(AFM) Come è cambiato, negli anni, il sound dei Firewind! Ho seguito la band di Gus G agli inizi, quando si dedicava a un power granitico e serrato (il mio disco preferito resta sempre “Forged by Fire”), ma poi l’ho lasciata andare negli anni, quando ha virato verso un hard rock/melodic meno nelle mie corde. Il nono full-length rappresenta una sfida e una ripartenza (non a caso non ha un titolo proprio), in quanto Gus ha perso sia Bob Katsonis che Henning Basse, sostituito (più che degnamente, a parere di chi scrive) da Herbie Langhans. “Welcome to the Empire” è il benvenuto all’ascolto: un brano dal piglio drammatico, che mette bene in evidenza le ottime doti vocali di Herbie , troppo tempo impiegato in una band buona ma di seconda fascia come i Seventh Avenue. Hard rock ruggente e graffiante, sullo stile di Mat Sinner o degli ultimi Masterplan, per “Rising Fire”; martellante la tostissima “Break away”, mentre ha una solennità alla Jorn Lande solista “Orbitual Sunrise”, più dura nei suoni di chitarra. “Longing to know you” è una ballatona dai toni malmsteeniani; ci si volge a un melodic metal di taglio nordeuropeo, fra chitarre serrate e un buon contrappunto di tastiere, in “Overdrive”. Ritornello possente per “All my Life”, si chiude poi con l’aggressività maggiore del disco in “Kill the Pain”. Un disco ruggente, privo di filler, per un nuovo percorso che si preannuncia radioso.

(René Urkus) Voto: 8/10