
(Century Media Records / Sony Music) Misteriosi e tetri, i portoghesi Gaerea celebrano il decimo anno di attività con il quinto disco, che ti annienta, ti travolge… in modi diversi. Il loro sound cresce, evolve, continua a muoversi dentro tenebre impenetrabili, ma la loro radice post-black ora si arricchisce, diventa tanto più crudele quanto più melodica, più atmosferica oltre che immensamente più inquietante, anche se largamente più fruibile. La differenza principale è una concezione molto più elaborata delle parti cantate, molto curate, ricche di ritornelli, con la voce che ama offrire variazioni di stile e abbracciare un clean vocal molto moderno, a tratti pure troppo moderno, visto che fa capolino pure un non proprio gradito autotune. L’equilibrio fra tutti questi componenti, comunque, riesce a funzionare, mettendo insieme brani che offrono un indubbio piacere d’ascolto. Minacciosa e capace di intraprendere sentieri contorti, “Luminary”, “Submerged” inizia a mostrare dei ‘nuovi’ Gaerea: momenti di pianoforte, voce clean delicata… ma anche la conferma della capacità di essere teatrali e drammatici. Più graffiante “Hellbound”, intensa e nuovamente teatrale “Uncontrolled”. Introspettiva “Cyclone”, brano con un ottimo crescendo di aggressività. La parentesi dark synth (con voce femminile) “LBRNTH” accresce l’atmosfera generale dell’album, conducendo alla disperata “Nomad”, prima della conclusiva “Stardust”, pezzo che trasmette un forte senso di malinconia, sia nella prima parte moderna e soft sia nella continuazione più estrema, verso un interessante finale. Da un punto di vista, i puristi potrebbero storcere il naso, in quanto il sound estremo delle origini sta scomparendo o si sta addolcendo, cosa che sembra coincidere con l’evoluzione dei contratti discografici, dall’indiana e underground Transcending Obscurity Records delle origini, via via crescendo, passando per Season of Mist fino all’attuale Century Media; ma dall’altro lato della medaglia c’è la crescita artistica: i Gaerea di oggi non hanno cambiato genere, non sono passati dal puro black al palese pop, hanno semplicemente evoluto mostruosamente il sound, restando fedeli all’oscurità che li contraddistingue, ma offrendo qualcosa di più vasto, meno settoriale, capace di attirare un pubblico più inclusivo. Questo fa storcere il naso ai vecchi fan? Forse. Ma è una storia nota, una storia che si ripete, già scritta da innumerevoli gruppi anche di fama mondiale. “Loss” è un ottimo disco, molto ben curato, ricco di dettagli, potente e, in un modo o nell’altro, ancora meravigliosamente tetro e, nonostante tutto, ancora dannatamente passionale.
(Luca Zakk) Voto: 7,5/10




