
(Purity Through Fire) Gli svedesi Greve giungono al terzo lavoro, dimostrando di essere fermamente convinti della loro idea di un black leggermente sinfonico, ricco di melodia, tuttavia capace di crudeltà e di una certa dose di aggressività. Hanno sicuramente aggiustato il tiro dal primo “Nordarikets Strid”, con la voce gelida dell’ex membro Lik (Balwezo Westijiz, Bekëth Nexëhmü), e pure dal secondo “Föllo af Svavel, Lifvets Dimridå”, il quale era forse un po’ più epico, diventando ora più pieni, più complessi, più ricchi di groove e più dannatamente diretti e coinvolgenti. Tornando alla voce, se agli inizi c’era Lik (il quale comunque ha scritto quasi tutti i testi di questo nuovo disco), sul precedente disco cantavano sia il mastermind Swartadauþuz che Korgath (ovvero Tomas Bergström dei Myhrding), mentre in questo lavoro la line-up sembra essere tornata al duo Swartadauþuz/Korgath: non c’è più il batterista Juhos (Coldflesh, Secrets), ma vengono accreditati gli ospiti J.H. alle pelli e Sortilege (Gygath e Secrets) all’ottimo basso. Ma è sempre Swartadauþuz il direttore d’orchestra (ha curato anche la copertina!), con il suo gusto per i suoni antichi e la sua vasta esperienza derivante dagli innumerevoli progetti nei quali è coinvolto o dei quali è l’unico attore (Azelisassath, Balwezo Westijiz, Gnipahålan, Muvitium, Trolldom, Tyranni, ecc.). Incisiva e piena di melodia “Livets Fjätter Brista”, ma sono brani come “Nektar av Dödens Gift” che esaltano in modo travolgente! Riff di matrice viking, rocamboleschi, potenti, epici, con linee vocali selvagge, parentesi atmosferiche riflessive: il tutto celebrato anche da un minimale ma efficace assolo di chitarra, prima di un finale dal gusto leggendario. Più contorta “En Sista Färd”, specie nell’alternanza tra melodie cristalline e riff sulfurei. Possente la furia trasmessa da “Vingar…”, scatenata, pulsante e avvincente la title track. Un disco suonato egregiamente e mixato ancora meglio, tanto che linee di basso così ben definite innalzano notevolmente la resa globale. Un black metal che dipinge scenari vasti, molto atmosferico anche dentro la densità brutale dei suoni incisivi, dei riff maligni e del drumming prepotente. Un black che fa sognare in nero, che materializza gelide distese sconfinate, popolate da demoni, infestate da spiriti, difese da paladini che si collocano a metà strada tra elementi della natura e divinità appartenenti a un culto ancestrale. Un black metal per anime fredde, per lupi solitari, per individui che sanno apprezzare il glaciale profumo di una notte che mai verrà disturbata dal tepore dell’alba.
(Luca Zakk) Voto: 8,5/10




