(Les Acteurs de L’Ombre Productions) Secondo disco per questa band francese, che concentra la sua attenzione sulla storia delle miniere di carbone della loro zona, il nord della Francia, tanto che il moniker pare fosse il nome dei bambini che un tempo venivano mandati a lavorare in questi siti. “Euch’Mau Noir bis” non è proprio un nuovo disco nel senso stretto del termine, ma una nuova versione del loro debutto del 2024, all’epoca uscito in forma indipendente, ora curato dalla florida Les Acteurs de l’Ombre Productions, etichetta molto sensibile e capace di scovare nella scena nazionale perle di black metal veramente eccellenti. Il black dei Galibot è prepotente, rocambolesco, quasi sempre ansiogeno, incalzante, quasi a mettere in musica un senso di asfissia, quella letale mancanza d’aria nel profondo tetro di queste antiche miniere che hanno causato più morti che benefici, come nel caso della catastrofe di Courrières del 1906 (descritta con furia nel brano “Courrières”), nella quale morirono oltre mille minatori, la maggior parte adolescenti. Con due voci, maschile e femminile (quest’ultima principalmente in growl), e due ottime chitarre, i Galibot sono una di quelle band da tenere d’occhio; il loro black è viscerale, molto tradizionale ma con un tocco di personalità tale da renderlo riconoscibile e quasi capace di sfuggire a quell’aura tradizionale che altrimenti sembra dominare il sound. Con questa consacrazione del primo disco, ora ben registrato, ben prodotto e ben promosso (esce anche in vinile in edizione limitata in due colori!), i Galibot – nati come trio in studio – sono ora un quintetto che sta guardando al prossimo passo da compiere: uscire dallo studio per andare ad incendiare i palcoscenici!

(Luca Zakk) Voto: 8/10