(Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group) Sono fermamente convinto che, se fossero nati negli anni ’80, ora parleremmo dei Firesky come di una band in grado di riempire gli stadi europei e americani, per non parlare di quelli giapponesi, dove ancor oggi generi come hard rock e AOR hanno un grande appeal. In realtà, la band nasce nel 2025 come studio project del batterista degli Imperium, il finlandese Mika Brushane, coadiuvato dal cantante italiano Davide Merletto, attualmente in forza ai Lace ed ex Planethard, dal chitarrista Samuli Federley e dal bassista Time Schleifer, entrambi provenienti dai Mirka Rantanen’s Circus Of Rock. Completa la formazione il tastierista e produttore Saal Richmond degli In-Side. Stilisticamente ci troviamo di fronte a un lavoro di hard rock/AOR di stampo ottantiano, fortemente ispirato ai grandi nomi del genere, dai Foreigner ai Toto, passando per Def Leppard e Journey, quindi caratterizzato da arrangiamenti eleganti, dove le tastiere dettano le melodie portanti alla pari delle chitarre, graffianti e potenti in fase ritmica, decisamente ispirate nei virtuosismi solisti, mentre basso e batteria costruiscono linee solide e pulsanti, tecnicamente perfette e mai invadenti. Un album che ci riporta nei gloriosi eighties, e basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica per venire catapultati in un’arena rock a fare air guitar sotto il palco durante la poderosa e incalzante “Chasing The Dawn”, oppure visualizzare centinaia di accendini ad illuminare la location mentre le tastiere e le chitarre acustiche eseguono la dolce ballad “One Last Time”, caratterizzata da un grandissimo assolo di chitarra che inizialmente ricorda vagamente quello di “Bed Of Roses” dei Bon Jovi. “Stone In Time” contiene il tipico ritornello che, una volta entrato in testa, non esce più dalla mente nemmeno dopo una lobotomia. “Together” fonde alla perfezione riff dei migliori Def Leppard, un solo di chitarra strabiliante, figlio del Neal Schon più ispirato, e una delle migliori prove dietro al microfono di Davide Merletto. La conclusiva “I Am Fire” è potente, diretta, un pugno in faccia, una botta di energia incommensurabile, ideale punto esclamativo in fondo a un lavoro che può essere messo accanto alle discografie di Europe, Foreigner, Def Leppard e altri grandi del genere senza nessun timore reverenziale.

(Matteo Piotto) Voto: 9/10