(AFM) Al sesto album e con la AFM, un esordio nell’etichetta tedesca per la band svedese nata come una realtà power metal che col tempo ha ammorbidito il sound, passando al melodic metal pur con nette influenze power. Colpisce il cantante Nils Molin, il quale in alcuni frangenti del suo lavoro il suo timbro sembra toccare le vette di Ronnie James Dio. Evitando paragoni eccessivi, Molin esprime qualcosa di più di un buon lavoro. I suoi ritornelli poi sono sempre calzanti. Al contrario la musica ha delle oscillazioni, certamente le sfumature power aumentano il coinvolgimento nell’ascolto, mentre la natura hard rock e modern metal è discontinua nella resa. Resta però il fatto che l’album offre alcune canzoni più o meno formidabili, come “The Grey” e “My Darkest Our”, altre un po’ dimesse (come lo stile Nightwish di “In the Arms of a Devil”), non brutte eppure non dal senso compiuto come altre. Nell’opener “Breath With Me” i Dynazty si lanciano in tagli orchestrali, ottenendo così un debole symphonic power metal; tuttavia la band non segue affatto questo schema e anzi, nell’ultima sezione dell’album i pezzi sembrano addirittura avulsi dal power. “Firesign” resta un lavoro con momenti coinvolgenti che non riesce però a essere completo in ogni sua parte. Tuttavia a volte è il riff memorabile, il ritornello, insomma il particolare a far passare la canzone del caso. “Firesign” è la conferma che il modo di suonare il metal di oggi, vive mischiando alcune sue diverse identità per manifestare la propria appartenenza alla modernità.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10