
(Autoproduzione) Quarto album e quarta lezione di death metal brutale, lacerante, spietato eppure melodico da parte dei belgi Carnation, provenienti da Anversa, ma musicalmente devoti a quella scena svedese che ha dato i natali a formazioni come Entombed, Grave, Dismember e altre discendenti da esse, come Bloodbath e Vomitory, con qualche conseguente richiamo alla scuola statunitense rappresentata da Cannibal Corpse e Skeletal Remains. Le chitarre mantengono quindi il classico suono a motosega prodotto dal distorsore Boss HM2 e i riff sono chirurgici, lancinanti, pericolosamente taglienti, come il genere comanda; ma i Carnation non si limitano a scimmiottare le band sopra citate, dimostrando di avere idee vincenti e una capacità tecnica sufficiente per metterle in atto. A brani devastanti ma tradizionali come l’ottima opener “Blackmouth” si affiancano ora soluzioni insolite ma non per questo meno efficaci; “Kingdom Of Dreams”, ad esempio, alterna sfuriate a stacchi rallentati, maggiormente ‘stompy’ e ricchi di groove, mentre nell’epica “Twisted Visions” fanno capolino partiture in tremolo tipicamente black su un tappeto classicamente death. La sicurezza nei propri mezzi porta la formazione belga a osare cose mai provate prima, come “Legacy Of The Forefathers”, brano dalla durata di quasi dodici minuti, cosa piuttosto rara da sentire in un album death metal. Il brano in questione ha alcune evidenti velleità progressive, tra parti atmosferiche, accelerazioni brutali, fasi soliste prolungate e spoken words, con una forte componente melodica. Un disco che mette in mostra una progressione notevole rispetto al passato, senza per questo venire meno alle proprie radici death.
(Matteo Piotto) Voto: 8/10




