principio di inizio, sviluppo e fine. Questo aspetto in fin dei conti potrebbe essere considerato molto black metal, dal punto di vista concettuale. L’appassionato puro del genere, forse non guarderebbe a certi passaggi quasi improvvisati presenti in “Sub Janus”, favorendo un apprezzamento compensativo ai suoni che rendono l’atmosfera fredda e ferale.
(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10




