(King Volume Records / Blues Funeral Recordings) The Rat Queen è Riley Pinkerton, voce e chitarra ritmica, e guida questa formazione che pubblica un nuovo album dalle tinte opache ma vibranti. Con il chitarrista The Count, cioè Franco Vittore, e The Plague Doctor, Charley Ruddell al basso, infine il batterista The All-Seeing Druid, Joshua Strmic, armano il loro sound di un doom dai toni occult in ampi momenti dell’album, nonché con episodi sludge e anche heavy. Queste atmosfere dei Castle Rat sono decadenti, a volte pesanti, sempre malinconiche e addirittura oniriche in alcuni casi, impersonano tematiche che arrivano da ere medievali. Un buon pretesto questo per inserire spunti folk. Tematiche che poi non sono altro che raffigurazioni allegoriche dei nostri tempi. Dopo avere inciso un album che ha avuto un certo successo nelle classifiche di streaming, “Into The Realm” del 2019, pubblicano “The Bestiary”, preceduto da una campagna di finanziamento online di un certo successo. “The Bestiary” pur arrivando da una dimensione remota, arcana, è ammiccante ai sensi dell’ascoltatore. L’album è un susseguirsi degli stili citati, attraverso un andamento che si rivela fluente e concreto. In questo clima grigio emergono picchi di pathos e porzioni sonore di altri tempi e si assiste a una band che lascia lievitare le proprie esecuzioni con gli strumenti che raggiungono dei climax trascinanti oppure solenni. Su tutti c’è quello di “Sun Song”. I Castle Rat suonano con decisione, mischiando intensità e impatto con passaggi dilatati dalle melodie immediate. Sanno giocare con le sfumature, con le intenzioni melodiche, il tutto valorizzato dalla produzione di Randall Dunn (Sunn O))), Wolves In The Throne Room, Björk). “The Bestiary” è un luogo nel quale avvengono più cose, con una tradizione trasposta da altre epoche, arrivando a noi più matura e affascinante del previsto.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10