(Avantgarde Music) Dissonanti. Sperimentali. Maledettamente sulfurei. Una galassia di atmosfere estremamente inospitali. Il black metal degli italiani Gorrch non è per tutti. Anzi, forse è per pochi, pochi eletti, pochi devoti, poche menti brillanti nella loro nebbiosa visione di un mondo che sta crollando sotto il suo stesso peso. Il loro sound impenetrabile, denso e tossico viene alimentato da quell’aura di mistero che aleggia attorno al duo: nascosti dietro la loro tetra immagine, poche e selezionate esibizioni dal vivo, l’atteggiamento perfetto per questo black caotico, privo d’aria, privo di speranza, privo di vita. Gli accordi di “Nimbus” sono dissonanti e penetrano la psiche, mentre un background corale crea inquietudine. Cinica “Vorago”, ma esaltante, con un perverso tocco etnico; il muro del suono di “Larv” lascia emergere le linee vocali laceranti, cosa che succede anche su una isterica “Crypt”, la quale tuttavia offre degli spiragli in ambito doom. Ben definita e suggestiva la linea vocale (in italiano) sulla furibonda “Angor”, prima della conclusiva “Phlegma”, traccia che lascia trapelare ipotesi melodiche dentro quel turbinio di tensione sonora destabilizzante. Sei corposi brani che generano un senso di asfissia, di ansia, di claustrofobia. Un disco per intenditori. Un disco che dovrebbe essere pubblicato con una corposa lista di controindicazioni: ve l’ho detto, “Stillamentum” è per una ristretta cerchia di selezionati, i quali non rientrano nella vasta gamma di precauzioni d’uso. Questa nicchia di individui potrà scoprire, in questi 40 minuti scarsi, nuovi e innovativi sentieri verso abissi ancor più profondi, ancor più inospitali, ancor più dolorosi.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10