(Vidfare Productions / NoEvDia / The AJNA Offensive ) Mortuus. Ovvero Daniel Rostén. Anche noto come Arioch. Sto parlando dell’entità dietro la one man band Funeral Mist. Sto parlando niente meno che del front man dei Marduk! Mortuus stava lavorando da un po’ di tempo a del materiale, a delle idee, senza tuttavia trovare lo sfogo naturale che queste idee pretendevano. Ci degli stati d’animo, dei momenti della vita che necessitano di particolari suoni, come se la musica stessa fosse -e lo è- la colonna sonora delle nostre esistenze. Mortuus non è riuscito a trovare quel che gli serviva per accompagnare una certa fase della sua vita e, pertanto, ha deciso di arrangiarsi… dopotutto lui è un musicista! Domjord è l’opposto di tutto quello per il quale l’artista è famoso: è la negazione di ogni sua forma artistica, ogni suo concerto, ogni sua impostazione musicale finora nota. Domjord è pura ed assoluta introspezione. Brani lunghi, ambientali, completamente elettronici, ricchi di melodia, di oscurità, di malinconia digitalizzata in una nuova forma di esperienza. Una dimensione sonora dark ambient che vaga libera tra le foreste di Lustre e lo scenario surreale di Twin Peaks, tra il dungeon synth di Mortiis, l’epoca synth di Burzum ed un minimalismo musicale espresso con sublime complessità sonora. “Fornblod” è marziale, immensamente tetra, un ‘antico sangue’ che incrocia appunto Angelo Badalamenti con un dungeon inquietante dal sapore siderale. La lunga title track (‘spore’, ndr) è più vibrante, più incalzante, un ambient provocante, ossessivo ed ipnotico con una teoria melodica che si abbandona a labirinti onirici. “Avgrund” (‘abisso’, ndr) sfiora profondità funeree per poi esaltare suoni cupi ma brillanti, concitati anche se infinitamente narcotici. Isterismo con “Ande” (‘spirito’, ndr): esaltazione, incombenza, stimolo, sfida, prima della lunghissima conclusiva “Natt” (‘notte’, ndr), la quale ritorna con prepotenza e qualità al dungeon synth. Album da assaporare, dal quale farsi trasportare lontano. Un viaggio all’interno della mente, tra lo spirituale ed il virtuale, tra il reale e l’immaginario, tra il terreno ed il cosmico.

(Luca Zakk) Voto: 9/10