
(Wild Kingdom Records) Credeteci o no, ma gli svedesi Glorious Bankrobbers sono in giro da una vita, dalla metà degli anni ’80, tra le prime band in patria a puntare sullo sleaze rock con il loro disco omonimo del 1984 e il successico “Dynamite Sex Doze” del 1989. Nonostante essere finiti, all’epoca, su MTV, la band per vari motivi non andò avanti nel modo giusto, non riuscì a cavalcare quell’onda super esplosiva del glam/sleaze della seconda metà degli anni ’80 (basti pensare, come esempio, che il loro secondo disco uscì lo stesso anno di “Dr. Feelgood” dei Mötley Crüe). Da quegli anni, cambi di line-up, cantante che va, cantante che viene, un batterista deceduto… insomma, i soliti casini. Eppure, negli anni 2000, qualche disco è uscito, nel 2007… e poi salto in avanti verso la reunion, con dischi nel ’23, nel ’24… fino a questo nuovo “Intruder”, il quale sembra infischiarsene del tempo che passa, della modernità, di qualsivoglia sound sembri andare di moda oggi, tanto che questo disco è sleaze compatibile con gli anni ’80, con gli anni ’90; c’è un tocco di modernità, certo, ma l’essenza è grezza, è diretta, è disinibita. La title track in apertura è deliziosamente selvaggia, “We can go Higher” è incalzante, “Rollin’ in Hollywood” è un inno… a partire dal maledetto titolo! “Rabbit Hole” è troppo corta ma ti gasa, “Come Rain Come Shine” è troppo sdolcinato… ma forse no. Oscura “Black Jonas”, grintosa “Ready for the Good Times”, introspettiva la bellissima “Down”. Band scatenata con “Vampire” e “You Let the Devil In”, prima dell’epilogo composto dall’intensa ballad “Jane” e dall’incontenibile boogie di un’esplosiva “Starstriped Western Boots”. Meno famosi, ma comunque sono quelli che hanno aperto la strada ad acts più recenti, Hardcore Superstar in primis: e dopo tutti questi anni, eccoli ancora qui, con un nuovo disco, immensamente classico per nascere oggi, spudoratamente intelligente in modo da non suonare troppo antico e fuori moda, “Intruder”, non c’è dubbio, ha tiro, ha energia, picchia duro… è un cuore che batte spingendo dentro a vene che pulsano, èp passione che brucia, è uno stile musicale che non conosce il tramonto, che ripudia la morte, che esige l’immortalità, che ambisce all’eternità
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




