(Noise Appeal Records) Nel secondo cerchio dell’Inferno della Divina Commedia, Dante Alighieri descrive l’ingresso in una zona dominata da una “aura nera”: un’atmosfera cupa, carica di buio e tempesta. Un vento oscuro, come il peccato, e incessante: una punizione per i lussuriosi. Le anime sono trascinate senza tregua da una bufera violenta, proprio come in vita furono travolte dalla passione; un vento fuori controllo, come essi, in vita, erano incapaci di dominare i propri impulsi. È lo scenario perfetto per questo dark industrial-pop super tetro, molto elettronico ed estremamente inquietante: il progetto di Christian Fuchs (Fetish 69, Bunny Lake, Black Palms Orchestra). Dieci brani, vari ospiti, tra questi Berit Gilma (una media artist nominata ai Grammy), Medina Rekic e altri, oltre a ben due versioni della title track, per addentrarsi ancor più nel profondo di questo inferno dantesco che è la nostra stessa esistenza. Pulsazioni elettrostatiche portentose con la opener “Survival Diary pt. 2”, tetra e graffiante “Minus Man” con l’aggressiva voce di Sonja dei Baits. Trascinante e irresistibile “Ghost in a Machine” (feat. Berit Gilma). Chitarre metal annegate dentro una tempesta elettronica con “Snake Charmer” (feat. Berit Gilma), dannatamente ottantiano l’electro rock di “White Line Fever” (feat. Medina Rekic). Anche “I Will be Gone” (feat. Medina Rekic) rilascia una sulfurea essenza anni ’80; atmosferica e misteriosa “No Life in Outer Space” (feat. Dead Richy Gein), sognante e ancor più tetra “Mater Insomnia” (feat. Medina Rekic). Chitarre pesanti che giocano con un’elettronica tetra, girovagando nei meandri sonori di band quali Nine Inch Nails, Ministry e Godflesh, pur esaltando una forma di dark wave più profonda e introspettiva, scavando nel profondo della psiche umana.

(Luca Zakk) Voto: 9/10