
(Svart Records) Debuttarono con “Lichtvrees” nel 2021: erano un duo femminile di black metal estremo, molto estremo. Il tempo passa, la band si evolve, se ne va la cantante, la batterista prende il microfono (senza mollare le pelli!) e coinvolge due maschietti: il connazionale P. alla chitarra (Peter Myatezhnik) e l’italiano R. al basso (Riccardo Subasi). Con questa nuova linfa vitale, nuova rabbia e nuova violenza sonora nasce l’album omonimo, sempre pubblicato per mano della mitica etichetta finlandese. Black metal olandese ed efferato, ma anche capace di intensa melodia, come l’ottima “The Black Flame” dimostra. I mid-tempo non mancano e pezzi come “These Wounds Never Healed” sono quelli che intensificano l’oscurità che aleggia su tutto il disco, un album che sfida la morte, accettandola ma anche deridendola ogni volta che essa non riesce a piantare gli artigli nella nostra fragile carne umana. È la leader e frontwoman I. ad avere questa visione: la morte che ti chiama, la morte che ti vuole, scatenando nei tuoi sentimenti pura felicità anziché terrore o ansia; una visione che lei stessa descrive dichiarando di provare un vero desiderio di morte, tanto che, se questa arrivasse ora, andrebbe tutto bene: c’è un senso di pace, perché non esiste paura; la vita non spaventa mentre è la morte ad essere la vera forza trainante. È questa tetra visione, questo oscuro sentimento, che le linee vocali e i riff di “Doodswens” sanno trasmettere. Con infinita potenza. Con infernale brutalità.
(Luca Zakk) Voto: 7,5/10




