
(Dusktone) In circolazione da più di trent’anni, gli italiani Handful of Hate sono stati prolifici nel tempo, dando la natalità a ben sette album prima di questo nuovo lavoro, il quale vede la luce dopo un tempo molto lungo dal precedente “Adversus”: ben sette anni! Un tempo lungo, durante il quale la band toscana si è caricata di odio e di furia, tanto che “Soulless Abominations” risulta efferato, violento, veloce, travolgente, quasi riportando il gruppo di Nicola Bianchi all’aggressività cieca dei primi lavori, quelli usciti nel florido finale degli anni ’90. Odio? Certo… basta la opener “Libera Me” per confermare che il sound degli Handful of Hate è perfettamente in linea con il moniker. Cinica e perversa “Worlds Below”, brano con arrangiamenti di chitarra e basso tutt’altro che ovvi. “Gall Feeder” non prende prigionieri: micidiale il groove della favolosa “Winter March”. C’è isterismo deviato su “Age of Infamy (Grown in Starvation)”, complessa e introspettiva “Different – Distant – Apart”. In chiusura una spietata “Skinless Salvation” e una decisamente oscura “Where Sanctity Rots”. Un album micidiale, un album furibondo, un album che vanta fantasia e tecnica di alto livello. Sulla scia implacabile di nomi noti quali Marduk, Dark Funeral, Nordjevel e Watain, la band italiana inizia un nuovo ciclo vitale: dopo sette dischi e dopo questi sette anni, ecco un nuovo immenso inizio, un nuovo diabolico inizio, un passo importante verso una visibilità più ampia, ben oltre i confini del tuttavia florido underground.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




