(Avantgarde Music) Melodie dolci, evocative, atmosferiche, melodie che dipingono la natura forse nella sua stagione più suggestiva. E anche i riff violenti, supportati da un drumming furibondo, nascondono un’intensità poetica nella progressione degli accordi. Natura, atmosfera, poesia, suggestione, percezione sensoriale, una bellezza paradisiaca poi annientata dal dolore immenso delle linee vocali, rabbiose, strazianti, sofferenti. Profonde. Tutte caratteristiche note, presenti in ogni album della band della Val di Susa… ma cosa rende “Autumn Embrace” così particolare, così iconico? Il black. Un black che va ancora più nel profondo, ancora più dentro l’essenza, verso le radici, verso quell’espressività artistica guidata unicamente da istinti naturali, da regole primordiali, da ritmi antichi, una dimensione che oggi riesce a manifestarsi solo nei meandri selvaggi dei boschi, quelli meno accessibili, più remoti, lontani da leggi umane, teatro di un concerto di suoni ipnotici, di odori seducenti, di colori impattanti… questi ultimi resi opera maestra dalla stagione che accompagna verso il silenzio del sonno, verso un’ennesima fine, verso l’anteprima dell’ennesima esplosiva rinascita. Con suoni potenti, profondi e avvolgenti, esaltati da mix e master a firma di Øystein Garnes Brun (Borknagar), i sette brani regalano sostanziose emozioni. “Nowhere” anticipa l’autunno e la sua forza resta ben definita anche ascoltando questo brano ora, alla vigilia dell’imminente primavera. Lacerante e maestosa “Oblivion Cave”, con quei momenti introspettivi nei quali gli arpeggi diventano il capolettera di avvincenti pagine di black di pregiata fattura. La furia degli elementi della title track riesce a racchiudere un nucleo di pura profondità espressiva, “Woods of Lost Souls” è furia prima, delicatezza poi, anche grazie alle clean vocals; c’è immensa malinconia in “Miss You”, altro brano con parentesi di clean vocals sfruttate in maniera ottimale e con alta resa. ”Sweet Autumn of Decadence” forse riassume l’intera magia del disco, mentre la conclusiva ”Forest Breath” in qualche modo accompagna con un’ancestrale forma di delicatezza verso l’epilogo, verso l’abbraccio di un autunno che va scemando, per lasciarci cadere dentro il torpore del freddo, il sonno del letargo, il silenzio delle nevi, sognando quel dolce risveglio, ambendo alla prossima rinascita, trascinati dal ritmo delicato ma impetuoso del ciclo della natura, della vita stessa.

(Luca Zakk) Voto: 10/10